Il caldo non ha fermato i fedeli arrivati in piazza San Pietro per l’Angelus di Papa Leone XIV. Domenica 28 giugno 2026, a mezzogiorno, mentre Roma era stretta dall’ondata di afa che sta attraversando l’Italia e l’Europa, il Pontefice si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico per la preghiera mariana.
Davanti a lui, nonostante le temperature elevate, c’erano romani, pellegrini e gruppi parrocchiali arrivati da diverse parti d’Italia e del mondo. Cappelli, ombrelli, bottigliette d’acqua e zone d’ombra cercate ai lati della piazza hanno accompagnato una mattinata segnata dal caldo intenso.
Il ringraziamento del Papa
Al termine dell’Angelus, dopo la catechesi e i saluti, Leone XIV ha voluto riconoscere lo sforzo dei presenti. Le sue parole sono state semplici e dirette:
“Ed ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini: vi ringrazio, perché siete venuti con questo caldo!”.
Un passaggio breve, ma capace di fotografare la giornata. Il Papa non ha ignorato il contesto concreto in cui migliaia di persone si erano radunate in piazza: un caldo pesante, temperature prossime ai livelli di allerta e una città in piena emergenza estiva.
Il Vangelo dell’accoglienza
Nella riflessione prima della preghiera mariana, Leone XIV ha commentato il Vangelo della XIII domenica del Tempo Ordinario, indicando tre parole chiave per seguire Cristo: distacco, perdita e accoglienza.
“Non si tratta di qualche atto esteriore”, ha spiegato il Papa, “ma di impegnare tutto noi stessi in una relazione d’amore con Lui”. Il Pontefice ha insistito sull’idea che l’amore cristiano non sia possesso, ma dono: richiede libertà interiore, capacità di lasciare spazio all’altro e disponibilità a perdere qualcosa di sé per generare vita nuova nelle relazioni.
Il passaggio finale della meditazione è stato dedicato all’accoglienza. Leone XIV ha ricordato il gesto evangelico del bicchiere d’acqua offerto a chi ha sete, un’immagine che, in una piazza segnata dal caldo, ha assunto anche una forza concreta. “L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli”, ha detto il Papa.
Il pensiero al Venezuela
Dopo l’Angelus, Leone XIV ha rivolto anche un pensiero alla popolazione del Venezuela, colpita nei giorni scorsi da un violento terremoto. In spagnolo, il Papa ha espresso vicinanza spirituale alle famiglie delle vittime, ai feriti e a quanti sono stati colpiti dalla tragedia.
Il Pontefice ha pregato per il riposo dei defunti e ha ringraziato chi sta lavorando nelle operazioni di ricerca e assistenza. Un richiamo che ha allargato lo sguardo della piazza dal caldo romano alla sofferenza di un Paese travolto da lutti e distruzione.
I saluti ai pellegrini
Nei saluti finali, il Papa ha ricordato i fedeli della diocesi di Kumba, in Camerun, e i pellegrini arrivati da vari Paesi. Ha poi salutato i giovani religiosi Camilliani, i gruppi parrocchiali di Priolo Gargallo, Avola, Regalbuto e Bari, gli scout di Rovereto e i ragazzi di Mestrino, nella diocesi di Padova, che hanno ricevuto la Comunione e la Cresima.
Infine, il congedo con l’appuntamento al giorno successivo, per la solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma. “A tutti auguro una buona domenica”, ha detto Leone XIV, chiudendo l’Angelus in una piazza provata dall’afa ma ancora piena.