voto a stelle e strisce

Elezioni Midterm Usa 2026, Trump rischia di perdere il Congresso: democratici avanti nei sondaggi

Americani alle urne in queste ore

Elezioni Midterm Usa 2026, Trump rischia di perdere il Congresso: democratici avanti nei sondaggi
Aggiungi News Prima alle tue fonti preferite

Gli Stati Uniti votano oggi, martedì 3 novembre 2026, per le elezioni di Midterm 2026, il primo grande appuntamento elettorale nazionale dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. In palio c’è il controllo del Congresso e, con esso, la possibilità per il presidente americano di portare avanti la propria agenda politica nei prossimi due anni senza dover necessariamente negoziare con un’opposizione in maggioranza.

Gli ultimi sondaggi descrivono uno scenario complicato per il Partito Repubblicano: i democratici sarebbero avanti in numerosi Stati chiave. La battaglia più delicata riguarda il Senato. Attualmente i repubblicani controllano la Camera alta con 53 seggi contro i 47 dell’opposizione, conteggiando tra questi ultimi anche due indipendenti. Per ribaltare i rapporti di forza, i democratici devono ottenere un guadagno netto di almeno quattro seggi.

Come funzionano le Midterm e perché sono così importanti

Le elezioni di metà mandato si svolgono due anni dopo le presidenziali e rappresentano tradizionalmente un banco di prova per l’amministrazione in carica. Gli elettori sono chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, oltre a eleggere governatori, rappresentanti delle assemblee statali e amministratori locali.

Secondo le valutazioni dei principali analisti elettorali, i democratici hanno possibilità concrete di conquistare la Camera, mentre il controllo del Senato è molto più incerto. Le conseguenze politiche sarebbero significative. Una maggioranza democratica alla Camera potrebbe intensificare le indagini parlamentari sull’amministrazione Trump e ostacolare l’approvazione di alcune proposte legislative. Il controllo del Senato, invece, darebbe all’opposizione anche la possibilità di bloccare nomine presidenziali, comprese quelle alla Corte Suprema in caso di nuovi posti vacanti.

Dal Texas all’Alaska, gli Stati dove si decide il Senato

Uno degli Stati più osservati è il Texas, dove il democratico James Talarico sfida il repubblicano Ken Paxton, procuratore generale dello Stato. Il Texas non elegge un democratico a una carica statale da circa trent’anni, ma le rilevazioni della vigilia hanno mostrato una competizione molto più aperta rispetto al passato. Talarico ha costruito una campagna centrata soprattutto sul costo della vita, mentre Paxton ha ricevuto il sostegno di Trump e di importanti finanziatori repubblicani.

In Alaska, l’ex deputata democratica Mary Peltola affronta il senatore uscente Dan Sullivan. Anche qui i sondaggi hanno segnalato margini ridotti, nonostante Trump avesse vinto lo Stato con circa 13 punti di vantaggio nel 2024.

Particolarmente interessante anche la situazione in Ohio, dove l’ex senatore democratico Sherrod Brown cerca di tornare al Congresso, e in Maine, dove la repubblicana Susan Collins tenta di ottenere un sesto mandato contro il democratico Troy Jackson.

Nel Kansas, il democratico Adam Hamilton sfida il senatore repubblicano Roger Marshall in uno Stato che non elegge un democratico al Senato da quasi un secolo.

Restano sotto osservazione anche Iowa, Nebraska e South Carolina, mentre in North Carolina l’ex governatore democratico Roy Cooper affronta il repubblicano Michael Whatley.

I numeri dei sondaggi, tuttavia, vanno letti con prudenza: differenze di pochi punti possono rientrare nel margine di errore e non garantiscono il risultato finale.

Michigan, la sfida che può complicare i piani democratici

Se da una parte i democratici puntano a conquistare seggi oggi repubblicani, dall’altra devono difendere quelli già in loro possesso. Una delle competizioni più importanti è quella del Michigan, dove il democratico progressista Abdul El-Sayed affronta l’ex deputato repubblicano Mike Rogers. La campagna è stata caratterizzata da forti contrapposizioni politiche, soprattutto sui temi dell’immigrazione, della sanità e dell’identità religiosa dei candidati. Negli ultimi giorni ha fatto discutere anche la decisione della democratica Haley Stevens, sconfitta da El-Sayed alle primarie, di sostenere il candidato repubblicano Rogers.

Un’eventuale perdita del seggio da parte democratica renderebbe ancora più difficile raggiungere la maggioranza al Senato.

Soldi e sondaggi: la corsa elettorale da centinaia di milioni

La competizione si gioca anche sul terreno economico. Secondo i dati della Federal Election Commission riportati da Sky TG24, il democratico texano James Talarico ha raccolto oltre 146 milioni di dollari, seguito dal senatore della Georgia Jon Ossoff, con circa 136,6 milioni, e da Sherrod Brown, con 68,4 milioni. Una parte rilevante delle donazioni arriva da piccoli finanziatori, a conferma dell’importanza della mobilitazione degli elettori. Sul fronte repubblicano, Ken Paxton ha beneficiato anche del sostegno di gruppi finanziati da Elon Musk, mentre Susan Collins e Mike Rogers figurano tra i candidati con le raccolte individuali più consistenti.

Il voto come giudizio su Trump

A pesare sulla campagna elettorale sono soprattutto carovita, inflazione, dazi commerciali e guerra con l’Iran, temi sui quali gli elettori hanno espresso forti preoccupazioni nelle rilevazioni nazionali. Trump ha intensificato i comizi nelle ultime settimane, invitando i suoi sostenitori a considerare il voto di oggi come una scelta sulla sua stessa presidenza. Per i democratici, invece, l’obiettivo è trasformare il malcontento economico in una maggiore rappresentanza parlamentare.