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Verso il voto

Come funziona l'elezione del presidente della Repubblica

Si è messa in moto la macchina organizzativa per garantire, nonostante il Covid, la partecipazione dei grandi elettori in totale sicurezza.

Come funziona l'elezione del presidente della Repubblica
Altro 09 Gennaio 2022 ore 07:59

Corsa al Quirinale. Per la successione all'attuale presidente Sergio Mattarella il dado è tratto. Il presidente della Camera Roberto Fico ha convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, a partire dalle  15 del 24 gennaio, per l'elezione del presidente della Repubblica.

Come funziona l'elezione del presidente della Repubblica

Il primissimo appuntamento, salvo clamorosi colpi di scena legati al Covid, è dunque fissato in calendario per il pomeriggio del 24 gennaio 2022.  Il massimo rappresentante della Camera ha effettuato la convocazione secondo protocollo, non prima di essersi consultato con la responsabile dell'altro ramo del Parlamento, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

La comunicazione di Fico è stata inviata ai presidenti dei Consigli regionali che ora dovranno provvedere a scegliere i propri delegati (58 complessivamente).

In genere, il presidente della Regione, il presidente del Consiglio regionale e un rappresentante delle opposizioni. Tranne la Val d'Aosta che nominerà un solo rappresentante.

Corsa al Quirinale, appuntamento al 24 con incognita Covid

Sulla data formalizzata in agenda dal presidente della Camera c'è però l'incognita Covid e della variante Omicron come ha spiegato lo stesso Fico.

"Siamo al lavoro insieme al collegio dei questori per definire l’organizzazione e le misure per garantire la piena operatività e sicurezza del voto"

Un'organizzazione che si annuncia "certosina", l'obiettivo è che nulla venga lasciato al caso per quanto riguarda le operazioni di voto, l'accesso all'Aula, i distanziamenti, le igienizzazioni degli spazi e le operazioni di spoglio.

Al momento, sembra escluso che, almeno per i delegati regionali, vengano presi provvedimenti straordinari come ad esempio il voto telematico.

Il punto sull'organizzazione

Qualcosa in più se ne saprà a inizio della prossima settimana. E' infatti in programma martedì 11 il vertice del Collegio dei Questori che dovrà decidere quante votazioni al giorno verranno effettuate.

Al momento, proprio per adempiere agli accorgimenti anti Covid, l'ipotesi più gettonata è che ci siano una votazione e uno spoglio al giorno.

Questo perché i grandi elettori saranno scaglionati in gruppi (pare per ordine alfabetico) e orari differenti. L'idea è di far accedere in Aula 200 persone in tre fasce orarie diversificate.

Quorum e spoglio

Nelle prime tre votazioni serve la maggioranza dei due terzi, poi basta quella assoluta.

I grandi elettori saranno 1008 o 1009: dipende dal giorno in cui ci sarà la proclamazione del dem Fabio Porta, che subentra ad Adriano Cairo, dichiarato decaduto il 2 dicembre.

I realtà, sul numero dei presenti grava come detto l'incognita Covid. Al momento, certificati sanitari alla mano, il 10% dei parlamentari potrebbe essere assente "per malattia" il 24 gennaio. Un numero abbastanza rilevante.

Cosa prevede la Costituzione

La Costituzione prevede che nelle prime tre votazioni la maggioranza richiesta per l'elezione sia quella dei due terzi dei componenti dell'Assemblea, cioè di 672 (o 673, dipende sempre dalla proclamazione del nuovo parlamentare). Il quorum si abbassa dal quarto scrutinio: per essere eletti basterà la maggioranza assoluta dei componenti dell'assemblea, cioè 505 voti.

E' quest'ultima che, secondo gli strateghi della politica, potrebbe essere decisiva. Le prime potrebbero portare a un nuovo presidente della Repubblica solo se legato a un nome largamente condiviso dai diversi schieramenti.

Le curiosità

L'urna dove vengono raccolte le preferenze si chiama insalatiera. Secondo protocollo, votano segretamente prima i senatori, poi i rappresentanti della Camera, infine i delegati delle Regioni.

Solo per le elezioni di Carlo Azeglio Ciampi (1999), Francesco Cossiga (1985) ed Enrico De Nicola (1946) bastò un solo scrutinio. Per l'attuale presidente Sergio Mattarella ne occorsero quattro, per Sandro Pertini (1978) e Oscar Luigi Scalfaro (1992) addirittura 16.