Un’ora di sonno in più, almeno sulla carta. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 torna l’ora solare: alle 3 del mattino le lancette dovranno essere spostate indietro alle 2. Un cambiamento apparentemente minimo, che per alcune persone può però tradursi in giornate di stanchezza, difficoltà a prendere sonno, irritabilità e alterazioni dell’umore.
Il motivo è semplice: il nostro organismo non segue soltanto l’orologio che abbiamo al polso, ma anche un orologio biologico interno, regolato principalmente dall’alternanza tra luce e buio.
La buona notizia è che il ritorno all’ora solare risulta generalmente meno impegnativo rispetto al passaggio all’ora legale di marzo. E con qualche accorgimento è possibile ridurre i disagi.
Perché il cambio d’ora può disturbare il sonno
Il nostro organismo segue un ritmo circadiano, un ciclo biologico di circa 24 ore che regola il sonno, la temperatura corporea, la produzione di ormoni e numerose altre funzioni. La luce naturale è uno dei principali segnali utilizzati dal cervello per sincronizzare questi processi.
Quando spostiamo le lancette, l’orario degli impegni quotidiani cambia improvvisamente rispetto alle abitudini del corpo. Per alcuni giorni possiamo quindi avvertire sonnolenza, risvegli anticipati, difficoltà di concentrazione o maggiore irritabilità. Secondo gli esperti i disturbi sono generalmente transitori e tendono a risolversi nell’arco di circa cinque giorni.
Un’ora in più a letto non significa dormire meglio
Il ritorno all’ora solare consente teoricamente di dormire sessanta minuti in più, ma non garantisce automaticamente un riposo migliore. Molte persone arrivano infatti all’autunno già in una condizione di sonno insufficiente, accumulato durante settimane di impegni, risvegli precoci e serate trascorse davanti agli schermi.
Un’indagine realizzata da Doctolib tra il 7 e il 12 ottobre 2026 su 3.000 adulti italiani ha rilevato che il 32% degli intervistati dorme più a lungo durante il fine settimana nel tentativo di recuperare il riposo perduto. Questa abitudine può dare sollievo, ma grandi differenze tra gli orari dei giorni lavorativi e quelli del weekend possono contribuire al cosiddetto social jet lag, cioè il disallineamento tra l’orologio biologico e gli orari imposti dalla vita quotidiana.
Per gli specialisti, la regolarità del sonno è più importante del tentativo di recuperare tutto in una sola notte.
Cuore e pressione: quali sono i rischi reali?
Il rapporto tra cambio d’ora e salute cardiovascolare è uno degli aspetti più studiati, ma occorre fare una distinzione importante. Alcune ricerche hanno rilevato un aumento degli eventi cardiovascolari nei giorni successivi al passaggio all’ora legale in primavera, quando si perde un’ora di sonno.
L’American Heart Association richiama in particolare studi che hanno osservato variazioni nell’incidenza di infarti e ictus dopo questo cambiamento. Non ci sono però prove altrettanto solide che il ritorno all’ora solare in ottobre comporti lo stesso aumento del rischio. Anzi, alcune ricerche hanno osservato risultati differenti o persino una riduzione degli infarti in determinati giorni successivi al passaggio autunnale.
Il problema maggiore riguarda quindi la privazione di sonno e le alterazioni persistenti del ritmo circadiano, più che il semplice spostamento delle lancette. Chi soffre di ipertensione o malattie cardiovascolari non deve allarmarsi per il cambio d’ora, ma dovrebbe continuare a rispettare le terapie prescritte e mantenere abitudini di riposo regolari.
Bambini, anziani e persone mattiniere: chi può risentirne di più
Non tutti reagiscono nello stesso modo. I bambini piccoli possono continuare a svegliarsi secondo il precedente orario biologico. Un bambino abituato ad alzarsi alle 7 potrebbe quindi svegliarsi alle 6 secondo la nuova ora, almeno nei primi giorni. Anche gli anziani e le persone con un sonno già fragile possono avvertire maggiormente il cambiamento delle abitudini.
Particolarmente sensibili possono essere le cosiddette “allodole”, persone naturalmente portate ad addormentarsi e svegliarsi presto, che potrebbero sperimentare risvegli ancora più anticipati. Chi invece tende ad andare a letto tardi può trovare più semplice l’adattamento, anche se molto dipende dalla quantità e dalla qualità del sonno abituale.
I consigli per abituarsi senza stress
Non servono farmaci o interventi particolari per affrontare il cambio d’ora. Le indicazioni degli specialisti si concentrano soprattutto sulle abitudini quotidiane:
- Esporsi alla luce naturale: uscire di casa al mattino aiuta a sincronizzare l’orologio biologico.
- Mantenere orari regolari: cercare di andare a dormire e svegliarsi a orari simili, anche nel weekend.
- Adattarsi gradualmente: nei giorni precedenti si possono modificare di 10-15 minuti gli orari del sonno e dei pasti, soprattutto per i bambini.
- Ridurre gli schermi la sera: smartphone e tablet possono ritardare l’addormentamento, specialmente se utilizzati a letto.
- Limitare caffeina e alcol: soprattutto nelle ore serali, perché possono compromettere la qualità del riposo.
- Fare attività fisica: preferibilmente durante il giorno, evitando allenamenti particolarmente intensi immediatamente prima di coricarsi.
La melatonina non è necessaria per la maggior parte delle persone. Prima di utilizzarla, soprattutto per i bambini o in presenza di altre terapie, è opportuno chiedere consiglio al medico.
Quando torna l’ora legale?
L’ora solare resterà in vigore fino alla notte tra sabato 27 e domenica 28 marzo 2027, quando alle 2 le lancette dovranno essere spostate avanti alle 3. Smartphone, computer e dispositivi collegati alla rete si aggiornano normalmente in automatico. Orologi analogici e alcuni elettrodomestici richiedono invece una regolazione manuale.
Il cambio di ottobre, per la maggior parte delle persone, sarà soltanto un piccolo adattamento di qualche giorno. Il vero investimento per la salute resta dormire bene tutto l’anno, senza accumulare un debito di sonno che una singola ora in più non può cancellare.