Scenari foschi

L’IA è la “gallina dalle uova d’oro” dei colossi energetici (e la lotta al riscaldamento globale va in cavalleria)

La vera novità non è la domanda, ma la velocità con cui sta crescendo

L’IA è la “gallina dalle uova d’oro” dei colossi energetici (e la lotta al riscaldamento globale va in cavalleria)

L’esplosione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando le priorità dell’economia americana (e non solo).

Come analizzato da Axios, se fino a pochi anni fa l’energia era considerata una semplice risorsa necessaria al funzionamento delle attività produttive, oggi sta diventando uno degli asset maggiormente strategici a livello mondiale.

La crescente diffusione dell’IA richiede infatti enormi quantità di elettricità per alimentare data center sempre più grandi e potenti. Una trasformazione che sta coinvolgendo non solo le big tech, ma anche imprese appartenenti a settori tradizionalmente lontani dal business energetico.

L’altro lato della medaglia, tuttavia, ci dice che l’intelligenza artificiale, ormai diventata quasi uno strumento della nostra vita quotidiana, per restare ad alti livelli di prestazione necessita alti costi energetici, che producono inevitabilmente conseguenze a livello ambientale.

Una recente analisi di questo fenomeno è stata fornita dall’Agenzia europea dell’ambiente, che ha mostrato la crescente pressione che le infrastrutture IA stanno esercitando sulle risorse del nostro continente.

E in tutto questo sembra scivolare inevitabilmente in second’ordine la battaglia per la riduzione dell’emissioni e il contrasto al riscaldamento globale.

La corsa degli investitori

Il nuovo scenario sta attirando capitali e investimenti su larga scala. Le società che operano nel settore energetico o che stanno ampliando la propria presenza in questo mercato vengono premiate dagli investitori.

Negli Usa, tra i casi più significativi c’è Ford, che ha recentemente annunciato la nascita di Ford Energy, una nuova divisione dedicata ai sistemi di accumulo energetico per data center e grandi consumatori di elettricità. Dopo l’annuncio, il titolo del gruppo automobilistico ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi tre anni.

Risultati rilevanti anche per Bloom Energy, specializzata nella produzione di energia in loco, e per Fervo Energy, startup attiva nel settore geotermico che ha attirato l’attenzione di Wall Street grazie alla crescente domanda di nuove fonti energetiche per l’intelligenza artificiale.

“L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il rapporto tra tecnologia ed energia. La disponibilità di elettricità non rappresenta più soltanto un fattore produttivo, ma una leva competitiva decisiva per lo sviluppo delle imprese – conclude Axios – In questo contesto, la corsa all’energia rischia di diventare una delle sfide economiche più importanti del prossimo decennio, con effetti destinati a influenzare investimenti, innovazione e crescita industriale ben oltre il settore tecnologico”.

Data center sempre più affamati

La domanda di elettricità generata dall’IA sta trasformando i data center in infrastrutture strategiche per l’economia digitale.

Andy Power, amministratore delegato di Digital Realty, una delle principali società mondiali del settore, ha evidenziato come la vera novità non sia l’esistenza di questa domanda, ma la velocità con cui sta crescendo. Le utility energetiche si trovano infatti a gestire un numero sempre maggiore di richieste di connessione e fornitura.

Accanto alle opportunità economiche emergono però anche numerose criticità. In molte comunità locali aumenta l’opposizione alla costruzione di nuovi data center, accusati di consumare grandi quantità di acqua ed energia e di generare impatti ambientali e acustici.

Secondo le analisi più recenti, nei primi mesi del 2026 è stato raggiunto un livello record di cancellazioni di progetti legati ai data center.

Le tecnologie del futuro

La crescita del settore sta però favorendo anche la nascita di nuove soluzioni tecnologiche. Microsoft, Google, Amazon e Meta hanno avviato collaborazioni con organizzazioni specializzate per sviluppare tecnologie capaci di ridurre l’impatto ambientale dei data center.

Tra le innovazioni più promettenti figurano sistemi avanzati di raffreddamento, nuove tecnologie di accumulo energetico e materiali da costruzione a basse emissioni di carbonio.

L’obiettivo è rendere sostenibile una crescita che appare destinata a proseguire nei prossimi anni.

IA e impatto ambientale: l’allarme dell’EEA

Ma la corsa a produrre e stoccare energia per alimentare i data center dell’intelligenza artificiale sta inevitabilmente avendo un impatto sull’ambiente.

L’allarme più recente arriva dall’EEA, cioè l’European Environment Agency (Agenzia Europea dell’Ambiente).

Le proiezioni indicano che la domanda di elettricità del settore dovrebbe quasi raddoppiare entro il 2030, con l’Europa che rappresenta già il 15% del consumo globale di elettricità dei data center.

L’impatto ambientale va però oltre all’energia:

  • acqua: il consumo annuo di acqua per il raffreddamento e per la produzione di elettricità per i data center di IA potrebbero aumentare i data center per l’IA potrebbe aumentare fino a circa 1.068 miliardi di litri entro il 2028
  • materie prime: gallio, germanio e tantalio sono materie prime necessarie per le infrastrutture di IA, ma la loro estrazione comporta costi ambientali e sociali significativi

Per questo motivo, secondo l’EEA, il nostro continente deve indagare politiche mirate sia per garantire il vantaggio economico, sia per gestire i compromessi legati all’implementazione di queste tecnologie in un momento in cui le pressioni ambientali devono diminuire.

“Senza un chiaro orientamento politico, questi cambiamenti rischiano di aumentare la domanda di energia e materiali, rafforzare i modelli di business ad alta intensità di risorse, acuire le dipendenze strategiche ed esacerbare le disuguaglianze sociali – sostiene l’EEA – Pertanto, è improbabile che i soli miglioramenti in termini di efficienza siano sufficienti a ridurre la pressione ambientale complessiva”.

Tempi duri per la salvaguardia del clima

L’Accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2015, è diventato operativo nel 2021 pone come obiettivo mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. E’ un trattato universale che conta oggi la partecipazione di circa 195 Paesi, ma c’è un’assenza di peso: gli Usa non l’hanno mai ratificato.

Già era difficile combattere le emissioni prima, quando tutti erano (o almeno sembravano) d’accordo sul traguardo da raggiungere. Senza gli Stati uniti l’impresa diventa ancor più difficile. E con la sempre crescente fame di energia dettata dalla IA, ora raggiungere il risultato diventa quasi impossibile.