Dopo tre giorni di voti di fiducia, in cui sono state esaminate le parti modificate dal Senato, la Camera ha espresso il suo parere finale, a scrutinio segreto, sulla legge elettorale proposta dal Governo Meloni.
Nella giornata di giovedì 8 ottobre 2026, Montecitorio ha infatti approvato lo “Stabilicum” (chiamato anche “Melonellum” in ambito giornalistico) con 227 sì, mentre i no sono stati 164. A votare in tutto sono stati 391 deputati, 196 dei quali della maggioranza.
Si conclude così l’iter parlamentare (che come momento clou ha visto a luglio, durante la prima lettura del disegno di legge alla Camera, anche una bocciatura riguardo l’emendamento del voto di preferenza), col testo che passa così al Quirinale nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Ora il Capo di Stato, in base all’articolo 74 della Costituzione, ha a disposizione due strade:
- Promulgare la legge firmando il testo (questo atto deve avvenire entro un mese dall’approvazione del Parlamento)
- Rinviare il testo alle Camere con un messaggio motivato chiedendo una nuova deliberazione (si chiama potere di veto sospensivo). Il rinvio può dipendere da “evidenti dubbi di costituzionalità” (cioè che i meccanismi della legge violino i principi di rappresentanza o le sentenze passate della Corte Costituzionale), oppure da “mancanza di copertura finanziaria”. Qualora il parlamento approvi di nuovo il testo della legge senza modifiche, il Presidente della Repubblica è obbligato a firmarlo e promulgarlo
Dopo la firma di Mattarella, la legge verrà firmata dalla Premier Meloni e dai ministri competenti, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, entrando così in vigore circa quindici giorni più tardi.
A seguito di ciò, la legge potrebbe comunque essere impugnata davanti alla Corte Costituzionale e finire al vaglio dei giudici della Consulta, sollevata da un tribunale ordinario durante i primi ricorsi elettorali dei cittadini o dei partiti esclusi.
I punti principali dello “Stabilicum”
Qui di seguito ecco elencati i punti principali della legge elettorale “Stabilicum”:
- Sistema proporzionale con premio di maggioranza: il premio vale 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (con tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori) e scatta quando una lista o coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere. Sotto questa soglia, tutti i seggi vengono assegnati in maniera puramente proporzionale
- Spariscono tutti i collegi uninominali, tranne in Alto Adige e Valle d’Aosta
- Preferenze: ogni lista ha un capolista bloccato e altri sei candidati, tra cui si possono esprimere fino a tre preferenze rispettando l’alternanza di genere
- Soglie di sbarramento: 3% per le liste e 10% per le coalizioni, con ripescaggio della lista più votata sotto il 3%
- Ogni partito o coalizione deve indicare un candidato premier, il cui nome non compare sulla scheda
- Voto all’estero: ridotte le ripartizioni geografiche da quattro a due alla Camera (Europa e non-Europa) e a una sola al Senato
- Fuorisede: potranno votare nel luogo in cui sono temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi (o tre per chi si cura) iscrivendosi in un albo entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni. Possibilità estesa ai caregiver di familiari ricoverati in una regione non di residenza
- Raccolta firme: per le forze senza rappresentanza parlamentare il numero minimo sale da 1.500 a 6.000 firme per collegio. Per gli italiani all’estero ne servono 500-1.000. Non è consentita la raccolta delle firme in formato elettronico
Meloni: “Avanti così”
La Premier Giorgia Meloni ha commentato con questa parole sui suoi canali social l’approvazione della nuova legge elettorale da parte della Camera dei Deputati:
“Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e – di nuovo – il proprio parlamentare. Il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent’anni, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta. Allo stesso tempo introduciamo regole pensate per favorire la stabilità e la coerenza parlamentare di qualunque governo, indipendentemente dal suo colore politico. Perché chi vince le elezioni deve poter governare, e chi viene eletto deve rispondere agli elettori che lo hanno scelto. Introduciamo anche il voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver familiari, nei casi previsti dalla legge: una risposta concreta a una richiesta avanzata da tanti cittadini, soprattutto giovani, che vivono lontano dal proprio Comune di residenza. Governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, più responsabilità e più capacità di dare risposte concrete agli italiani. E a chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini. Avanti così“.
Quando potrebbe intervenire la Corte Costituzionale
Sono due le modalità affinché la Corte Costituzionale possa esprimersi sulla legge elettorale “Stabilicum”:
1 – Il giudizio in via incidentale: cioè il ricorso dei cittadini
Subito dopo l’entrata in vigore dello “Stabilicum”, un gruppo di cittadini, avvocati o parlamentari assistiti da costituzionalisti dovrebbe avviare delle cause civili pilota davanti a uno o più tribunali ordinari (es. il Tribunale di Roma o di Milano).
In questi processi, gli avvocati sosterranno che la nuova legge lede il loro diritto costituzionale al voto (pari, libero e diretto). Chiederanno quindi al giudice del tribunale di sospendere il processo e di inviare gli atti alla Corte Costituzionale.
Se il giudice ritiene che il dubbio sia “rilevante e non manifestamente infondato“, solleva la questione di legittimità costituzionale e trasferisce il caso alla Consulta.
Questo meccanismo richiede solitamente tra i 6 e i 12 mesi dall’approvazione della legge prima che i giudici costituzionali si riuniscano effettivamente in udienza per decidere.
2 – Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato
Alcuni parlamentari di opposizione potrebbero tentare di sollevare direttamente un conflitto di attribuzione davanti alla Corte, sostenendo che le modalità con cui il Governo ha blindato la legge alla Camera (usando ripetuti voti di fiducia ed evitando un esame approfondito) abbiano violato le loro prerogative costituzionali di parlamentari. La Corte tende però a essere molto restrittiva nell’accettare questa tipologia di ricorsi da singoli gruppi politici.
Quali punti dello “Stabilicum” rischiano la bocciatura?
Se la Corte Costituzionale dovesse aprire il dossier, i fari dei costituzionalisti si concentreranno principalmente su due aspetti:
- Il Premio di Maggioranza: Lo “Stabilicum” prevede un premio automatico di seggi aggiuntivi (+70 deputati e +35 senatori) per chi raggiunge il 42% dei voti. La Consulta ha già stabilito in passato che un premio di maggioranza senza una soglia minima ragionevole è incostituzionale perché altera troppo il voto dei cittadini. Il dibattito verterà sul capire se il 42% sia considerato una soglia sufficientemente alta da garantire la rappresentanza
- Il Premio Nazionale al Senato: A Palazzo Chigi e tra i giuristi si riflette sulla tenuta del premio calcolato su base nazionale per il Senato, dato che l’Articolo 57 della Costituzione impone che il Senato sia eletto “a base regionale”
Rischio che la Consulta si pronunci a ridosso delle elezioni
Considerando i tempi tecnici della Consulta, c’è il rischio concreto che una decisione arrivi a ridosso delle prossime elezioni.
Se la Corte Costituzionale dovesse bocciare lo “Stabilicum”, l’Italia si troverebbe di fronte a un terremoto politico e istituzionale. A quel punto si aprirebbero tre scenari:
1 – Lo scenario del “Consultellum” (Voto immediato con la legge corretta)
Se si bocciassero solo alcune parti specifiche (ad esempio azzerando il premio di maggioranza al 42% o i seggi in sovrannumero), verrebbe applicata la tecnica della sentenza manipolativa o additiva. La Corte lascia in piedi il resto del testo, ma verrebbe “riscritto” dai giudici (ad esempio in un sistema proporzionale puro senza alcun premio di governabilità), diventando immediatamente applicabile.
2 – Il rinvio tecnico delle elezioni
Se la bocciatura del testo fosse totale o colpisse elementi strutturali da rendere la legge inapplicabile, il Paese rimarrebbe senza mappa di voto funzionante. In tal senso, il Presidente della Repubblica, d’intesa col Governo, si vedrebbe costretto a rinviare i comizi elettorali.
Le Camere rimarrebbero in carica per il tempo necessario al Parlamento per varare un decreto-legge d’urgenza per correggere i passaggi cancellati dalla Corte.
3 – Il ritorno forzato al “Rosatellum”
Uno scenario complesso, ma ipotizzabile è quello, qualora venisse interamente annullato lo Stabilicum, di un ripristino d’urgenza dei vecchi meccanismi del “Rosatellum” (sistema misto con collegi uninominali). Si tratterebbe però di un caos logistico estremo per i partiti, che a ridosso del voto dovrebbero stravolgere le liste e le coalizioni già pianificate.
Sarebbe una “corsa contro il tempo”
Per evitare il caos dell’ultimo minuto, comitati e opposizioni hanno già pronti i ricorsi, in modo che passino rapidamente dai tribunali ordinari alla Consulta, spingendo la Corte Costituzionale a riunirsi in udienza nei primi mesi del 2027.