fronti intrecciati

Caso Report, Lavitola aggredito in carcere e le chat “ripulite”. La Rai tratta sul futuro della trasmissione

Sul fronte Rai, dopo la sostituzione di Ranucci con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, gli inviati storici chiedono di ritirare le nomine

Caso Report, Lavitola aggredito in carcere e le chat “ripulite”. La Rai tratta sul futuro della trasmissione

Il caso Report si riaccende proprio mentre la Rai prova a trovare una soluzione allo scontro interno esploso dopo la rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione. Nella notte tra il 1° e il 2 settembre Valter Lavitola, detenuto a Rebibbia con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci, è stato aggredito in carcere.

Valter Lavitola

Il faccendiere sarebbe stato picchiato da alcuni detenuti. È stato soccorso e sottoposto a visita e, secondo fonti della Polizia penitenziaria, non sarebbe in pericolo di vita. Sull’aggressione indaga ora la Procura.

L’episodio arriva in un momento particolarmente delicato dell’inchiesta. Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci a Pomezia. L’ordigno esplose senza provocare vittime, ma danneggiò l’abitazione del giornalista. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Lavitola avrebbe ammesso di essere il mandante, fornendo però una propria spiegazione delle motivazioni e delle finalità dell’azione.

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Attentato a Ranucci

La sua posizione sarà nuovamente esaminata dal Tribunale del Riesame il 7 settembre. Nel frattempo gli investigatori continuano a scavare nei rapporti dell’imprenditore e nei suoi dispositivi elettronici.

I telefoni di Lavitola e le chat con i servizi segreti

È proprio l’analisi dei telefoni a rappresentare uno degli elementi più delicati emersi nelle ultime ore. Nei cellulari sequestrati a Lavitola non sarebbero presenti alcune conversazioni relative ai suoi rapporti con esponenti dei servizi segreti. I pm starebbero cercando di ricostruire quei contatti attraverso altre fonti.

Il fatto che alcune conversazioni non risultino sui dispositivi non consente, da solo, di stabilire quando o perché siano state cancellate, né attribuire automaticamente responsabilità. Si tratta di un elemento investigativo ancora da chiarire. La stessa ricostruzione segnala inoltre l’assenza di riferimenti al caso dei Carbon Credit, uno dei filoni sui quali Report aveva lavorato. Buchi che chi indaga intende approfondire.

Il tema dei rapporti tra Lavitola e Ranucci è del resto diventato centrale nell’intera vicenda. I due si conoscevano da tempo e il loro rapporto personale è stato sottoposto a scrutinio dopo l’attentato. Finora, però, le due questioni non possono essere sovrapposte: una cosa è il rapporto personale tra il giornalista e Lavitola, un’altra è dimostrare che quel rapporto abbia effettivamente condizionato le inchieste di Report.

La crisi Rai esplode dopo la rimozione di Ranucci

Mentre l’inchiesta giudiziaria procede, la vicenda ha avuto un effetto diretto sul futuro della trasmissione.

Il 28 agosto, la Rai ha ufficializzato la sostituzione di Ranucci alla conduzione di Report. Al suo posto, per la prossima stagione, sono stati indicati Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. L’azienda ha spiegato la scelta come l’avvio di una nuova fase del programma e come un rafforzamento del giornalismo investigativo attraverso due nuove professionalità interne.

Ranucci ha reagito duramente. Ha contestato la decisione e annunciato una battaglia per difendere, nelle sue parole, la libertà del giornalismo d’inchiesta. La Rai gli ha prospettato tre possibili alternative professionali, tra cui un ruolo al Tg3, a RaiNews24 o come corrispondente dall’estero. Ma il problema più immediato per l’azienda è arrivato dalla redazione.

Gli inviati storici di Report hanno giudicato la decisione “irricevibile” e hanno messo in discussione la possibilità di continuare a lavorare nel programma con il nuovo assetto. La protesta ha assunto rapidamente una dimensione collettiva, fino alla proclamazione dello stato di agitazione.

Iovene: “Si ritirino i nuovi conduttori, poi trattiamo”

È in questo clima che il 1° settembre si è aperto un primo spiraglio. Il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini ha incontrato Bernardo Iovene e Giulio Valesini, due figure di riferimento della redazione, dopo che entrambi avevano rifiutato il ruolo di capiautori della nuova stagione.

Al termine dell’incontro, Iovene ha spiegato ad Adnkronos che la posizione della redazione resta ferma:

“La nostra posizione è che i due conduttori indicati dall’azienda vengano ritirati o si ritirino”. Ma, nello stesso tempo, ha lasciato aperta la porta al confronto: “Siamo disponibili a venirci incontro”.

Sul tavolo ci sarebbe anche una possibile soluzione intermedia: Presutti e Piervincenzi potrebbero occuparsi della sola conduzione, mentre le decisioni editoriali resterebbero nelle mani degli autori storici. Ma Iovene ha fatto capire che anche questa ipotesi presenta problemi, perché i due nuovi conduttori sono giornalisti e non semplici presentatori.

La Rai, almeno per ora, non avrebbe intenzione di ritirare le nomine. La partita resta quindi aperta e il confronto con l’intera redazione è diventato il passaggio successivo.

Ranucci contro Presutti e Piervincenzi

Nel frattempo Ranucci ha alzato ulteriormente il livello dello scontro. Dopo l’annuncio della Rai, l’ex conduttore ha criticato duramente i due colleghi scelti per sostituirlo, contestandone il percorso professionale e sostenendo che non avrebbero maturato l’esperienza necessaria per guidare Report.

Il tono degli attacchi ha provocato anche la reazione del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli.

In un’intervista pubblicata dal Foglio il 1° settembre, Bartoli ha riconosciuto a Ranucci il diritto di criticare le decisioni dell’azienda, ma ha detto di non aver apprezzato le parole utilizzate nei confronti dei due colleghi.

“Criticare un collega è legittimo, occorre però usare rispetto nella scelta dei termini”, ha detto, sottolineando che anche Ranucci, come gli altri giornalisti coinvolti nella vicenda, dovrebbe evitare di trasformare il confronto professionale in una gogna personale.

Il richiamo dell’Ordine arriva in una fase nella quale la tensione non è più soltanto tra Ranucci e la Rai, ma attraversa la stessa squadra di Report.

Crosetto: “Sono garantista”

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi il dibattito politico sul materiale dell’inchiesta e sulla pubblicazione di chat e intercettazioni.

Il 1° settembre, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha preso una posizione nettamente garantista nei confronti di Ranucci. Si è detto “disgustato” dalle continue violazioni del segreto investigativo e dalla pubblicazione di materiale che, secondo la sua posizione, non dovrebbe finire sui giornali.

Crosetto ha ribadito di essere garantista anche in questa vicenda e ha contestato l’idea di giudicare una persona sulla base delle sue frequentazioni o di conversazioni pubblicate nel corso di un’indagine. Ranucci ha accolto le parole del ministro come una presa di posizione contro il tentativo, a suo giudizio, di delegittimarlo.

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Un caso che continua a sovrapporre giustizia, Rai e politica.