Dopo mesi di separazione, per i tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco si apre la prospettiva concreta di tornare a vivere con i genitori. Ma il rientro non sarà immediato.
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso il 1° settembre 2026 di avviare il percorso di ricongiungimento tra i tre minori e Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, stabilendo però che il ritorno dovrà avvenire per fasi e sotto il controllo dei servizi sociali.

Non si tratta quindi di un’immediata restituzione dei bambini alla loro abitazione di Palmoli, in provincia di Chieti, ma di un percorso progressivo nel quale dovranno essere valutati il reinserimento scolastico, la socializzazione e l’adattamento alla vita familiare.
Prima la scuola, poi il graduale ritorno a casa
Il primo passaggio indicato dai giudici riguarda l’inserimento nella scuola pubblica. È un elemento centrale della nuova fase del procedimento. I tre bambini, che finora hanno seguito un percorso educativo particolare, presentando importanti lacune, dovranno confrontarsi con la frequenza scolastica ordinaria. La scelta della scuola è collegata anche alla futura organizzazione della loro vita quotidiana.
Il percorso ipotizzato prevede quindi una progressione: scuola e socializzazione, momenti di incontro e permanenza con i genitori, fino ad arrivare, se le verifiche daranno esito positivo, al rientro stabile nella famiglia.
Non è stata fissata una data precisa per l’ultimo passaggio. Saranno i servizi sociali a monitorare l’evoluzione e a riferire sull’andamento del reinserimento.
Una vicenda iniziata nel novembre 2025
Per comprendere la decisione di oggi bisogna tornare al 20 novembre 2025, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila dispose l’allontanamento dei tre bambini dal casolare nel quale vivevano con i genitori, nel territorio di Palmoli. I minori furono trasferiti in una struttura protetta a Vasto, sempre in Abruzzo.
Da allora il caso è diventato oggetto di un intenso dibattito pubblico, nel quale si sono sovrapposti temi molto diversi: libertà educativa, istruzione, condizioni abitative, tutela dei minori, rapporto con i servizi sociali e diritto dei bambini alla socializzazione.
Non fu una decisione legata semplicemente alla vita nel bosco
Uno degli aspetti più importanti per evitare semplificazioni è proprio questo: il procedimento non può essere ridotto alla contrapposizione tra una famiglia che sceglie di vivere nella natura e un’istituzione che vorrebbe impedirglielo.
Nelle motivazioni precedenti del Tribunale erano state richiamate diverse questioni relative alla situazione dei minori e alla collaborazione tra i genitori e i servizi incaricati di seguirli.
In particolare, i giudici avevano parlato di difficoltà nel rapporto con gli operatori e di elementi che, nella loro valutazione, avevano reso necessario un intervento di tutela. Le motivazioni dell’allontanamento non coincidevano dunque semplicemente con la scelta di abitare in un luogo isolato o di ricorrere all’istruzione parentale. Intransigenza che ha portato anche diversi legali ad abbandonare la difesa dei coniugi.
Il ruolo dei servizi sociali
La nuova ordinanza attribuisce un ruolo significativo ai servizi sociali, chiamati a seguire il percorso di reinserimento.
Il principio alla base della decisione è quello della gradualità: prima verificare come i bambini affrontano i diversi passaggi, poi procedere verso la fase successiva. Questo significa che il rientro potrà essere completato soltanto se il percorso previsto darà le garanzie richieste dal Tribunale.
Dai mesi nella struttura protetta alla nuova fase
I tre fratelli si trovano nella struttura protetta di Vasto dalla fine di novembre 2025. Nel corso dell’estate hanno anche sostenuto gli esami necessari per l’inserimento scolastico. Nei giorni scorsi, in attesa della decisione giudiziaria, avevano ripreso le lezioni con una maestra in pensione che li segue da mesi. L’obiettivo era prepararli all’ingresso nella scuola e mantenere una continuità didattica durante l’attesa del provvedimento.
Il tema scolastico è diventato così uno dei punti decisivi dell’intera vicenda. Per i bambini non si tratta soltanto di scegliere un istituto, ma di affrontare un cambiamento significativo nelle relazioni sociali e nelle modalità di apprendimento.
I genitori: “Finalmente una prospettiva”
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno sempre sostenuto di voler riavere i figli con loro e, negli ultimi mesi, hanno modificato alcuni aspetti della propria posizione per venire incontro alle richieste emerse durante il procedimento. La coppia ha presentato progetti per la sistemazione abitativa e ha lavorato sull’organizzazione dell’attività educativa e sociale dei bambini.
Il legale Simone Pillon, che assiste la famiglia, aveva sostenuto alla vigilia della decisione che le criticità inizialmente contestate fossero state superate e che il nucleo familiare fosse pronto a riunirsi. La decisione del Tribunale rappresenta per i genitori un passo avanti importante, ma non conclude ancora il procedimento.
Il punto di vista dei giudici: tutela prima di tutto
Il ragionamento del Tribunale deve essere letto nella prospettiva propria della giustizia minorile: il criterio decisivo non è stabilire chi abbia ragione nel conflitto tra adulti, ma valutare quale soluzione garantisca il miglior interesse dei bambini.
È anche per questo che la decisione non ordina un trasferimento immediato a Palmoli. I giudici hanno scelto una soluzione progressiva, nella quale il rapporto con i genitori viene ricostruito e contemporaneamente vengono verificati scuola, socializzazione e condizioni di vita.

Il fatto che sia stato autorizzato il percorso di ricongiungimento indica però anche un cambiamento rispetto alla fase precedente: il ritorno nella famiglia non viene più considerato, in questa fase, incompatibile con la tutela dei minori.
Una storia diventata anche un caso politico e mediatico
Il caso ha assunto nel tempo una dimensione che va oltre le aule giudiziarie. Esponenti politici, associazioni, esperti e semplici cittadini si sono schierati con posizioni molto diverse. La vicenda è stata utilizzata nel dibattito sull’istruzione parentale, sulla discrezionalità dei servizi sociali e sui poteri della magistratura minorile.

La decisione del 1° settembre 2026 offre invece un elemento concreto: non viene stabilita né una separazione definitiva dai genitori né un ritorno immediato. Viene indicato un percorso intermedio, sottoposto a verifiche.