L’estate 2026 è stata decisamente calda. Per non dire bollente in certe situazioni, con la colonnina di mercurio che in alcune parti d’Italia ha superato la soglia dei 40°C.
Con l’inizio di settembre si spera in una diminuzione delle temperature e in un clima più fresco. Tuttavia, le previsioni parlano di una sesta ondata di calore, destinata a durare da venerdì 4 a mercoledì 9 settembre, con picchi di 37/38°C (valori fino a circa otto gradi sopra la media stagionale).
Una situazione, insomma, che testimonia ancora una volta quanto il cambiamento climatico stia decisamente impattando sulla nostra vita di tutti i giorni (senza considerare anche l’altro lato della medaglia, cioè quello delle emergenze ambientali dovute a fenomeni meteorologici estremi).
Il rapporto UNEP
E proprio in questa direzione si pone l’ultimo allarme lanciato dall’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), che mercoledì 2 settembre 2026 ha pubblicato il nuovo rapporto UNEP per l’ambiente.
“L’aumento della temperatura globale è destinato a superare 1,5 °C, probabilmente entro i prossimi anni, spingendo i rischi e gli impatti climatici a livelli sempre più pericolosi – si legge nel report – ma è ancora possibile ridurre le temperature e raggiungere gli obiettivi globali dell’Accordo di Parigi”.
Nel dettaglio, il rapporto UNEP identifica un percorso di “superamento, picco e declino” come la migliore opzione rimanente per minimizzare l’entità e cercare di tornare al di sotto di 1,5 °C il prima possibile.
“Il caldo torrido di quest’estate, i devastanti incendi e le inondazioni mortali sono un monito su ciò che ci aspetta. Dobbiamo fare in modo che il superamento della temperatura massima di 1,5 gradi sia il più piccolo e breve possibile. Ciò richiede un livello di ambizione senza precedenti” ha dichiarato Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite.
Le soluzioni e i provvedimenti da prendere riguardano in particolare tagli immediati e sostenuti alle emissioni di gas serra, incluso il metano, sulla strada verso le emissioni nette zero. Seguire questo percorso implicherebbe azioni di adattamento che ridurrebbero la vulnerabilità agli impatti attuali, previsti e imprevisti dei cambiamenti climatici su società, comunità ed economie.
“Non ci saranno conseguenze positive se rimarremo al di sopra di 1,5 °C. In tutto il mondo, le ondate di calore estreme stanno già dimostrando che gli impatti climatici si faranno sentire più rapidamente, con maggiore intensità e più a lungo, causando un numero maggiore di vittime e sconvolgimenti più profondi” ha affermato Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP.
Impatti devastanti
Lo scenario più ottimistico prevede un aumento della temperatura massimo di 1,8 °C rispetto ai livelli preindustriali, superando l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 °C stabilito dall’Accordo di Parigi. La maggior parte degli altri scenari prevede picchi più elevati.
Gli impatti previsti includono l’intensificarsi di eventi meteorologici estremi, la perdita di ecosistemi e la sommersione dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e delle città costiere a bassa quota. Si prevedono gravi danni alla salute umana, alla sicurezza alimentare, alle risorse idriche, alla natura, alle città, alle infrastrutture e alle economie.
Il rapporto avverte che la probabilità di superare punti di non ritorno irreversibili aumenta con l’intensità e la durata delle temperature più elevate. Tra questi, la destabilizzazione delle principali calotte glaciali, il degrado della foresta pluviale amazzonica e l’interruzione della circolazione termoalina atlantica.
Serve un’azione collettiva e globale
Considerata la portata dei rischi e i benefici collaterali degli interventi climatici, come una rapida transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili – miglioramento della qualità dell’aria e della salute pubblica, riduzione dei costi energetici e maggiore accesso all’elettricità – il rapporto sollecita un’azione accelerata, collettiva e globale per intraprendere un percorso di superamento, picco e declino.
Una forte volontà politica e il multilateralismo, politiche efficaci, una governance inclusiva e finanziamenti adeguati sono tutte condizioni abilitanti importanti per l’azione, e l’equità e la giustizia devono essere alla base di tutte le risposte.
Il rapporto sottolinea che l’obiettivo di zero emissioni nette è una pietra miliare verso un risultato netto negativo, e che la rimozione del carbonio dall’atmosfera (CDR) è necessaria in aggiunta, e non in sostituzione, alle riduzioni sostenute delle emissioni di gas serra. Tuttavia, la CDR può contribuire in modo credibile a un ritorno al di sotto di 1,5 °C solo se il picco di riscaldamento rimane ben al di sotto dei 2 °C e tutte le emissioni residue vengono ridotte.