RIFLESSIONE

Ha ragione il Papa: serve un’etica che accompagni l’utilizzo dell’intelligenza artificiale

Parole che dovrebbe pronunciare ogni statista illuminato e che infatti Prevost fa sue come tale, ancor prima che come guida spirituale

Ha ragione il Papa: serve un’etica che accompagni l’utilizzo dell’intelligenza artificiale
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Oggi lascio la direzione di NewsPrima.it, quotidiano nazionale che ho guidato sin dalla sua fondazione nel luglio del 2021 e che in questi anni sotto la lente ha cercato di mettere a fuoco tutti i temi più importanti diventati protagonisti dell’attualità, fra questi nell’ultimo biennio l’avvento dell’intelligenza artificiale, una rivoluzione (non solo tecnologica) destinata a cambiare le nostre vite per molto tempo a venire ancora e alla quale abbiamo dedicato una sezione specifica.

Intelligenza artificiale, rivoluzione inarrestabile

Qualche ultima considerazione. L’IA sta cambiando e ha già cambiato il mondo attorno a noi sotto molteplici aspetti, noi ne abbiamo approfondito in particolare uno, l’impatto sull’informazione, tema che ci sta comprensibilmente molto a cuore, ma le implicazioni controverse sono praticamente infinite, dalle ricadute sull’occupazione, al tema del controllo (le paure sul cosiddetto effetto Terminator), a quello delle regole, all’impatto ambientale e al timore che la rivoluzione stessa si riveli una “bolla” destinata a implodere, al deepfake e alle fakenews.

Certo, l’intelligenza artificiale è in grado di migliorare anche sensibilmente il mondo attorno a noi, basti pensare ai progressi che sta vivendo la Medicina, per citare uno dei più evidenti esempi virtuosi. Ma è perfettamente in grado di fare anche l’opposto, nelle mani sbagliate: l’impiego in campo militare e nel terrorismo, non solo informatico, sono purtroppo già infauste realtà.

Ha ragione il Papa: serve un’etica

Vorrei riprendere un recentissimo monito di Papa Leone:

Serve un’etica che accompagni l’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici, concentrati nelle mani di grandi attori che lo Stato fa fatica a controllare. Le tecnologie digitali siano al servizio della vita e della pace.

A monte, serve insomma una riflessione razionale su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: lo ha detto Prevost ai partecipanti al congresso annuale dell’Istituto Internazionale delle Scienze Amministrative ricevuti in udienza, ma è un ragionamento che dovrebbe essere comune a tutti e che prescinde dalla religione.

Nel mondo contemporaneo non si può ignorare l’incidenza dell’Intelligenza Artificiale nel “nostro modo di vivere” e la sua pervasività in ogni ambito sociale e la persona umana va tutelata. La velocità con la quale si sviluppano le innovazioni riguardanti l’IA – l’intelligenza artificiale – ci spinge a domandarci se sarà possibile controllare queste macchine in futuro, se l’uomo non corra il rischio di diventare vittima delle proprie invenzioni. Uno dei problemi più gravi odierni è constatare che le decisioni concernenti la vita umana sono affidate a delle macchine. È dunque importante definire un’etica che accompagni l’utilizzo di questi importanti strumenti, che purtroppo si concentrano nelle mani dei grandi attori economici e tecnologici, e che lo Stato fa fatica a controllare. Occorre fare in modo che il bene della famiglia umana non venga sacrificato per interessi privati.

Parole che dovrebbe pronunciare ogni statista illuminato e che infatti Prevost fa sue come tale, ancor prima che come guida spirituale.

In un mondo in cui autocrati e aspiranti tali pullulano come mai prima e in cui il diritto internazionale sembra sfuggito dalle mani, è ancor più difficile dotarsi dello scudo di regole condivise di cui avremmo bisogno, in questo momento storico. Ma è un augurio nel quale non possiamo non riporre speranza e un orizzonte al quale sforzarsi di guardare tutti, ciascuno nel proprio piccolo.