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malato di sclerosi multipla

Altro suicidio assistito in Svizzera: nuovo viaggio e nuove autodenunce per l'associazione Luca Coscioni

Un appello caduto nel vuoto: "Sono costretto ad andarmene via, per andarmene via"

Altro suicidio assistito in Svizzera: nuovo viaggio e nuove autodenunce per l'associazione Luca Coscioni
Attualità 11 Dicembre 2022 ore 08:31

"Perché non posso farlo qui in Italia? A casa mia, anche in un ospedale, con i parenti, gli amici. Sono costretto ad andarmene via, per andarmene via".

Questo chiedeva alle istituzioni Massimiliano, 44enne malato di sclerosi multipla, che ha scelto di morire ieri, 8 dicembre 2022, in una clinica svizzera. Prigioniero del suo corpo, non ha potuto scegliere come vivere e neppure come morire. Avrebbe voluto farlo nel suo Paese, l'Italia, magari nella sua bella Toscana, con a fianco i suoi affetti più cari.

Sia lui che suo padre, il signor Bruno, hanno lanciato diversi appelli che non hanno ricevuto risposta. Non essendo tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, infatti, il 44enne non aveva possibilità di accedere al suicidio assistito in Italia poiché privo di uno dei requisiti della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato\Dj Fabo.

Massimiliano è morto in Svizzera, grazie al sostegno dell'associazione Coscioni

Dopo l'appello pubblico lanciato nei giorni scorsi per poter porre fine alle sue sofferenze in Italia, Massimiliano è spirato in una clinica elvetica tramite suicidio assistito. A darne notizia l'associazione Luca Coscioni a cui l'uomo, non più autonomo, si era rivolto:

"Dopo l’appello pubblico per poter porre fine alle sue sofferenze in Italia, Mib, Massimiliano, 44enne affetto da sclerosi multipla, è morto oggi in una clinica Svizzera tramite suicidio assistito. In questo video ha voluto spiegare la sua scelta. Massimiliano è stato accompagnato nel paese elvetico da Felicetta Maltese, attivista della campagna Eutanasia Legale e da Chiara Lalli, giornalista e bioeticista. Per questa azione di disobbedienza civile rischiano fino a 12 anni di carcere per il reato di aiuto al suicidio. Domani andranno ad autodenunciarsi a Firenze presso la Stazione Carabinieri Santa Maria Novella alle ore 11. Anche Marco Cappato, che in questa occasione non ha direttamente accompagnato Massimiliano, si autodenuncerà in veste di legale rappresentante dell’Associazione Soccorso Civile che ha organizzato e finanziato il viaggio di Massimiliano verso la Svizzera. Ad accompagnarli Filomena Gallo, avvocato e segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni."

Oggi, 9 dicembre 2022, Maltese e Lalli si sono autodenunciate ai carabinieri di Firenze.

Con loro anche Marco Cappato che, in questa occasione, non ha direttamente accompagnato Massimiliano, ma si autodenuncia in veste di legale rappresentante dell'Associazione.

Massimiliano e papà Bruno

Straziante uno degli appelli che Massimiliano aveva consegnato al web:

"Fratelli di questa Italia mi chiamo Mib e a 44 anni vorrei essere aiutato a morire a casa mia. Da sei anni soffro di una sclerosi multipla che mi ha già paralizzato. Posso muovermi solo in sedia a rotelle con l’aiuto di qualcuno. Non sono più autonomo in niente, non posso più alzarmi dal letto. O andare in bagno da solo. La malattia progredisce e peggiora giorno dopo giorno. Riesco ancora a muovere il braccio destro, ma mi sta abbandonando pure lui. Non ho più presa, mi senso intrappolato in un corpo che non funziona più. Una macchina rotta. Se non avessi paura del dolore, anche di una semplice puntura, avrei già provato a togliermi la vita più di un anno fa. Per questo vorrei essere aiutato a morire senza soffrire in Italia. Ma non posso perché non dipendo da trattamenti vita. Sto pensando di andare in un altro Paese. Tutte le persone che mi vogliono bene rispettano questa scelta. I miei amici, le mie sorelle, anche mio padre.

Fratelli di questa Italia io non credo più in questo Stato. Se voi ci credete fate qualcosa, ma fatelo subito."

Il signor Bruno, padre del 44enne, ha appoggiato il figlio e rispettato la sua decisione e la sua battaglia:

"Il corpo è suo, sa lui cosa sente e cosa soffre. E noi non possiamo dire no, sarebbe solo egoismo. Vorrei che fosse una cosa fatta in Italia."

I precedenti

Non è la prima volta che Cappato si autodenuncia per questo tipo di reato. Di recente, era già successo ad agosto per Elena e due mesi più tardi per Romano. Ad aprile dello scorso anno l’esponente dei radicali e Mina Welby erano stati assolti in secondo grado dall’accusa di istigazione e di aiuto al suicidio – rispettivamente, "perché il fatto non sussiste" e perché "il fatto non costituisce reato" – per il caso di Davide Trentini, il 53enne malato di sclerosi multipla e deceduto in una clinica svizzera lo scorso 13 aprile 2017.

E' dunque evidente che esistano voragini legislative sul tema, nel nostro Paese. Laddove diversi Paesi europei, recentemente anche la Spagna, si stanno muovendo in tal senso. Ma, a giudicare dal silenzio con il quale le istituzioni nostrane affrontano questi casi è altrettanto palese che non sia considerato prioritario farsi carico della gestione di questo genere di situazioni. Che poi sono vite.

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