violazioni reiterate e sistematiche

Mario Adinolfi va in carcere: revocati i domiciliari dopo decine di post e articoli online

Il giornalista ed ex parlamentare è stato trasferito questa mattina, 21 settembre, nel carcere romano di Regina Coeli

Mario Adinolfi va in carcere: revocati i domiciliari dopo decine di post e articoli online

Mario Adinolfi è stato portato in carcere questa mattina dalla Guardia di Finanza. Il giornalista, ex parlamentare e leader del Popolo della Famiglia si trovava agli arresti domiciliari dall’8 luglio nella sua abitazione di Roma. Ora è stato trasferito a Regina Coeli dopo che il gip Giulia Arcieri ha disposto l’aggravamento della misura cautelare.

A determinare il passaggio in carcere non sono nuove accuse legate all’inchiesta principale, ma il comportamento tenuto durante i domiciliari. L’ordinanza gli vietava infatti di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con i propri avvocati. Secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, quel divieto sarebbe stato violato in maniera reiterata e sistematica.

49 articoli e 23 post mentre era ai domiciliari

Durante il periodo trascorso a casa sarebbero comparsi online 49 articoli firmati da Adinolfi sul suo blog e 23 post sul profilo Facebook, per un totale di 72 pubblicazioni. Non si sarebbe quindi trattato, secondo il giudice, di un episodio isolato.

La Guardia di Finanza parla di violazioni ripetute che avrebbero inciso sulla rivalutazione delle esigenze cautelari, indicando anche un possibile rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Da qui la decisione di sostituire i domiciliari con la custodia cautelare in carcere.

L’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”

Adinolfi era finito ai domiciliari a luglio nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un sistema di raccolta di denaro da privati promosso anche attraverso i social network. Secondo l’accusa, ai partecipanti sarebbero stati prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. Alcuni investitori avrebbero affidato somme molto elevate, in alcuni casi superiori ai 100.000 euro, senza poi ottenere integralmente la restituzione del capitale o i guadagni promessi.

Gli investigatori hanno ricostruito nell’arco di cinque anni movimentazioni per oltre 4,7 milioni di euro. La Procura contesta inoltre una presunta evasione fiscale di circa 400.000 euro. Contestualmente all’arresto di luglio era stato eseguito un sequestro preventivo superiore ai 400.000 euro. Le ipotesi di reato contestate comprendono truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Le accuse sono ancora da accertare definitivamente in sede giudiziaria.

Adinolfi ha sempre negato

Il leader del Popolo della Famiglia ha sempre respinto l’impostazione della Procura. Durante l’interrogatorio di garanzia di luglio aveva dichiarato di essere un giocatore, ma di non aver truffato nessuno, contestando l’idea che la “Scommessa Collettiva” fosse stata costruita per raggirare i partecipanti. I suoi legali, Riccardo Di Lorenzo e Pablo De Luca, avevano inoltre chiesto la revoca dei domiciliari, ritenendo la misura eccessiva e sostenendo che non vi fosse rischio di fuga o di alterazione delle prove. Il Tribunale del Riesame aveva però respinto la richiesta il 31 luglio, confermando domiciliari e braccialetto elettronico.

A poco più di due mesi dal primo arresto, quindi, la posizione di Adinolfi si aggrava sul piano cautelare. Non perché sia intervenuta una condanna — il procedimento è ancora nella fase delle indagini — ma perché, secondo il gip, il rispetto delle condizioni dei domiciliari non sarebbe più garantito.