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Non bastava il Covid?

Cos'è questa storia dell'epidemia di Legionella in provincia di Bergamo

Primi 12 casi sono stati rilevati in Val Seriana. Gli esperti però rassicurano: "Situazione sotto controllo, nessun allarmismo".

Cos'è questa storia dell'epidemia di Legionella in provincia di Bergamo
Attualità 08 Luglio 2022 ore 15:44

Come se la pandemia da Covid-19, tornata prepotentemente a farsi sentire in questa estate rovente, non potesse bastare, e per di più di nuovo nei luoghi dove, durante il primo lockdown, si era verificata una vera e propria tragedia con tantissimi casi di persone contagiate e, purtroppo, un altissimo numero di decessi. La provincia Bergamasca si trova ancora "sotto assedio" da una nuova patologia: stiamo parlando della Legionella, un batterio che si diffonde prevalentemente nei tratti finali degli impianti idrici, come ad esempio fontanelle, rubinetti e apparecchi per il condizionamento. Prima di lanciare inutili allarmismi, tuttavia, bisogna affrontare l'argomento con le giuste cautele: i casi di Legionella sono attualmente 12, ancora troppo pochi per parlare di epidemia.

Cos'è questa storia dell'epidemia di Legionella in provincia di Bergamo

Ora che il Covid-19 è tornato a farsi prepotentemente sentire nelle nostre vite, dobbiamo preoccuparci anche di questa nuova patologia? La situazione è attualmente sotto controllo e non conviene lanciare inutili allarmismi. Come raccontato da Prima Bergamo, in Val Seriana sono stati rilevati in questi ultimi giorni 12 casi di Legionella.

L'ultimo ha riguardato un giovane ragazzo di Gazzaniga (Bergamo), dopo che mercoledì 6 luglio 2022, ne erano stati segnalati 11 di cui nove uomini e due donne. Fin dalle prime rilevazioni del batterio, gli esperti si sono messi al lavoro nel tracciamento e nell’analisi dei campioni prelevati da impianti di climatizzazione e reti idriche delle abitazioni dei pazienti e nelle aree colpite dalla malattia. Al momento, tuttavia, la causa della prima proliferazione della patologia rimane ancora ignota.

Che cos'é la Legionella?

Ma che cosa riguarda nello specifico questa malattia? La Legionella deriva dal batterio legionella pneumophila che fa parte del gruppo gram-negativi aerobi. Il suo nome deriva dall'epidemia acuta che nell'estate del 1976 colpì un gruppo di veterani della American Legion riuniti in un albergo di Philadelphia causando ben 34 morti su 221 contagiati. Solo nel 1977 venne isolato per la prima volta il batterio che causava tale patologia.

La Legionella non si trasmette né attraverso il contatto ravvicinato tra soggetti, né per ingestione, ma lo fa via aerosol, cioè attraverso particelle liquide nebulizzate nell’aria. L'infezione di Legionella avviene quindi tramite inalazione aerea di acqua o liquidi che ospitano il bacillo. Il batterio è in grado di sopravvivere nell'acqua e nel fango che si trasmette anche per via aerea, compresi gli impianti di condizionamento. I ristagni d'acqua o gli impianti di aerazione con rami morti e fenomeni di ostruzione ne favoriscono la diffusione. L’infezione si può manifestare in una forma più lieve, la febbre di Pontiac (temperatura corporea alta e problemi respiratori) oppure malattia del Legionario, che può portare ad una polmonite acuta.

Le cause, secondo gli esperti Humanitas , che consentono lo sviluppo della legionella sono:

  • il sesso maschile;
  • età avanzata,
  • eccessivo consumo di alcol e di fumo;
  • patologie croniche del polmone patologie e farmaci che causano immunodepressione.

I soggetti contagiati sono in via di guarigione

Nel frattempo, secondo quanto riportato dall’Eco di Bergamo, tutti i soggetti infettati sarebbero in fase di miglioramento: dall’ospedale di Piario sono stati dimessi già 4 pazienti, mentre il paziente in terapia intensiva al Bolognini di Seriate sta molto meglio rispetto ai giorni precedenti.

Per quanto riguarda il ragazzo di Gazzaniga, attualmente ricoverato al Papa Giovanni per un’altra patologia, a cui poi è stata diagnosticata la legionellosi, avrebbe iniziato a manifestare i sintomi dal 30 giugno scorso. I tecnici stanno andando avanti con le interviste e il tracciamento, per capire se l’ultimo caso possa essere collegato in qualche modo alla zona di Clusone e se abbia qualcosa in comune con gli altri individui.

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