Giovedì 23 aprile 2026 si è svolta a Roma l’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria Cgil. Momento clou dell’evento è stato il dibattito che ha visto salire sul palco Maurizio Landini, segretario generale del sindacato, e Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, moderato dalla giornalista Valentina Conte di Repubblica.
Il confronto è stata occasione per fare il punto su diversi temi: dall’economia, all’industria, passando per energia, salari e fisco, il tutto ovviamente collegato alle drastiche conseguenze che sta provocando la guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran.
Ciò che è emerso dal dibattito, e che non è passato affatto inosservato, è l’appello comune di Landini e Orsini fatto al governo:
“Non c’è più tempo, serve subito un piano industriale ed energetico”.
Tema salari
Tra gli argomenti affrontati dal segretario della Cgil e dal Presidente di Confindustria c’è stato innanzitutto quello dei salari.
“A oggi in Italia il governo non ha intrapreso un livello di discussione e impegno, non è stato nemmeno disponibile ad avviare un confronto con le parti sociali – ha riferito Landini – Quando il governo parla di lavoro povero, se mi presenta un lavoratore ricco sono contento, perché io non l’ho mai incontrato. Esiste un problema salariale serio: siamo l’unico Paese che non ha una rivalutazione fiscale quando sale l’inflazione. Ciò significa pagare mille euro di tasse in più ogni anno; allora possiamo chiedere insieme al governo di cancellare il fiscal drag e introdurre un meccanismo di rivalutazione, altrimenti si continua a penalizzare il lavoro”.
A riguardo Orsini ha confermato:
“Sul problema del salario si può fare meglio, c’è da fare una battaglia sui contratti pirata ma la contrattazione deve essere tra le parti sociali, non per decreto“.
Il riferimento di entrambi è al decreto Primo Maggio, un pacchetto di misure volte ad aumentare gli stipendi dei lavoratori dipendenti e combattere la problematica delle basse retribuzioni.
“Se il conflitto continua rischio recessione”
Al centro del confronto, però, la situazione economica di oggi, alla luce del conflitto in Iran che sta coinvolgendo anche lo stretto di Hormuz, crocevia strategico per i commerci energetici globali.
“La parola incertezza è una di quella che si respira di più – ha affermato Orsini – Quasi un mese fa abbiamo presentato un rapporto con tre scenari, è la prima volta, significa che lo stato di incertezza è autentico e dovuto a ciò che accade intorno. C’è lo shock energetico che arriva dalla guerra del Golfo, con tutta le difficoltà di produrre nel nostro Paese. Se il conflitto continua saremo in recessione.
Per me in questo momento imprese e lavoratori sono la stessa cosa, senza lavoratori non c’è impresa e viceversa – ha aggiunto il Presidente di Confindustria – Ora bisogna generare le condizioni per produrre, a cominciare dal tema dell’energia: stiamo pagando un prezzo altissimo anche per scelte passate sbagliate, quindi diventa difficile essere attrattivi. In questo momento il mix energetico è la via, come dimostra la Spagna unendo il nucleare e il fotovoltaico. In Italia occorre creare le condizioni per coltivare le fonti rinnovabili”.
Landini, invece, ha replicato così:
“La stessa espressione ‘salvare l’industria’ va precisata: come siamo oggi non ci salviamo, abbiamo bisogno di trasformare l’industria, considerando che rimane il fulcro fondamentale di un Paese. Partiamo dall’energia, pensiamo ai data center e all’intelligenza artificiale: c’è bisogno di fare sistema, perché la guerra non l’abbiamo decisa noi e domattina non si ferma, rischiamo una situazione peggiore del Covid.
A maggior ragione occorre affrontare un tema strategico, perché noi non abbiamo le materie prime: sicurezza oggi significa essere autonomi sull’energia. Serve allora un piano straordinario sull’energia per puntare sull’autonomia, investendo fortemente sulle rinnovabili. Non è possibile aspettare mesi per le autorizzazioni o che nessuno vuole mai i pannelli solari”.