Da una parte la figlia di Mario Roggero, il gioielliere condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito il terzo. Dall’altra Caterina Spinelli, sorella di Andrea, uno dei due uomini morti nel parcheggio della gioielleria di Grinzane Cavour, nel Cuneese.

Le loro parole – concesse a La Stampa – mentre la vicenda giudiziaria si è trasformata nuovamente in un caso politico nazionale.
Silvia Roggero: “Vorrei solo un po’ di verità”
Silvia Roggero non nasconde il pessimismo sulla possibilità che il padre ottenga la grazia, ma rifiuta di trasformare la vicenda in una battaglia fra destra e sinistra.
“Non mi piace questo clima divisivo. Vorrei solo un po’ di verità. In troppi parlano senza conoscere i fatti”.
La figlia racconta di attraversare una fase molto delicata, nella quale preferisce non esprimere fino in fondo tutto ciò che pensa. Non vuole aderire a uno schieramento politico e non sembra affidarsi completamente alla mobilitazione costruita attorno al padre. La sua richiesta è che la storia venga ricostruita nella sua complessità, senza trasformare Mario Roggero in un simbolo da utilizzare nello scontro pubblico.

Il gioielliere, riferisce Silvia, cerca comunque di conservare la speranza. In famiglia ripete spesso l’espressione “Di bene in meglio”, utilizzata come una sorta di regola personale per affrontare anche le situazioni più difficili. La figlia spiega che Roggero avrebbe già ricevuto tre proposte per scrivere un libro e sarebbe stato contattato da un regista interessato a portare la sua storia sullo schermo.
Silvia affronta anche l’immagine del padre come “giustiziere”. Insegnante di yoga e persona dichiaratamente contraria alla violenza e alle armi, precisa che la pistola utilizzata era legalmente detenuta e custodita in negozio per difesa, come accade per numerosi commercianti del settore. Ammette però di non aver mai immaginato che il padre avrebbe potuto realmente usarla.
È una posizione che non cancella ciò che è accaduto, ma prova a separare l’uomo dall’etichetta che gli è stata attribuita.
Caterina Spinelli: “Meritava il carcere, non la morte”
Dall’altra parte c’è Caterina Spinelli, che non cerca di assolvere il fratello Andrea dalla responsabilità per la rapina.
“Meritava il carcere, non di finire sottoterra. Andrea è stato colpito mentre fuggiva, non era un mostro”.
Caterina afferma che Andrea avrebbe dovuto essere arrestato, processato e condannato. La sua stessa famiglia era profondamente arrabbiata per ciò che aveva fatto e per il dolore provocato, a cominciare dalla madre. Ma proprio per questo, sostiene, avrebbe dovuto essere la giustizia a stabilire la pena: non il proprietario del negozio attraverso i colpi esplosi all’esterno, quando i rapinatori stavano ormai fuggendo.
Il racconto della sorella prova poi a restituire una dimensione privata ad Andrea Spinelli. Lo descrive come il punto di riferimento della famiglia, particolarmente legato alla madre e capace di conservare il sorriso anche nei momenti più difficili. Caterina, affetta da una malattia genetica, ricorda che il fratello la chiamava al termine di ogni trattamento e che fra loro esisteva un rapporto profondo: erano, nelle sue parole, “sole e luna”.
Da bambino Andrea frequentava la chiesa come chierichetto. Aveva lavorato come caddy sui campi da golf e aveva mostrato un talento sufficiente perché qualcuno suggerisse alla madre di iscriverlo ai tornei. Quel percorso non era però proseguito. Secondo Caterina, il fratello era poi rimasto intrappolato fra cattive amicizie, precedenti penali e lavori precari come giardiniere e operaio edile.
La sorella sostiene che quella del 28 aprile 2021 fosse la sua prima rapina, pur riconoscendo precedenti problemi con la giustizia. La famiglia lo aveva perdonato più volte. Il senso è chiaro: “Mio fratello non era soltanto questo”.
La rapina e gli spari nel parcheggio
La vicenda risale al 28 aprile 2021. Andrea Spinelli, Giuseppe Mazzarino e Alessandro Modica entrarono nella gioielleria Roggero di Grinzane Cavour. Dopo l’assalto, Mario Roggero uscì dal negozio con una pistola legalmente detenuta, inseguì i tre uomini e sparò nel parcheggio. Spinelli e Mazzarino morirono, mentre Modica rimase ferito.
Rapina #Grinzane Cavour,
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— Esercito di Cruciani (@EsercitoCrucian) December 21, 2022
La questione decisiva nei processi non è stata la gravità della rapina, mai contestata, ma il momento in cui Roggero aprì il fuoco. Secondo i giudici, quando furono esplosi i colpi l’azione aggressiva era terminata e i rapinatori stavano cercando di allontanarsi. Mancava quindi l’attualità del pericolo necessaria per riconoscere la legittima difesa.
Nel dicembre 2023 la Corte d’Assise di Asti condannò il gioielliere a 17 anni. Nel dicembre 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Torino ridusse la pena a 14 anni e 9 mesi, confermando però la responsabilità per i due omicidi e il ferimento del terzo rapinatore. Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la condanna e le provvisionali per complessivi 480.000 euro.
I legali di Roggero attendono ora le motivazioni e non escludono un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Dopo la sentenza, il gioielliere ha parlato di una pena equivalente, alla sua età, a un ergastolo e ha invitato i sostenitori a diventare la sua voce nella battaglia per modificare ulteriormente la normativa sulla legittima difesa.
La grazia diventa un caso politico
La sentenza definitiva ha provocato una mobilitazione immediata del centrodestra. Matteo Salvini ha definito la condanna profondamente ingiusta e ha rivolto un appello al presidente della Repubblica per la grazia. I gruppi parlamentari della maggioranza hanno avviato una raccolta di firme, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto di valutare ogni possibilità per evitare il carcere a Roggero. Anche il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha offerto il sostegno della Regione alla famiglia.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha quindi avviato l’istruttoria, necessaria a raccogliere la documentazione giudiziaria, i pareri della magistratura di sorveglianza e gli elementi utili a un’eventuale valutazione. Il parere del Guardasigilli non è però vincolante e la decisione finale non compete al governo.
Sergio Mattarella ha ricevuto Nordio al Quirinale, puntualizzando che la grazia è una prerogativa esclusiva del capo dello Stato. Dal Colle è stato inoltre chiarito che qualsiasi valutazione sul caso è ancora prematura, perché non sono state depositate le motivazioni della Cassazione. Il richiamo non riguarda dunque il merito della possibile grazia, ma il rispetto delle attribuzioni stabilite dalla Costituzione.