“Diventerò Mr Veto se i Democratici vincono la maggioranza”. A poche ore dalle elezioni di midterm del 3 novembre 2026, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alza i toni. Le elezioni di metà mandato, che arrivano due anni dopo il suo ritorno alla Casa Bianca, potrebbero cambiare profondamente gli equilibri politici americani e condizionare gli ultimi due anni della sua presidenza.
“Poi, a un certo punto, probabilmente dovremo trovare degli accordi”, ha aggiunto Trump in un’intervista al New York Post, anticipata da Fox News.
Un’affermazione che sintetizza il possibile scenario del dopo-voto: una Casa Bianca repubblicana costretta a confrontarsi con un Congresso, almeno in parte, controllato dall’opposizione.
🚨 BREAKING: President Trump announces his plans if Democrats win the midterms
“I’ll become — MR. VETO.”
“They will send stuff up?”
“And I’ll VETO IT.”
“But hopefully, we don’t have to worry about that!” 🔥
Vote red anyway so it doesn’t happen!
A Democrat House means two years of gridlock, impeachment, and subpoenas, with Dems PROVING again how psychotic they are.
— Eric Daugherty (@EricLDaugh) November 1, 2026
Midterm 2026: Trump rischia
Martedì 3 novembre gli elettori americani sono chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 dei 100 seggi del Senato e a scegliere i governatori di 36 Stati. Si vota inoltre per numerose cariche locali. Le elezioni di metà mandato non riguardano direttamente la presidenza, ma determinano chi controllerà il potere legislativo federale fino al gennaio 2029.
Attualmente i Repubblicani detengono la maggioranza in entrambe le Camere, seppure con margini ridotti. Secondo la fotografia parlamentare riportata da Reuters, alla Camera il rapporto è di 218 seggi repubblicani contro 214 democratici, con tre posti vacanti, mentre al Senato la maggioranza è di 53 a 47. Ai Democratici servirebbe quindi un guadagno netto di quattro seggi in ciascun ramo per conquistare la maggioranza. Al Senato il calcolo tiene conto anche del ruolo del vicepresidente, che può esprimere il voto decisivo in caso di parità.
La posta in gioco è enorme. Una maggioranza democratica alla Camera potrebbe ostacolare l’approvazione di nuove leggi, incidere sulle decisioni di bilancio e avviare inchieste parlamentari sull’amministrazione Trump. Il controllo del Senato consentirebbe inoltre di condizionare le nomine presidenziali, comprese quelle dei giudici federali e della Corte Suprema.
Democratici avanti, Senato resta incerto
Le ultime rilevazioni nazionali indicano un vantaggio del Partito Democratico. Secondo un sondaggio NBC News, il 52% degli intervistati preferirebbe un Congresso controllato dai Democratici, contro il 45% favorevole ai Repubblicani. Nella stessa rilevazione, il 60% esprime disapprovazione per l’operato di Trump, mentre il 40% lo approva. A pesare sul clima elettorale è soprattutto l’economia. Il carovita, i costi delle abitazioni e la percezione di una perdita di potere d’acquisto sono diventati temi centrali della campagna.
Ma il vantaggio nazionale dei Democratici non si traduce automaticamente in seggi conquistati. Negli Stati Uniti le elezioni parlamentari si decidono nei singoli collegi e Stati, dove le caratteristiche dell’elettorato e la popolarità dei candidati possono produrre risultati differenti. Le rilevazioni e le analisi elettorali descrivono una situazione più favorevole ai Democratici alla Camera, mentre la battaglia per il Senato rimane incerta.
Gli Stati decisivi
L’attenzione si concentra sulle competizioni più combattute, anche in Stati tradizionalmente considerati favorevoli ai Repubblicani.
Democrats are ahead of Republicans in almost all of the seven battleground states that will determine which party controls the Senate, according to the final set of polls from The New York Times and Siena University before the midterm elections. https://t.co/uD18833OId
— The New York Times (@nytimes) November 2, 2026
Fra le sfide da seguire ci sono quelle per il Senato in Texas e Kansas, dove i Democratici tentano di conquistare seggi importanti per modificare gli equilibri di Washington. In Texas è impegnato James Talarico, mentre in Kansas la candidatura democratica è quella di Adam Hamilton.
La partita riguarda anche i governatorati. Attualmente i Repubblicani guidano 26 Stati e i Democratici 24. Le 36 elezioni di novembre potrebbero modificare questa distribuzione. I governatori hanno poteri importanti su sanità, istruzione, sicurezza, politiche fiscali e attuazione delle norme statali. I loro mandati avranno conseguenze anche sul quadro politico che accompagnerà le presidenziali del 2028.
Trump prepara il piano B: governare anche senza il Congresso
Mentre il presidente continua a sostenere i candidati repubblicani, la sua amministrazione starebbe preparando da mesi una strategia alternativa. Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters il 1° novembre, funzionari della Casa Bianca, tra cui Stephen Miller e il direttore dell’Ufficio per il Bilancio Russell Vought, stanno valutando quali interventi possano essere realizzati attraverso i poteri esecutivi, senza l’approvazione di nuove leggi. Fra le ipotesi esaminate figurano nuovi dazi commerciali, restrizioni sull’immigrazione, modifiche alle politiche abitative e interventi sulla distribuzione dei finanziamenti federali.
La Casa Bianca potrebbe cercare di proseguire parte della propria agenda anche in presenza di un Congresso ostile. Ma questi poteri non sono illimitati: le decisioni presidenziali devono rispettare la legge e possono essere impugnate davanti ai tribunali.
“Mr Veto”
Il riferimento di Trump a “Mr Veto” riguarda uno dei principali strumenti costituzionali del presidente americano: la possibilità di respingere una legge approvata dal Congresso. Per superare il veto presidenziale servono maggioranze qualificate dei due terzi in entrambe le Camere, una soglia difficile da raggiungere in un Parlamento fortemente diviso.
Un’eventuale vittoria democratica non comporterebbe quindi automaticamente l’impossibilità per Trump di governare, ma potrebbe aprire una fase di contrapposizione su bilancio federale, immigrazione, politica commerciale e nomine istituzionali. Anche le commissioni parlamentari potrebbero assumere un ruolo centrale, avviando indagini sull’operato dell’amministrazione.