Economia
dal 15 ottobre scatta l'obbligo

Green pass al lavoro: quando l'azienda può chiedere i danni al lavoratore che non ce l'ha

Confindustria elenca una serie di casi in cui le imprese potrebbero rivalersi sui dipendenti.

Green pass al lavoro: quando l'azienda può chiedere i danni al lavoratore che non ce l'ha
Economia 10 Ottobre 2021 ore 18:39

Il Green pass sarà obbligatorio sul posto di lavoro (sia pubblico sia privato) da venerdì 15 ottobre. Si è fatto molto discutere tra gli aspetti operativi delle sanzioni per i lavoratori (con sospensione dell'impiego e dello stipendio sin dal primo giorno di assenza, ma non i licenziamento) e per le imprese (che per omesso controllo rischiano  multe da 600 a 1.500 euro), ma sinora nessuno ha affrontato un tema che potrebbe essere a breve centrale: quando l'azienda può chiedere i danni al lavoratore che è sprovvisto di certificazione verde?

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Green pass al lavoro: quando l'azienda può chiedere i danni al lavoratore  

Non c'è al momento alcuna norma che disciplini la questione - che ovviamente poi diventerà materia di ricorsi e cause legali, nel caso - ma Confindustria in una nota dal titolo "L'estensione del Green pass al lavoro privato" pubblicata a fine settembre, elenca alcuni casi particolari. Perché in effetti nell'operatività e nell'organizzazione di un'azienda ci sono mansioni che difficilmente possono essere sostituire in quattro e quattr'otto e che se restassero scoperte cagionerebbero un danno piuttosto importante.

"È evidente che ogni comportamento che dovesse recare danno all’impresa, incidendo negativamente sull’organizzazione o sulla possibilità per l’azienda di far fronte ai propri obblighi contrattuali, legittima in ogni caso la reazione aziendale sul piano della richiesta del risarcimento dei danni", recita la nota dell'associazione degli industriali.

LEGGI QUI LA NOTA INTEGRALE DI CONFINDUSTRIA

Quali sono i casi?

La nota poi prosegue con l'elenco di alcune situazioni che potrebbero rientrare in questa categoria e dare quindi adito a una possibile richiesta da parte dell'azienda di risarcimento danni.

Nello specifico si parla di:

  • lavoratore adibito a mansioni per la tutela della sicurezza (es. nucleo antincendio, impianti a rischio di incidente rilevante, nucleo per la gestione dell’emergenza);
  • lavoratore specializzato impegnato in appalti/commesse/ordini per le quali è essenziale la sua specializzazione/presenza (magari con attività legata al possesso di permesso, autorizzazione, licenza, etc.);
  • lavoratore impegnato in trasferta che non può partire;
  • lavoratore da assumere/assunto in edilizia per lo specifico appalto;
  • a causa dell’impossibilità di conoscere la durata della validità del certificato, impossibilità per l’impresa di programmare lavori, sostituzioni, trasferte;
  • difficoltà di organizzare l’attività con personale sostitutivo (es. contratti a termine, somministrazione);
  • lavoratori adibiti a servizi pubblici essenziali (rapporto con la normativa speciale);
  • ritardo nell’adempimento verso il committente (con risarcimento danni per ritardo o per effetti indiretti – blocco o ritardi altre attività);
  • programmazione di lavori a lungo termine (organizzazione lavori in Paesi lontani) o interventi d’emergenza.

Cosa succede senza Green pass

Il lavoratore che sprovvisto di Green pass non si reca al lavoro, viene considerato assente ingiustificato e fin dal primo giorno di assenza avrà lo stipendio sospeso anche nel pubblico (all'inizio si era parlato di cinque giorni). Nessuna conseguenza disciplinare però: il lavoratore avrà diritto alla conservazione del posto di lavoro. Nelle aziende con meno di 15 dipendenti sarà comunque possibile sostituire temporaneamente chi è senza certificato.  

Chi si accolla i costi?

Non c'è al momento un'indicazione, anche se nella maggior parte dei casi sarà il singolo lavoratore a doversi fare carico degli eventuali tamponi in caso non voglia vaccinarsi, Il prezzo calmierato è di 15 euro per i maggiorenni (8 per i minori) in farmacia, ma anche qui non mancano le difficoltà, con il rischio di un assalto per fare i tamponi.

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Calcolando dunque 15 euro ogni 48/72 ore, si arriva all'incirca a 180 euro al mese. Un bel costo per un lavoratore, ma al momento non sono molte le aziende che hanno deciso di farsi carico della spesa. Una di quelle che lo farà è la catena di supermercati NaturaSì, balzata agli onori delle cronache anche per il "boicottaggio" del virologo Roberto Burioni una volta diffusa la notizia che il negozio pagherà i tamponi ai dipendenti non vaccinati.

Un ripasso delle regole

Il Green pass si può ottenere con la vaccinazione, la guarigione attestata da Covid o un tampone negativo (in questo caso ha validità di 72  ore, recentemente prolungata dal Governo rispetto alle iniziali 48).

Sarà obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro pubblici e privati dal 15 ottobre al 31 dicembre, quando è prevista la fine dello stato di emergenza. Un provvedimento che riguarda 23 milioni di italiani.

L'obbligo riguarda tutti i lavoratori e  vale anche per i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice. L’obbligo è esteso ai soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa o formativa presso le pubbliche amministrazioni. Vale anche per autonomi, badanti e colf.

I controlli spettano al datore di lavoro (in caso di badanti e colf, dunque, al padrone di casa). In caso di mancato controllo l'azienda riceverà una sanzione tra i 400 e i 1.000 euro.  Il dipendente sorpreso sul luogo di lavoro avendo violato l’obbligo di pass, avrà un’ammenda fra i 600 e i 1.500 euro.

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Lo smart working

Rimane ancora scoperto il tema dello smart working, anche se il Governo non vuole che la mancanza del pass sia considerata un diritto a lavorare da remoto. Rimane però un dubbio di fondo - che andrà chiarito entro metà ottobre: il certificato vale per accedere al luogo di lavoro non per lavorare, e dunque per chi svolge la propria attività da remoto non può essere considerato obbligatorio.