era un hikikomori?

"Vedevo quelle persone felici, le invidiavo": il killer di Assago era un hikikomori?

Nessun precedente penale. Nessuna compagna, niente amici: nessuna vita sociale. Niente lavoro. Completamente isolato.

"Vedevo quelle persone felici, le invidiavo": il killer di Assago era un hikikomori?
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Un lento e progressivo ritiro sociale. Una sorta di hikikomori? La vita di Andrea Tombolini, 46enne disoccupato e incensurato, aveva chiaramente preso una deriva di volontaria esclusione sociale. Ossessionato per la propria salute, ansioso, timoroso, probabilmente ormai schiacciato da proiezioni mentali sfociate in una depressione seria, invalidante.

[Il giorno dopo, un'atmosfera del tutto diversa al Carrefour di Assago: il lutto il cordoglio dopo la tragedia raccontati da Prima Monza e l'intervento video del comandante della Compagnia dei carabinieri di Corsico]

Il killer di Assago: "Erano felici, li invidiavo"

"Pensavo di stare male e di essere ammalato. Vedevo quelle persone felici, che stavano bene, e le invidiavo", sarebbero state le prime parole del killer al pubblico ministero. Ieri, 27 ottobre 2022, l'assassinio di un dipendente del centro commerciale Milanofiori (Assago) e il ferimento di altre cinque persone con un coltello preso dagli scaffali del superstore.

A stabilire se si sia trattato di un raptus o di un gesto premeditato saranno le indagini. Ciò che è certo è il declino della salute mentale di Tombolini. Dalle videoregistrazioni l'uomo avrebbe urlato frasi sconnesse e colpito a caso. Si è lasciato ammanettare senza opporre resistenza, secondo alcuni testimoni gridava "Ammazzatemi".

Dieci giorni fa il 46enne era stato ricoverato in Psichiatria dopo essersi ferito da solo colpendosi con dei pugni al capo. Dopo le visite di rito, si è ritenuto di non procedere con il ricovero o un trattamento sanitario obbligatorio. Pare che ad affossare la mente del killer sia stato un intervento alla schiena, da lui vissuto con spropositata preoccupazione, nonostante non si trattasse - secondo quanto trapelato - di un'operazione compromettente o particolamente complicata. Più probabilmente sulla psiche già ansiosa e fragile dell'uomo si è innestato il tarlo di scenari apocalittici e derive gravi per la sua salute.

Una sorta di hikikomori

Secondo i suoi genitori - con il quale il 46enne vive alla periferia di Milano - non sarebbe mai mostrato violento o aggressivo. Nessun precedente penale. Nessuna compagna, niente amici: nessuna vita sociale. Niente lavoro. Completamente isolato. Condizione che, sicuramente, non ha aiutato nel contenere la deriva delle ossessioni che albergavano nella mente di Andrea, sostituendosi, giorno dopo giorno, al reale.

Una sorta di hikikomori, termine giapponese - Paese in cui il fenomeno è ai massimi storici - che significa "stare in disparte". Rinchiusi nella propria abitazione, evitano qualunque tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta anche con i familiari. Tendenzialmente sono giovani, tra i 14 e i 30 anni, maschi nel 70-90% dei casi, anche se il numero delle ragazze isolate potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora.

Le indagini ufficiali condotte finora dal governo giapponese hanno identificato oltre 1 milione di casi, con una grandissima incidenza anche nella fascia di popolazione over 40. Questo perché, ovviamente, la condizione tende a diventare cronica, rischiando di perdurare anche tutta la vita. In Italia, soprattutto a seguito della pandemia che ha estremizzato il problema, l'attenzione nei confronti del fenomeno sta aumentando. Nel nostro paese non ci sono ancora dati ufficiali, ma si stima ci siano circa 100.000 casi.

Nel nostro Paese è nata un'associazione dedicata al doloroso e insano fenomeno: Hikikomori Italia. Lo psicologo Marco Crepaldi, fondatore dell’associazione:

"I giovani, che sperimentano una forte ansia sociale, faticano a relazionarsi con i coetanei e ad adattarsi alla società. Sono spesso ragazzi molto intelligenti, con un elevato QI, ma di carattere molto introverso e introspettivo, sensibili e inibiti socialmente, convinti di stare meglio da soli, lontani da tutti".

Campanelli d'allarme

"I principali campanelli di allarme a cui le famiglie dovrebbero prestare attenzione – chiarisce Marco Crepaldi – sono legati all’insofferenza nella socialità. Dapprima, il rifiuto è legato alle attività extrascolatiche come sport o uscite con gli amici. Successivamente, segue anche il rifiuto della scuola, il cui ambiente, dove possono celarsi storie di bullismo, viene vissuto in modo particolarmente negativo. Gli hikikomori si isolano progressivamente e sviluppano una visione molto negativa della società, soffrendo particolarmente le pressioni di realizzazione sociale, dalle quali cercano in tutti i modi di fuggire. Tutto questo porta a una crescente difficoltà, demotivazione e depressione del soggetto. La dipendenza da internet, al contrario di quanto si pensi, non è una causa dietro all'esplosione del fenomeno, ma rappresenta una possibile conseguenza".

Dall’isolamento prolungato si innescano tutta una serie di problematiche che coinvolgono la salute a 360 gradi.

A stabilire quale sia il nome corretto della patologia di Tombolini - se depressione, disturbo ossessivo, eventuali psicosi e se fosse anche una sorta di hikikomori - saranno persone competenti come psichiatri e medici. L'unica domanda legittima che ci si pone, anche in virtù del fatto che una persona abbia perso la vita in questa tragedia e altre sono rimaste gravemente ferite, è se vi sia una corretta cultura di prevenzione e sostegno, nel nostro Paese, in relazione alla salute mentale.

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