femminicidio a messina

La assillava da due anni: la storia di Sara come quella di Giulia Cecchettin, si poteva evitare

Morboso e insistente. Gli ultimi messaggi disperati alle amiche: "Dove siete??"

La assillava da due anni: la storia di Sara come quella di Giulia Cecchettin, si poteva evitare
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Subdola la maniera con la quale Stefano Argentino ammorbava Sara Campanella, da circa due anni. Lei, 21enne uccisa da quel giovane taciturno, che si notava poco, eternamente fuori corso - 26 anni - che frequentava, come la giovane, l'università di Messina. Ennesimo femminicidio evitabile?

La assillava da due anni: la storia di Sara come quella di Giulia Cecchettin, si poteva evitare

I compagni di corso confermano le pressanti attenzioni dell'imputato all'indirizzo della giovane studentessa, ma pongono anche l'accento sull'apparente innocuità del giovane. I suo atteggiamenti, infatti, erano molto adolescenziali: lamentele perché "Sara non gli sorrideva più come prima"; continue richieste di uscite, incurante dei "no". Così come parevano terribilmente infantili le "pretese" di Filippo Turetta all'indirizzo della povera Giulia, oggi all'ergastolo per il suo omicidio. Alla medesima stregua di Turetta, anche Argentino era indietro con gli studi, rispetto alla sua amata (in modalità perversa, sia chiaro). Giovani inetti, verrebbe da dire, schiacciati dalla maturità di donne che - comprensibilmente - di loro non sapevano che farsene.

La assillava da due anni: la storia di Sara come quella di Giulia Cecchettin, si poteva evitare
Giulia Cecchettin

E forse è proprio a causa di questa inettitudine, di questa incapacità relazionale, fra peluche e approcci bambineschi che denotavano una totale immaturità emotiva e sentimentale, che si cela la ragione per la quale né Giulia, né Sara - tutt'altro che immature, invece - non si sono sentite realmente minacciate. Forse è per questa ragione che Campanella, nonostante l'intelligenza che tutti le riconoscono, non ha avuto modo di cogliere il reale pericolo e, per due anni, ha derubricato le attenzioni non richieste di quel ragazzo fuori corso che, come confermano gli altri studenti, "se entrava in una stanza non lo notavi neppure".

Difficile prevedere che una tale personalità scialba potesse trasformarsi in un killer capace di uccidere con due fendenti davanti allo sguardo attonito di decine di presenti. 

La seconda domanda è: se Giulia, o Sara, avessero denunciato, avrebbero trovato un sistema realmente capace di tutelarle?

Sara Campanella: Argentino la assillava da due anni

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell'Arma, coordinati dai magistrati, l'uomo avrebbe litigato con Sara lungo viale Gazzi prima del delitto. Nei confronti della ragazza Argentino nutriva da un paio di anni "insistenti e reiterate attenzioni" che non essendosi mai trasformate in qualcosa di minaccioso e morboso, non avevano destato una particolare preoccupazione nella vittima che pure aveva condiviso con le compagne di corso "il fastidio per queste attenzioni che si andavano ripetendo nel tempo", da quando era iniziato il corso per tecnico di laboratorio biomedico.

La assillava da due anni: la storia di Sara come quella di Giulia Cecchettin, si poteva evitare
Il luogo del femminicidio

La tragedia consumatasi pomeriggio del 31 marzo 2025, quando Sara, originaria di Portella di Mare, una piccola frazione di Misilmeri, in provincia di Palermo, è stata accoltellata di fronte all'ingresso laterale dello stadio "Celeste", a Messina. Dopo l'aggressione, con una profonda ferita al collo, è stata trasferita in condizioni gravissime al Policlinico, dove studiava, ed è deceduta. Alcuni testimoni avevano sentito le urla della giovane ferita dall'uomo che sarebbe giunto a bordo di un'auto: la lite, le urla e il gesto omicida. Un altro ragazzo che aveva anche lui finito di studiare in quelle ore, ha assistito alla scena e inseguito l'omicida, senza però riuscire a raggiungerlo. "L'ho visto scappare e mi sono messo a inseguirlo", ha raccontato agli inquirenti.

L'avvocato rinuncia all'incarico

Verrà interrogato oggi, 2 aprile 2025, nel carcere di Gazzi di Messina, Stefano Argentino. Il giovane è stato fermato nella sua abitazione a Noto (Siracusa), paese di cui è originario. Intanto, ieri sera, l'avvocato Raffaele Leone, che era stato contattato dalla famiglia di Argentino per difendere il ragazzo, ha fatto sapere di avere rifiutato il mandato. Il legale ha parlato di una "scelta personale": presenzierà comunque questa mattina all'udienza di convalida e all'interrogatorio di Argentino.

Turetta e Argentino: insistenti, molesti e sottovalutati

Più volte Sara aveva manifestato alle amiche il fastidio per quelle attenzioni: "Con cadenza regolare" - si legge nel provvedimento di fermo dell'indagato - "importunava la vittima, proponendosi, chiedendole di uscire e di approfondire il loro rapporto, non fermandosi neppure innanzi al rifiuto della ragazza". La studentessa aveva inviato alle amiche diversi messaggi vocali ricevuti dal collega di corso "in cui" - scrivono i magistrati - "l'indagato dava prova di un'autentica strategia molesta". In un'occasione una delle amiche all'interno dell'università era dovuta intervenire per allontanare Argentino che si lamentava che Sara "non gli sorrideva come in passato". Le due amiche hanno raccontato che il giorno del delitto, dopo le lezioni, Argentino aveva chiesto loro dove si trovasse Sara e, capito che la stessa era rimasta indietro, era andato a cercarla.

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Giulia Cecchettin e Filippo Turetta

Così come Filippo Turetta che, incurante delle decisioni di Giulia, continuava a pretendere attenzioni ed esclusività da parte sua, diventando insistente, come un bambino capriccioso. Richieste sempre più assurde: "O ci laureiamo insieme oppure è finita", puntava i piedi.

Anche i pedinamenti, ritornano delle strategie messe in atto da entrambi per controllare le proprie vittime. Tanti punti in comune in queste due drammatiche storie e una domanda: come riconoscere il lupo, quando è travestito da pecora?

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