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Truffa informatica

Anche Adolf Hitler ha il Green pass. Ed è un grosso problema per la Ue

Qualcuno abbia rubato le "chiavi" per realizzare Qr Code di certificati validi e ha intestato un Green pass... al Fuhrer.

Anche Adolf Hitler ha il Green pass. Ed è un grosso problema per la Ue
Attualità 27 Ottobre 2021 ore 11:30

Anche Adolf Hitler ha il Green pass. Una bufala? Uno scherzo? Una provocazione dei No pass, che hanno spesso tirato in ballo il furher parlando del certificato e paragonandolo alle restrizioni dei nazisti?  Oppure il furher è vivo e vaccinato? No, nulla di tutto questo. E, attenzione, la questione potrebbe rappresentare un grosso problema.

Un Green pass per... Adolf Hitler

Il furher è tornato in vita? Oppure non è mai morto (come sostengono alcuni) e ora ha anche lui il certificato verde? No, non è così. Il Green pass di Hitler è comparso (in due versioni, una con data di nascita nel 1900, l'altra nel 1930, ovvie imitazioni, dato che "l'originale" è del 1889) su alcune pagine del dark web.

Su Raidforums, uno dei più seguiti del dark web. Qui un utente, nel thread "make Eu Green pass", chiede a un venditore che si presume sia polacco se è in grado di creare certificati validi e come prova domanda di realizzarne uno intestato al furher, al prezzo di 300 euro. Il risultato è stupefacente: Green pass creato e perfettamente funzionante. A confermarlo è lo stesso richiedente: il Qr code è valido sulle App di verifica in Italia e in Europa. 

Perché è un problema

Ma, al di là dell'episodio singolo, che sembrerebbe essere stato ricomposto dopo qualche ora, con il blocco dei codici, la questione è seria.

E non perché lo spirito di Hitler possa tornare con tanto di Green pass. Piuttosto, il fatto che qualcuno abbia rubato le "chiavi" per realizzare Qr Code di certificati validi impone una riflessione. Con soli 300 euro infatti si può facilmente ottenere un certificato considerato valido, pur senza aver fatto il vaccino o il tampone. E anche se la "chiave" in questione è stata  bloccata, nulla vieta di pensare che abili "pirati" della Rete possano trovare il modo per imitare quanto accaduto.

Difficile peraltro entrare nello specifico di come sia potuto accadere.  Stefano Zannero   docente di computer security e informatica forense al Politecnico di Milano, ha dato una sua spiegazione:

"Comunque che si sia trattato di un leak o quantomeno di un abuso di chiavi di firma non è che sia discutibile, è abbastanza evidente. Dovranno accertare com’è successo per evitare che si ripeta, certo".

Ed è proprio questo il punto: evitare che si ripeta. Ma come fare? E come controllare i certificati già circolanti? La soluzione potrebbe essere il blocco di quelli emessi contestualmente a quelli "nazisti" o con le medesime chiavi. Ma chi ci dice che non sia avvenuto lo stesso in precedenza e che circolino già Green pass fasulli? Insomma, un bell'enigma, di non facile soluzione.