Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo, l’intelligence statunitense avrebbe raccolto informazioni su un possibile piano russo per utilizzare droni lanciati dal mare contro obiettivi in Italia, Francia e Spagna. Le informazioni sarebbero state condivise con alcuni governi europei.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte di governi europei o della NATO che indichino un’operazione russa imminente contro il territorio italiano. Il tema, tuttavia, si inserisce in una preoccupazione più ampia: la crescita delle cosiddette minacce ibride, cioè azioni ostili condotte sotto la soglia di una guerra aperta, attraverso sabotaggi, cyberattacchi, disinformazione e impiego di sistemi a basso costo come i droni.
Il modello Gerbera: piccoli droni, grandi effetti
Secondo la ricostruzione di El Mundo, il sistema preso in considerazione sarebbe il drone russo Gerbera, un velivolo già utilizzato nel conflitto ucraino.
Si tratta di un drone relativamente piccolo ed economico, sviluppato soprattutto come strumento di saturazione e disturbo delle difese aeree. Rispetto ai più grandi droni kamikaze Shahed/Geran, impiegati dalla Russia contro infrastrutture ucraine, avrebbe capacità distruttive inferiori, ma il suo vantaggio sarebbe proprio la semplicità: può essere prodotto in grandi quantità e impiegato in scenari dove il costo della difesa rischia di superare quello dell’attacco.
La minaccia, secondo gli esperti, non sarebbe quindi rappresentata dalla capacità di distruggere grandi infrastrutture militari, ma dalla possibilità di colpire obiettivi vulnerabili: un deposito, un impianto energetico, un nodo logistico o un aeroporto.
Il lancio dal mare preoccupa
Un drone lanciato da una base militare deve attraversare spazi controllati e può essere individuato dai radar. Un velivolo nascosto all’interno di un container o trasportato da una nave commerciale potrebbe invece essere rilasciato molto più vicino all’obiettivo. È proprio questo il punto che rende il Mediterraneo un ambiente complesso dal punto di vista della sicurezza.
Ogni giorno migliaia di navi mercantili attraversano le rotte commerciali europee e controllare completamente ogni movimento sarebbe estremamente difficile. La logica non sarebbe quella di un attacco militare tradizionale, ma di un’azione mirata a creare danni limitati, paura e pressione politica.
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Il Mediterraneo entra nella guerra dei droni
La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto i droni abbiano cambiato il modo di combattere. Sistemi relativamente economici hanno permesso di colpire basi, depositi e infrastrutture energetiche a centinaia di chilometri di distanza, costringendo gli avversari a investire in sistemi di difesa molto più costosi. È una dinamica che preoccupa soprattutto i Paesi europei perché molte infrastrutture critiche sono difficili da proteggere completamente.
Porti, centrali energetiche, reti ferroviarie e aeroporti non sono progettati per affrontare un numero elevato di piccoli velivoli senza pilota. Per questo negli ultimi mesi diversi Paesi NATO hanno accelerato gli investimenti nei sistemi anti-drone, nella guerra elettronica e nei radar capaci di individuare bersagli a bassa quota.
Italia nel mirino? Cosa sappiamo davvero
L'Italia ospita importanti basi NATO, controlla alcune delle principali rotte del Mediterraneo ed è un nodo fondamentale per energia e logistica europea. Lo scenario descritto da El Mundo va letto come un allarme sulle capacità e sulle possibilità future, non come la conferma di un attacco imminente.
La vera novità è un’altra: la distanza geografica dal fronte ucraino non garantisce più automaticamente sicurezza. La guerra moderna si combatte sempre più spesso con strumenti economici, difficili da individuare e capaci di colpire anche lontano dalle linee del fronte. Il Mediterraneo, fino a pochi anni fa considerato una retrovia relativamente tranquilla, entra nella nuova mappa della competizione strategica tra Russia e Occidente.
Crosetto smentisce
Nel corso della mattinata di giovedì 24 settembre 2026, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha pubblicato sui social un comunicato di smentita:
"Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e 'nervosi' e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco".
Gli fa eco, sempre sui social, anche Matteo Salvini, Vicepremier e ministro ai Trasporti:
"Irresponsabile chi rilancia notizie prive di qualsiasi fondamento su allarmi militari o possibili attacchi. Servono calma, sangue freddo e parole di pace, non allarmismi che alimentano tensioni e venti di guerra".