Economia
Cosa succede nel 2023

Pensioni, verso il ripristino della Legge Fornero da gennaio: ecco cosa cambia

A fine anno scade infatti Quota 102: il centrodestra pensa alla "Opzione Tutti", ma tra benzina, energia, gas, inflazione e lavoro, non è detto che il nuovo Governo riesca a intervenire entro i prossimi due mesi.

Pensioni, verso il ripristino della Legge Fornero da gennaio: ecco cosa cambia
Economia 20 Ottobre 2022 ore 10:39

La data spartiacque è quella dell'1 gennaio 2022. Senza una riforma delle pensioni, infatti, l'Italia tornerà alla Legge Fornero. A fine anno scade infatti Quota 102 e in assenza di un intervento a modificare la situazione si tornerà alla tanto bistrattata norma prevista dal ministro del Governo Monti.

Pensioni: dal 2023 torna la Legge Fornero?

I tempi sono molto stretti e tra benzina, energia, gas, inflazione e lavoro, non è detto che il Governo abbia la possibilità di intervenire da qui alla fine dell'anno per modificare le cose. E dunque, nello scenario più "statico", l'eventualità di un ritorno alla Legge Fornero c'è.

Cosa vuol dire? Che nel 2023 si potrà andare in pensione a 67 anni di età e 20 anni di contributi oppure dopo 42 anni e dieci mesi di contribuzione (un anno in meno per le donne).

Successivamente, come sanno tutti, la Legge Fornero fu superata da Quota 100, che prevedeva la possibilità di andare in pensione in presenza di due requisiti: 62 anni di età anagrafica e almeno 38 anni di anzianità contributiva. Si era poi arrivati a Quota 102, con l'innalzamento dell'età anagrafica a 64 anni.

La scelta "Opzione Tutti"

Il nuovo Governo di centrodestra, però, ha sempre osteggiato la riforma di Elsa Fornero e dunque è lecito attendersi una misura per evitare il ritorno. Secondo le ultime indiscrezioni, Giorgia Meloni guarderebbe con occhio favorevole a quella che in queste ore sta venendo definita "Opzione Tutti".

Non ci sarebbe nulla di nuovo, in verità, ma si tratterebbe dell'allargamento a tutti di "Opzione Donna", che permette di andare in pensione già a 58 anni, ma accettando una decurtazione dell'assegno sino al 30%.

Un'opzione che sinora non ha particolarmente convinto, dato che solo il 25% della platea femminile in età ha scelto di aderirvi. E che non convince neppure i sindacati. Prova ne sono le parole di contrarierà espresse dal segretario Cgil Maurizio Landini, che ha definito impensabile l'idea di ridurre in maniera così impattante gli assegni di pensione.

 L'idea Quota 41

Ma "Opzione Tutti" non è la sola alternativa sul tavolo di Giorgia Meloni. C'è anche  Quota 41 e più a spingere in questa direzione c'è  la Lega. Il meccanismo invocato da Matteo Salvini vorrebbe l'accesso alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età. Ma le simulazioni dicono che l'impatto economico sarebbe molto importante, costando all'incirca 5 miliardi l'anno. Una soluzione ci sarebbe, con l'introduzione di una fascia d'età, al momento non definita in attesa dei calcoli dell'Inps.

Sempre all'interno del Centrodestra, Forza Italia sarebbe più orientata invece verso Quota 104, rimodulando l'attuale sistema.

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