Economia
condizionatori, ma non solo

Riscaldamento, luce, auto, coprifuoco: cosa può comportare l'austerity per gli italiani

Se la guerra dovesse proseguire ancora (e le sanzioni alla Russia fossero inasprite) potremmo dover tornare indietro al 1973.

Riscaldamento, luce, auto, coprifuoco: cosa può comportare l'austerity per gli italiani
Economia 10 Aprile 2022 ore 09:50

La frase di Draghi "volete in condizionatore acceso o la pace?"  è già diventata iconica. E il Governo ha già preso un provvedimento in tal senso: da maggio a marzo 2023 negli uffici pubblici le temperature si abbasseranno di un grado in inverno e si alzeranno di uno in estate. Ma potrebbe non essere la sola richiesta di sacrifici agli italiani. Anche per i privati.

Non solo termosifoni e condizionatore: cosa significa l'austerity

Chiamatelo come volete: austerity se volete essere più "crudi", risparmio energetico se invece vi sentite più eco-friendly. La sostanza però cambia poco: dovremo abituarci a usare meno energia elettrica e gas, e molto probabilmente anche la benzina e il gasolio. Se l'Italia (e l'intera Europa) smetterà di importare gas e petrolio dalla Russia, le conseguenze le vivremo sulla nostra pelle tutti i giorni.

Gli uffici pubblici

La prima misura è già stata introdotta.  La norma prevede che le temperature in inverno non debbano superare i 19 gradi centigradi (con un +2 di tolleranza) nel periodo invernale, uno in meno rispetto all'attuale.
In estate, invece, i condizionatori erano impostati tra i 24 e i 26 gradi: quest'anno,  invece, andranno tra i 25 e i 27.

Per il momento il provvedimento riguarda solo il settore pubblico (con l'esclusione di ospedali e case di cura), ma non è detto che non investa in futuro anche il privato.

Cosa potrebbe succedere: l'energia

E' stato calcolato che abbassare le temperature di un grado nelle nostre case permetterebbe di risparmiare un miliardo di metri cubi sui 29 che importiamo dalla Russia. E il Governo potrebbe anche arrivare a chiedere questo sacrificio per il prossimo inverno (oramai i riscaldamenti si stanno spegnendo quasi ovunque).

Ma se le sanzioni si allargheranno all'energia e al petrolio, anche le misure potrebbero cambiare anche per i privati.

A febbraio alcuni Comuni hanno spento le luci per protesta: non si trattava della guerra, ma del caro bollette. Ogni anno, poi, la manifestazione "M'illumino di meno" - avviata nel 2005 - ci insegna che è possibile consumare meno elettricità e "sopravvivere" lo stesso. E così non è un'ipotesi così peregrina pensare che i sindaci decidano di ridurre il numero dei lampioni accesi e le ore di illuminazione. E anche nei condomini si potrebbe ridurre l'orario di accensione delle parti comuni. Per quanto riguarda le abitazioni private, invece, sarebbe già cosa buona e giusta intervenire con piccoli accorgimenti per risparmiare (anche soltanto per le nostre tasche).

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 La benzina

Dal punto di vista della benzina siamo meno dipendenti dalla Russia: l'Italia compra da Mosca circa il 10% del petrolio importato, e anche su questo aspetto potrebbe cadere l'embargo dell'Europa.

Il problema interesserebbe maggiormente altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda il diesel. La prospettiva del razionamento è vista come probabile da molti analisti internazionali, ma in questo caso non è pensabile che ci siano norme imposte. Anche se le scorte sarebbero inferiori e gioco forza bisognerebbe fare dei ragionamenti.

Le uniche misure possibili potrebbero essere la riduzione dei limiti di velocità e l'introduzione delle domeniche a piedi, per limitare l'uso delle auto.

Il precedente del 1973

Uno scenario che difficilmente pensavamo di vivere e che ricorda qualcosa che chi era già grande all'inizio degli anni Settanta ha già visto. Era l'autunno del 1973 e andava in scena la guerra dello Yon Kiuppur, che vedeva contrapposti Israele e il mondo arabo. L'Occidente appoggiò (come ora fa con l'Ucraina) Israele e l'Opec quadruplicò il prezzo del petrolio, che passo a dodici dollari al barile (magari oggi fosse così...).

Inevitabile fu procedere a misure drastiche, che partirono in inverno e durarono sino all'estate dell'anno seguente. Alla guida del Governo c'era Mariano Rumor, che in televisione spiegò:

"Siamo entrando in un inverno difficile".

Furono introdotte le domeniche a piedi e abbassati i limiti di velocità (120 all'ora in autostrada). I benzinai restarono chiusi dalle 12 del sabato sino al lunedì mattina e le città ridussero l'illuminazione del 40%. Gli uffici pubblici anticiparono la chiusura alle 17.30 e i negozi alle 19. I locali notturni invece dovevano chiudere alle 23. Insomma, un po' come abbiamo sperimentato durante il coprifuoco dovuto alla pandemia Covid.

La speranza di tutti  è - ca va sans dir - non vivere più un momento del genere.

 

 

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