allarme in polonia

Dopo il vertice Trump-Zelensky, la Russia scatena il maxi-raid: 13 morti, uccise intere famiglie

Varsavia fa decollare i caccia dopo il ritrovamento di un oggetto non identificato vicino al confine

Dopo il vertice Trump-Zelensky, la Russia scatena il maxi-raid: 13 morti, uccise intere famiglie

Almeno 13 morti, diversi bambini fra le vittime, decine di feriti e danni ad abitazioni, scuole, mercati e infrastrutture civili. Nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio 2026, la Russia ha lanciato uno dei più estesi attacchi aerei delle ultime settimane contro l’Ucraina, raggiungendo la capitale Kiev, la città occidentale di Leopoli e numerose regioni lontane dalla linea del fronte.

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mosca ha impiegato più di 70 missili, molti dei quali balistici, e oltre 280 droni d’attacco. Kiev sostiene di avere abbattuto più di 260 velivoli senza pilota e diversi missili da crociera, ma numerosi vettori sono riusciti a superare le difese. Il bilancio è ancora provvisorio e potrebbe cambiare con il proseguimento delle operazioni di soccorso.

Famiglie uccise nelle loro case

La tragedia più grave è stata segnalata nella regione di Dnipropetrovsk. A Radushne, un missile balistico ha distrutto l’abitazione di una famiglia, uccidendo i genitori e tre figli. Altri due bambini sono stati estratti vivi dalle macerie, secondo la ricostruzione fornita da Zelensky.

Nell’area di Kryvyi Rih, città natale del presidente ucraino, un missile balistico Iskander-M avrebbe invece colpito direttamente una casa privata nella quale viveva una famiglia numerosa. Sono morte sei persone, tra cui due bambine di 5 e 12 anni, mentre altre otto sono rimaste ferite. Le autorità locali sostengono che il missile sia stato lanciato dalla regione russa di Voronezh.

Una persona è morta anche nella regione di Poltava, dove è stato colpito un magazzino. Un terminale della società postale Nova Poshta è stato danneggiato nello stesso attacco.

Missili balistici su Kiev

Nella capitale le prime esplosioni sono state avvertite poco dopo l’una di notte, seguite da una seconda ondata prima delle quattro. Un uomo di 31 anni è morto e altre due persone sono rimaste ferite.

I bombardamenti e la caduta dei detriti hanno provocato incendi nei distretti di Sviatoshynskyi e Obolon. Sono stati danneggiati edifici residenziali, automobili, magazzini, un garage, un mercato e il conosciuto mercato dei libri di Pochaina. Migliaia di persone hanno trascorso parte della notte nelle stazioni della metropolitana, utilizzate come rifugi antiaerei.

Nella regione di Kiev, cinque persone, tra cui un minorenne e due donne, sono rimaste ferite nel distretto di Brovary. Tre abitazioni hanno riportato danni.

Leopoli colpita vicino al confine polacco

Particolarmente pesante anche l’attacco contro Leopoli, nell’Ucraina occidentale, a circa 70 chilometri dalla frontiera con la Polonia.

Due edifici residenziali sono stati direttamente coinvolti e almeno 30 persone sono rimaste ferite, compresi alcuni bambini. Più di 20 palazzi, una scuola e due asili hanno riportato danni. I soccorritori hanno lavorato tra le macerie alla ricerca di eventuali persone intrappolate.

L’estensione geografica dell’offensiva è stata molto ampia. Zelensky ha indicato tra le aree attaccate anche Kharkiv, Mykolaiv, Sumy, Vinnytsia, Cherkasy, Ivano-Frankivsk e diverse località delle regioni di Kiev, Leopoli, Dnipro e Poltava.

La Polonia fa decollare i caccia

La vicinanza degli attacchi al confine ha spinto la Polonia, membro della Nato e dell’Unione europea, a far decollare i propri caccia e un velivolo per l’allerta radar.

Le difese aeree terrestri e i sistemi di sorveglianza polacchi sono stati portati al massimo livello operativo. Nella provincia di Lublino, vicino al villaggio di Tarnawa-Kolonia, è stato inoltre individuato un cratere con frammenti appartenenti a un oggetto ancora non identificato.

Le autorità polacche non hanno stabilito se si trattasse di un missile, di un drone o di un componente precipitato durante le intercettazioni.

Mosca: “Colpiti obiettivi militari”

Il ministero della Difesa russo ha confermato di avere condotto un “attacco massiccio”, sostenendo però di avere preso di mira soltanto aeroporti militari, industrie della difesa, centri di telecomunicazione e strutture logistiche.

Mosca afferma inoltre di avere colpito tre navi cargo: una nel porto di Yuzhny e due nelle acque a est e a sud di Odessa. Secondo la versione russa, le imbarcazioni trasportavano armi e materiale militare destinato all’Ucraina.

L’attacco dopo l’incontro con Trump

Il maxi-raid è arrivato poche ore dopo il ritorno di Zelensky dagli Stati Uniti, dove martedì 28 luglio aveva incontrato alla Casa Bianca il presidente Donald Trump.

Durante il colloquio, Trump avrebbe accettato di procedere con le licenze necessarie per consentire all’Ucraina di produrre intercettori per i sistemi Patriot. Kiev chiede però anche forniture immediate: secondo Zelensky, le scorte ucraine di missili intercettori sono quasi esaurite e la produzione su licenza potrebbe richiedere anni prima di raggiungere volumi significativi.

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Mercoledì sera il presidente ucraino aveva avvertito pubblicamente che la Russia stava preparando un attacco su larga scala e aveva invitato la popolazione a non ignorare gli allarmi antiaerei.

Dopo i bombardamenti, Zelensky è tornato a chiedere agli alleati, in particolare agli Stati Uniti e ai Paesi che dispongono di missili Patriot, di accelerare le consegne. La notte del 30 luglio ha mostrato ancora una volta il punto più fragile della difesa ucraina: i missili balistici, molto più difficili da intercettare rispetto ai droni e ai vettori da crociera.

La risposta ucraina in territorio russo

Parallelamente, l’Ucraina ha proseguito gli attacchi in profondità contro infrastrutture russe. Droni ucraini hanno colpito depositi del gruppo di commercio online Wildberries nelle città di Penza e Sarapul.

A Penza una persona è rimasta ferita e circa 200 lavoratori sono stati evacuati. Nei giorni precedenti Kiev aveva inoltre rivendicato attacchi contro due grandi raffinerie russe, a Ryazan e nella regione di Perm, parte della strategia finalizzata a ridurre gli introiti energetici e le capacità logistiche di Mosca. La Russia sostiene di avere abbattuto 258 droni durante la notte, conteggio che comprende anche i territori ucraini occupati.