Bocciata la modifica

Acconti Irpef 2025, salta la correzione: chi rischia di pagare più tasse del dovuto (e quando avrà i rimborsi)

Secondo i calcoli della Cgil milioni di italiani pagheranno dai 75 ai 260 euro in più (e i rimborsi arriveranno tra un anno)

Acconti Irpef 2025, salta la correzione: chi rischia di pagare più tasse del dovuto (e quando avrà i rimborsi)
Pubblicato:

La correzione al "pasticcio" degli acconti Irpef non si può fare. E allora milioni di italiani rischiano di dover pagare più tasse del dovuto e ricevere i rimborsi con un anno di ritardo. Nuovo capitolo nella vicenda sollevata la scorsa settimana da Caf e Cgil e che rischia di creare più di un problema a numerosi contribuenti.

Acconti Irpef 2025, salta la correzione

Per capire di cosa stiamo parlanddo, si tratta degli effetti della riforma varata dal Governo Meloni nel 2023, che ha portato le aliquote Irpef da quattro a tre. Per calcolare gli acconti Irpef da versare nel 2025 e nel 2026, però, non verrà usato il nuovo sistema - entrato in vigore nel 2024 in modo temporaneo e permanente dal 2025 - ma quello "vecchio". Dunque ci sarà chi verserà un acconto in base a un'aliquota più alta e che dunque pagherà delle tasse in più del dovuto.

Un "pasticcio" che nei giorni scorsi era stato fatto notare dai sindacati e sul quale il Mef ha cercato di porre rimedio con un emendamento al decreto Pa (all'esame della Camera) presentato dal leghista Alberto Luigi Gusmaroli.

La proposta - che prevedeva il calcolo sulla base dei dati reddituali e di imposta riferiti all'anno solare 2024 - è stata però dichiarata inammissibile dalle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro. E dunque il rischio è che davvero si concretizzi lo scenario ipotizzato dalla Cgil (anche perché alcuni Caf hanno già iniziato in questi giorni a raccogliere le prime documentazioni sulla dichiarazione dei redditi).

Il Governo ci prova ancora

Il Governo, però, ci prova ancora e ipotizza un decreto ad hoc - sollecitato anche dalle opposizioni - entro il 30 aprile, data fissata come ultima a disposizione per intervenire.

Acconto Irpef 2025: chi pagherà più tasse del dovuto

Dunque, chi pagherà più tasse del dovuto?

A farne le spese dovrebbero essere coloro che avrebbero guadagnato dalla riforma, in particolare i redditi tra 15mila e 28mila euro che pagavano il 2% in più di Irpef. Utilizzando le vecchie aliquote per calcolare l'acconto dei contribuenti nella dichiarazione dei redditi 2025, pagheranno dunque una quota più alta del dovuto, che verrà poi rimborsata il prossimo anno, nel caso in cui la situazione del lavoratore rimanga invariata.

Secondo la Cgil l’esborso aggiuntivo oscillerebbe fra i 75 e i 260 euro. E poiché – assicura il sindacato – gli italiani potenzialmente coinvolti sarebbero milioni, nelle casse pubbliche arriverebbero 4,3 miliardi, cioè la stessa cifra impegnata per tagliare l’Irpef.

Dal Mef, ad ogni modo, fanno sapere che riguarderebbe solo i soggetti "la cui dichiarazione dei redditi evidenzia una differenza a debito di Irpef, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d'acconto".

Un esempio per capire

La Cgil fa un esempio per illustrare la questione.

"Un lavoratore che nel 2024 ha percepito solo redditi di lavoro dipendente con CU correttamente conguagliata e oneri sostenuti nel 2024, dovrà versare addirittura l’acconto Irpef 2025, anche se dalla liquidazione della dichiarazione tale importo non sarebbe dovuto se si applicassero le aliquote e gli scaglioni 2024", spiegano dal sindacato.

"In uno dei casi che abbiamo esaminato, una dichiarazione 2025 con un rimborso di 165 euro, a seguito di questo ricalcolo viene determinato un acconto di 95 euro, che verrà restituito con la dichiarazione del 2026, qualora la situazione di questo lavoratore non dovesse subire modifiche; di fatto un importo non dovuto".

"Ma a prescindere da questo, anche un soggetto esonerato dalla presentazione della dichiarazione, con un reddito da lavoro dipendente superiore a 8.500 euro (no tax area), presentando il 730 dovrà pagare un acconto Irpef 2025. E spesso la dichiarazione non è un’opzione, ma una necessità, per esempio se si intende chiedere un mutuo per acquistare una casa”.

Commenti
Lascia il tuo pensiero

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui nostri canali