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la decisione della consulta

Inammissibile anche il referendum sulla cannabis: la Corte Costituzionale dice no

Passano invece quattro quesiti sulla giustizia: si voterà tra aprile e maggio.

Inammissibile anche il referendum sulla cannabis: la Corte Costituzionale dice no
Attualità 16 Febbraio 2022 ore 18:21

Il referendum sulla cannabis non si farà. Dopo la non ammissione di martedì 15 febbraio 2022 del quesito sull'eutanasia, oggi toccava agli altri sette, sei dei quali dedicati alla giustizia. Ma quello più atteso era quello sulla depenalizzazione, che non è stato ammesso dalla Corte Costituzionale.

Referendum sulla cannabis: la Consulta dice no

Il quesito sulla cannabis intendeva interviene sul Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative. Come prima cosa proponeva la depenalizzazione della coltivazione e l'eliminazione della  sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori oggi prevista per tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa.

E' stato promosso da una serie di organizzazioni (Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone) e ha l'appoggio anche dei partiti +Europa, Possibile, Radicali italiani, Sinistra Italiana, Potere al Popolo, Rifondazione comunista, Europa Verde.

 

Bocciata anche la  responsabilità civile dei magistrati

Bocciato anche il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Oggi è indiretta e lo Stato risarcisce il cittadino che ha subito ingiustamente un danno e che poi può decidere se rivalersi o meno sul togato. Il quesito mirava ad accorciare  il passaggio, ma è stato stoppato.

I quesiti sulla giustizia ammessi

Passano invece i quesiti sulla riforma della giustizia (non tutti però). Una prima tranche ha visto l'approvazione dei primi quattro:  l'abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità, la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l'eliminazione delle liste di presentatori per l'elezione dei togati del Consiglio superiore della Magistratura.

"I suddetti quesiti -  spiega la Consulta in una nota- sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l'ordinamento costituzionale esclude il ricorso all'istituto referendario".

L'incandidabilità.  Ammesso il referendum che riguarda la legge Severino e propone l’abolizione di uno dei suoi decreti attuativi in materia di incandidabilità. La legge del 2012  prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna.

Misure cautelari. Questo quesito riguarda le misure cautelari e ha l'obiettivo di ridurre i reati per cui ne è consentito il ricorso: sparirebbero dall'elenco   il finanziamento illecito ai partiti e  i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove.

La riforma del Csm. Sì anche a  due quesiti che si intrecciano con la riforma del Csm: il primo vuole cancellare le norme che oggi consentono quattro passaggi tra la funzione di giudice e quella di pubblico ministero (e che la riforma vuole ridurre a due), il secondo si propone di  eliminare le 25 firme chieste per poter presentare una candidatura alle elezioni dei consiglieri togati del Csm.

 

Articolo in aggiornamento

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