L’Italia si prepara al ritorno dell’ora solare, ma il tradizionale cambio delle lancette potrebbe diventare, in futuro, un appuntamento del passato. Il Parlamento ha infatti avviato nel 2026 un approfondimento sulla possibilità di adottare l’ora legale permanente, eliminando il doppio cambio d’orario tra primavera e autunno.
La proposta punta soprattutto a ridurre i consumi energetici e a valutare i benefici economici di giornate con più luce nelle ore serali. La decisione, però, non è stata ancora presa: il 25 ottobre si tornerà regolarmente all’ora solare.
Quando cambia l’ora: lancette indietro il 25 ottobre
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, alle 3.00 del mattino, gli orologi dovranno essere spostati indietro di un’ora, tornando alle 2.00. Si dormirà quindi un’ora in più, mentre il tramonto arriverà prima secondo l’orario civile. Smartphone, computer e altri dispositivi con aggiornamento automatico si adegueranno senza interventi manuali. L’ora legale, entrata in vigore il 29 marzo 2026, terminerà così dopo quasi sette mesi. Le regole europee attuali prevedono infatti il cambio nell’ultima domenica di marzo e in quella di ottobre.
Ora legale permanente, la proposta italiana
Il tema è tornato al centro del dibattito parlamentare attraverso un’iniziativa della Commissione Attività produttive della Camera dei deputati. L’11 marzo 2026, la Commissione ha deliberato un’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente in Italia, esaminandone le conseguenze sul sistema energetico, sulle imprese, sul lavoro e sulla vita quotidiana. Il percorso, presieduto dal deputato Alberto Luigi Gusmeroli, ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, associazioni di categoria, organizzazioni dei consumatori ed esperti scientifici.
Il 1° ottobre 2026 la Commissione ha approvato il documento conclusivo dell’indagine. Si tratta di un approfondimento parlamentare, non di una legge che abolisce il cambio d’ora. Fra le ipotesi considerate figura anche una possibile fase di sperimentazione con un periodo prolungato di ora legale, per misurarne gli effetti prima di un’eventuale decisione definitiva.
Risparmio energetico, 80 milioni di euro nel 2026
Uno degli argomenti principali a favore dell’ora legale riguarda la riduzione dei consumi elettrici. Secondo le stime, l’applicazione dell’ora legale quest’anno consentirà un risparmio di circa 302 milioni di kilowattora, equivalenti al consumo medio annuo di 115.000 famiglie. Il beneficio economico stimato ammonta a 80 milioni di euro, mentre le minori emissioni di anidride carbonica raggiungerebbero circa 142.000 tonnellate.
Tra il 2004 e il 2025, il minor consumo associato all’ora legale ha superato complessivamente i 12 miliardi di kilowattora, per un risparmio economico di circa 2,3 miliardi di euro.
Imprese e turismo, quali potrebbero essere i vantaggi
L’eventuale mantenimento dell’ora legale anche in inverno potrebbe avere effetti sulle attività economiche, soprattutto nei settori legati al tempo libero e ai servizi. Fra i comparti esaminati dalla Camera figurano commercio, turismo, ristorazione, edilizia, agricoltura, industria, trasporti e logistica.
Poter disporre di più luce nel tardo pomeriggio potrebbe favorire alcune attività commerciali e ricreative. Al contrario, una maggiore oscurità nelle prime ore del mattino potrebbe creare difficoltà in altri settori, specialmente per chi lavora all’aperto o inizia molto presto. Per questo l’indagine parlamentare ha considerato sia i possibili vantaggi sia le criticità organizzative, senza ridurre la questione al solo risparmio sulle bollette.
Salute e sonno, i dubbi degli esperti
Un altro aspetto riguarda gli effetti del cambio d’ora sull’organismo. Lo spostamento delle lancette può interferire temporaneamente con il ritmo circadiano, l’orologio biologico che regola sonno, veglia e numerose funzioni fisiologiche. L’eliminazione dei due cambi stagionali potrebbe evitare questi adattamenti, ma ciò non significa che l’ora legale permanente sia necessariamente la soluzione migliore per la salute.
Diversi specialisti del sonno sottolineano infatti l’importanza dell’esposizione alla luce naturale al mattino, fondamentale per sincronizzare l’orologio biologico. Mantenere l’ora legale durante l’inverno comporterebbe albe più tardive, soprattutto nelle regioni settentrionali.
Nell’ambito dell’indagine parlamentare sono stati ascoltati anche rappresentanti della medicina del sonno, proprio per valutare le conseguenze sulle abitudini quotidiane e sul benessere della popolazione.
L’Europa vuole abolire il cambio d’ora dal 2018
La questione non riguarda soltanto l’Italia. Il 12 settembre 2018, la Commissione europea ha presentato una proposta per eliminare il passaggio obbligatorio tra ora legale e ora solare nei Paesi dell’Unione. Nel marzo 2019, il Parlamento europeo ha espresso il proprio sostegno all’abolizione dei cambi stagionali, ma la riforma si è successivamente bloccata. Il Consiglio dell’Unione europea non ha ancora raggiunto una posizione comune e, al momento, non esiste un calendario condiviso per l’approvazione definitiva.
Uno dei problemi riguarda il coordinamento tra gli Stati: scegliere orari differenti potrebbe complicare i collegamenti internazionali, i trasporti e le attività economiche transfrontaliere.
La possibilità rimane aperta, ma non esiste ancora una decisione definitiva. E per il momento, anche per quest’anno, non cambia nulla: domenica 25 ottobre 2026 tornerà l’ora solare e, in base al calendario attuale, l’ora legale rientrerà in vigore il 28 marzo 2027.