a ferro e fuoco

Francia, protesta nei licei: 400 scuole chiuse, 40 presidi feriti. Darmanin: “I genitori paghino i danni”

Oltre mille istituti coinvolti e quasi 2mila fermi nell'ultima giornata

Francia, protesta nei licei: 400 scuole chiuse, 40 presidi feriti. Darmanin: “I genitori paghino i danni”

La protesta dei liceali francesi continua a scuotere il Paese dopo una giornata di scontri, blocchi e danneggiamenti. Venerdì 2 ottobre 2026 sono rimasti chiusi più di 400 istituti scolastici, mentre il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha riferito di 65 dipendenti dell’istruzione feriti, tra cui 40 presidi. Il giorno precedente erano state arrestate 1.949 persone, secondo il ministero dell’Interno, mentre dall’inizio della settimana le persone poste in garde à vue, la custodia di polizia prevista dal sistema francese, sono state 1.793 secondo il ministero della Giustizia.

La mobilitazione, nata per chiedere più insegnanti, classi meno affollate, migliori condizioni di apprendimento e interventi sugli edifici scolastici, si è estesa dalla regione parigina a gran parte del territorio. In alcune città, tuttavia, alle manifestazioni si sono aggiunti episodi di violenza e danneggiamenti che hanno spinto il governo ad adottare misure di sicurezza straordinarie.

Oltre 400 istituti chiusi

Il governo ha deciso di tenere chiusi più di 400 dei circa 3.700 licei e istituti interessati dal provvedimento, in particolare dove le strutture erano state danneggiate oppure dove il personale era stato direttamente preso di mira. In diversi casi le lezioni sono state spostate a distanza. A Parigi il provvedimento riguarda 13 istituti. Il ministero dell’Interno ha inoltre disposto il divieto di manifestare nelle immediate vicinanze degli istituti chiusi, mentre le forze dell’ordine sono state mobilitate in diverse città.

Geffray ha motivato la decisione con una priorità precisa: proteggere gli studenti e il personale scolastico. Il ministro ha però ribadito che il governo vuole anche mantenere aperto il confronto con il movimento studentesco.

Quaranta presidi feriti

Il dato più pesante sul fronte della scuola riguarda il personale. 65 dipendenti dell’istruzione pubblica sono rimasti feriti dall’inizio delle proteste e 40 di loro sono presidi, ha dichiarato Geffray venerdì mattina. Il ministro ha parlato anche di oltre cento istituti gravemente danneggiati dall’inizio della settimana.

Il movimento resta composto da realtà diverse. I rappresentanti degli studenti continuano a sostenere che le ragioni iniziali della mobilitazione riguardano soprattutto le condizioni concrete della scuola, dal numero degli insegnanti alla situazione degli edifici. Le associazioni studentesche hanno chiesto un aumento delle risorse e un piano per affrontare le carenze di personale.

Quasi 2mila arresti in un giorno

La giornata di giovedì 1° ottobre ha segnato una forte escalation. Il ministero dell’Interno francese ha comunicato 1.949 persone arrestate in tutto il Paese, soprattutto per episodi legati a violenze, assembramenti e aggressioni a persone depositarie dell’autorità pubblica. Gli istituti coinvolti nella mobilitazione sono stati 1.027, con 222 blocchi censiti secondo i dati diffusi dalle autorità.

Fra i fermati, secondo il ministro della Giustizia Gérald Darmanin, la quota di minorenni è molto elevata. Il dato fornito da Darmanin è di circa 2mila persone poste in stato di fermo dall’inizio del movimento, per il 90% minorenni.

Darmanin: i genitori paghino i danni

Proprio la presenza di tanti minorenni ha portato il governo a spostare parte del confronto sul terreno della responsabilità civile. Darmanin ha dichiarato di aver chiesto ai procuratori di fare il possibile affinché venga fatta valere la responsabilità civile dei genitori quando i figli minorenni sono responsabili dei danni.

“Quando si distruggono licei, quando si attaccano le fermate degli autobus o i trasporti, si chiede la responsabilità civile dei genitori”, ha spiegato il ministro.

I danni: fino a 30 milioni, ma solo in una regione

La cifra dei danni circolata in queste ore va circoscritta. Nella regione Auvergne-Rhône-Alpes le autorità regionali stimano un costo compreso tra 25 e 30 milioni di euro per le devastazioni registrate nei licei e nelle aree circostanti dopo tre giorni di mobilitazione. La stima è stata fornita da Laurent Wauquiez, consigliere speciale della Regione, che ha annunciato anche la preparazione di circa 400 denunce. Secondo i dati regionali, nella stessa area sono stati registrati 180 eventi di blocco e 90 attacchi contro licei.

La cifra, dunque, non rappresenta il costo complessivo dei danni in tutta la Francia: è una prima valutazione riferita esclusivamente all’Auvergne-Rhône-Alpes. Wauquiez ha sostenuto che i responsabili dovrebbero essere individuati attraverso le immagini delle videocamere, i filmati diffusi sui social e altri elementi raccolti dalle autorità, per ottenere il risarcimento dei danni.

Dal governo arriva anche una concessione

Parallelamente alla stretta sulla sicurezza, l’esecutivo ha cercato di intervenire sulle ragioni economiche contestate dagli studenti. Il governo ha infatti deciso di ritirare dal progetto di bilancio 2027 l’introduzione di tasse di iscrizione per i percorsi BTS e per le classi preparatorie alle grandes écoles a carico degli studenti non borsisti. La misura prevedeva, secondo quanto riportato dal dibattito parlamentare, un contributo di 178 euro per i BTS e di 270 euro per le classi preparatorie.

È stato uno dei primi segnali di apertura arrivati dal governo dopo l’esplosione della protesta, mentre Geffray ha fissato incontri con sindacati, associazioni degli studenti e rappresentanti dei genitori per provare a riportare il confronto sul terreno delle richieste scolastiche.

La protesta e lo scontro politico

La gestione della crisi è diventata rapidamente anche una questione politica. Il governo sostiene che il movimento sia stato in parte alimentato o organizzato da settori della sinistra radicale, compresi esponenti di La France Insoumise (LFI). Gli esponenti del partito hanno respinto l’accusa, sostenendo che il movimento abbia avuto origine da rivendicazioni reali degli studenti.

Quello che appare invece evidente è che la mobilitazione ha cambiato rapidamente dimensione. Dalle prime iniziative nella regione di Parigi si è passati a una protesta nazionale che coinvolge oltre mille istituti e, in alcune città, anche le università.