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Un provvedimento che divide

Bufera sul reintegro di 4mila medici e infermieri No Vax. Ronzulli (FI): "Non dovrebbero lavorare"

Cresce la perplessità sulla scelta del nuovo Esecutivo, considerando l'attuale situazione della pandemia e la forte contagiosità delle nuove varianti.

Bufera sul reintegro di 4mila medici e infermieri No Vax. Ronzulli (FI): "Non dovrebbero lavorare"
Attualità 02 Novembre 2022 ore 11:01

Medici e infermieri No Vax tornano in corsia. Da ieri, 1° novembre 2022, col primo decreto approvato dal governo Meloni, è stato abolito l’obbligo vaccinale per le professioni sanitarie, provvedimento anticipato rispetto alla precedente scadenza del 31 dicembre. A conseguenza di ciò, quindi, tutti i sanitari che non si erano sottoposti al vaccino saranno nuovamente abilitati al ruolo. La decisione, ovviamente, non ha solo spiazzato l'opinione pubblica, ma anche l'ordine dei medici e i sindacati di categoria, i quali, si dicono perplessi di una scelta simile, considerando il fatto che, con l'arrivo delle nuove varianti, non bisogna prendere sottogamba l'attuale situazione della pandemia. Sul "piede di guerra" anche Licia Ronzulli, capogruppo di Forza Italia in Senato:

"Chi è No Vax e quindi va contro la medicina e la scienza non dovrebbe operare in campo sanitario".

Medici e infermieri No Vax tornano in corsia

I numeri sono incerti, ma stando alle stime di Orazio Schillaci, ministro della Salute, 4mila tra medici, infermieri e operatori sanitari No Vax dovrebbero far rientro nei reparti degli ospedali, anche se metà di loro sarebbero dentisti o liberi professionisti. Una decisione, emanata dal primissimo decreto del governo Meloni, ragionata in funzione di rattoppare, seppur in minima parte, un organico medico ridotto all'osso.

Per questo motivo, a partire da ieri, martedì 1° novembre 2022, gli ordini professionali delle categorie coinvolte hanno avviato i lavori di richiamo, comunicando alle Asl la revoca della sospensione dall'albo dei loro iscritti. Interpellato dall'Ansa, si è espresso a riguardo Dario Giacomini, radiologo 46enne non vaccinato che si prepara a rientrare all'ospedale-Ulss 8 di Vicenza, dove lavorava prima della sospensione per mancata ottemperanza all'obbligo vaccinale:

"Rientrerò in ospedale a testa alta, perché non sarò mai un untore per alcun paziente. I vaccini anti-Covid sono stati più che altro un'operazione politica e non mi sono vaccinato perché convinto che ciò non rappresenti la soluzione per limitare il contagio. I dati dimostrano infatti che i contagi negli ospedali ci sono stati ugualmente".

Il rientro dei No Vax crea polemica

La scelta del nuovo Esecutivo, ovviamente, ha spaccato l'opinione pubblica, generando forti polemiche soprattutto da parte dell'Ordine dei Medici e dei sindacati di categoria, i quali si dicono preoccupati per il rientro dei No Vax negli ospedali, considerando l'attuale stato della pandemia con varianti Covid molto contagiose. Non usa mezze misure Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive all'ospedale di Genova, che a riguardo, in un'intervista a TgCom24, afferma:

"Reintegrare i medici no vax è uno schiaffo in faccia al 99,3% dei medici che si sono vaccinati. Un medico che non si è vaccinato nel 2021 per me non è un medico, dovrebbe ritornare a studiare".

bassetti
Matteo Bassetti

Per il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, il decreto non risolve il problema della carenza di personale:

"Non assegnare i medici e sanitari non vaccinati contro il Covid-19, e reintegrati negli ospedali, ai reparti con pazienti fragili maggiormente a rischio. Il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri è stato fatto senza il coinvolgimento delle parti sociali e non risolve assolutamente il problema della carenza di medici negli ospedali. Questo provvedimento ci lascia perplessi soprattutto per il 'deficit comunicativo' da parte del governo: fino a ieri i No Vax, come da tutti convenuto, non dovevano assolutamente essere presenti in ospedale, mentre da oggi in poi tutto torna alla precedente normalità".

La Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), invece, si esprime proponendo la soluzione alternativa di inserire l’obbligo vaccinale codice deontologico dei medici:

"Ho sempre pensato - afferma il segretario nazionale Silvestro Scotti - che non dovesse essere necessaria una norma per un’azione che dovrebbe essere parte integrante delle responsabilità del medico, che deve proteggere la salute del suo paziente anche vaccinandosi".

Le Regioni intendono muoversi autonomamente

Il rientro di medici e infermieri No Vax nei presidi ospedalieri ha fatto discutere anche nei singoli consigli regionali. Molto polemico sul provvedimento anche l'indomabile Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che su Facebook scrive:

"È una decisione che toglie sicurezza e tutela ai pazienti ricoverati e ai loro familiari. È una decisione che crea enorme difficoltà ai dirigenti delle strutture sanitarie e ospedaliere, nel loro obbligo di tutela della salute dei pazienti. È una decisione che rischia, se si diffonde il contagio fra i medici, di fare avere ancora meno personale in servizio, altro che più medici".

De Luca Salvini
Vincenzo De Luca

Michele Emiliano, presidente della Puglia, invece, afferma che si muoverà autonomamente:

"Noi abbiamo una legge regionale che prevede l'obbligo di vaccinazione contro alcune malattie contagiose e non abbiamo intenzione di cambiarla. Non è mai stata impugnata".

Mentre dall'Emilia-Romagna arriva un’altra decisione che pone dei dubbi sull’applicazione pratica della norma voluta dall’esecutivo. Se per il personale amministrativo e degli Oss ci sarà l’immediato reintegro, per i sanitari sospesi dagli Ordini si attenderà che siano gli Ordini stessi a revocare la sospensione, per poi procedere al reintegro.

In linea generale, come dichiarato da Giovanni Migliore, presidente della Fiaso (Federazione aziende sanitarie e ospedaliere), si valuterà caso per caso:

"Le situazioni dei reintegrati saranno valutate caso per caso rispetto all'assegnazione dei reparti, a tutela di tutti. Da parte del datore di lavoro c'è l'interesse a tutelare anche il dipendente, considerato una risorsa".

Ronzulli: "I No Vax non dovrebbero lavorare"

Sul tema fa la voce grossa Licia Ronzulli, capogruppo di Forza Italia in Senato e quindi parte della maggioranza parlamentare, di recente finita al centro della lite tra Silvio Berlusconi e la nuova premier. In un'intervista a La Stampa ha infatti dichiarato:

"Con questo provvedimento, il governo rischia di sembrare amico dei No Vax. E' il messaggio che potrebbe passare rivedendo di punto in bianco le norme che regolano la somministrazione dei vaccini. È anche per questo che auspico un processo graduale per il superamento delle misure anti Covid. La delegazione di Forza Italia su questo non getterà la spugna.

Licia Ronzulli
Licia Ronzulli

Forse si sarebbe potuta attendere la scadenza naturale della misura, il 31 dicembre, così da evitare che la maggioranza silenziosa di chi, onorando il camice, si è responsabilmente vaccinato si sentisse sconfitto dalla minoranza chiassosa dei No Vax. Ma se lo chiede a me, chi è No Vax e quindi va contro la medicina e la scienza non dovrebbe operare in campo sanitario".

Ricciardi: "Non è vero che siamo il Paese con più morti per Covid"

Walter Ricciardi, igienista della Cattolica e già consulente di Speranza, è infine intervenuto su uno dei recenti leit motiv del nuovo governo Meloni, ossia che l’Italia sia il Paese che ha avuto più morti di Covid pur applicando le misure più pesanti di tutti.

Cosa fare per non ritrovarsi di nuovo alle prese col Covid in autunno secondo Ricciardi
Walter Ricciardi

Un tipo di narrazione molto cara anche al mondo No Vax ma che è falsa, visto che i numeri degli istituti internazionali che raccolgono i dati dicono che ci sono ventiquattro Paesi che hanno avuto un numero di morti superiore in rapporto agli abitanti:

"Non è affatto vero quel che dice il governo - afferma Ricciardi - I dati rivelano che nel 2020, anno nel quale siamo stati investiti per primi dalla pandemia, siamo stati quinti al mondo per numero di decessi ogni 100 mila abitanti, dietro a Paesi come Perù e Belgio. Nel 2021, invece, siamo al 53° posto. E questo è successo anche se la popolazione italiana è più anziana al mondo, e quindi più fragile ed esposta a un virus di questo tipo. Un impatto importante per ridurre la mortalità lo ha avuto di certo la vaccinazione - aggiunge - L’adesione degli italiani è stata subito altissima, siamo stati tra i più coperti, con Spagna e Portogallo".

Nel 2022, la mortalità è stata un po’ ovunque inferiore agli anni precedenti, ma il nostro Paese, secondo i dati di “Our world in data” dell’Università di Oxford, è 25eisma a livello mondiale per morti da Covid-19.

"Avremmo potuto certamente fare meglio - conclude Ricciardi - ma con misure ancora più dure, non più morbide. Ad esempio quelle che hanno adottato Germania e Francia, che hanno fatto lockdown nazionali molto più tempestivi e prolungati di noi: è anche falso, quindi, che noi abbiamo adottato misure più dure degli altri".

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