dal 15 ottobre

Dopo il caffè, il tampone "sospeso": inedita iniziativa di due farmacie

Con l'entrata in vigore del Green pass sul lavoro per chi non è vaccinato sarà obbligatorio ogni 72 ore.

Dopo il caffè, il tampone "sospeso": inedita iniziativa di due farmacie
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La tradizione è nata a Napoli da chi lasciava un caffè sospeso nei bar per chi non poteva permetterselo. Negli ultimi anni si è poi allargata a varie iniziative di solidarietà che hanno riguardato un pasto, un gelato, perfino un giocattolo, sino ad arrivare alla spesa completa. E adesso, giusto per stare al passo coi tempi, arriva anche il... tampone sospeso.

Dopo il caffè c'è... il tampone sospeso

L'iniziativa, raccontata da Prima Lecco, nasce dall'idea di Paolo Trezzi, che ha proposto la questione alle farmacie della sua città. E già in due (sulle cinque lecchesi che hanno sottoscritto il protocollo Figliuolo) hanno aderito.

"Se il Diritto ha, oggi, evidentemente un prezzo, (quello di un tampone) non tutti è giusto che lo paghino. Dal 15 ottobre quindi, per chi ha difficoltà economiche e quindi precaria libertà di scelta tra vedersi concretamente riconosciuto il diritto di esercitarlo e cedere al ricatto del doversi vaccinare per continuare a lavorare,  per la mia parte, piccola ma spero non solitaria, ho deciso di promuovere il "tampone sospeso".

Come funziona

Ma come funziona il  tampone sospeso? Esattamente come con il caffè napoletano: chi può lo dona, chi invece non può pagarlo lo chiede.  A spiegarlo è lo stesso ideatore dell'iniziativa.

"Sarà sufficiente, all'atto della prenotazione, per queste persone, chiedere di poter usufruire del tampone sospeso. Più saremo a donarne, andando in farmacia, più questo diritto per chi ci andrà dopo di noi, sarà vero, reale. Lasciamo un tampone sospeso in farmacia per far sì che altri possano tenere un diritto. Un motto potrebbe essere: chi più ha, lo doni, chi meno ha, lo chieda".

Quando il tampone lo pagano... i preti

Nella Bergamasca, per restare in tema, sta facendo discutere l'iniziativa di tre sacerdoti, che hanno deciso di istituire un fondo per pagare i tamponi ai fedeli che non se lo possono permettere.

"L’accesso al fondo è garantito a chiunque ritenga gli sia stato negato un diritto (al lavoro, allo studio, alla mobilità, l’elenco scritto dai tre preti è vario ndr) ed è in una condizione d’indigenza. Tuttavia costoro potranno farvi ricorso  nella misura resa possibile dal fondo e a seguito di una valutazione dei singoli casi da parte di noi sacerdoti".

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Il caso NaturaSì

Sicuramente il tampone sospeso  non servirà ai lavoratori dei supermercati NaturaSì. La catena di alimentari bio, infatti, ha da tempo comunicato che si farà carico di sovvenzionare i tamponi ai propri dipendenti che non vorranno sottoporsi al vaccino. Una decisione che ha suscitato reazioni contrastanti: da una parte molti hanno plaudito all'iniziativa, dall'altra c'è chi - ed è il caso del virologo Roberto Burioni - ha accusato la catena di "lisciare il pelo ai No vax".

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