Nazioni Unite

Domani al via l’81esima Assemblea Generale dell’ONU: al centro gli sviluppi dei conflitti internazionali

A New York presenzieranno Trump e Netanyahu, ma è prevista la partecipazione del Presidente iraniano Pezeshkian. Al Palazzo di Vetro ci sarà anche Zelensky

Domani al via l’81esima Assemblea Generale dell’ONU: al centro gli sviluppi dei conflitti internazionali

Dal 22 al 28 settembre 2026, al Palazzo di Vetro di New York, si terrà l’81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione: un’ONU che produce risultati per tutti” sarà il tema della riunione che vedrà la partecipazione di circa 130 tra Capi di Stato e rappresentanti di governo (per l’Italia sarà presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani).

Tanti gli argomenti al tavolo del confronto, prima tra tutti l’evoluzione dei vari fronti di conflitto internazionale, con particolare attenzione a Russia-Ucraina e USA-Iran in Medio Oriente.

Guerra USA-Iran

All’Assemblea parteciperà sicuramente il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, così come il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, ma è prevista la presenza di Masoud Pezeshkian e di una delegazione dell’Iran, che hanno ottenuto i visti per l’ingresso negli USA.

Ma alla vigilia del grande vertice internazionale, il capo della Casa Bianca, in un’intervista a Fox News, ha affermato di essere in una “fase decisionale” in merito a un possibile attacco all’Iran e che nel prossimo futuro accadranno “molte cose importanti“.

“La mia domanda è: se e quando farò saltare in aria l’intera nazione? È meglio che si comportino bene“.

Un punto di vista che è stato ribadito anche da Mike Waltz, ambasciatore USA alle Nazioni Unite, il quale ha parlato di “massima pressione” su Teheran, con l’obiettivo impedire all’Iran di acquisire l’arma nucleare.

Sullo sfondo, tuttavia, resta viva la possibilità di un ritorno ai negoziati, tanto che Trump si è detto aperto” a un incontro con Pezeshkian. L’Assemblea Generale ONU potrebbe essere lo scenario ideale per un faccia a faccia tra le parti.

Houthi, Gaza e Cisgiordania

In Medio Oriente, però, sono attivi altri fronti di battaglia. Da un lato ci sono gli Houthi (milizie appoggiate dall’Iran), che nelle ultime settimane sono avanzati drasticamente nello Yemen, prendendo possesso dello stretto di Bab el Mandeb tra Mar Rosso e Golfo di Aden. Su questo punto, il New York Times ha fatto sapere che gli USA sono stati molto vicini a un attacco contro i ribelli yemeniti, con il Presidente Trump che alla fine ha deciso di non metterlo in atto.

Gli Stati Uniti sono “in costante comunicazione con gli Houthi. Hanno accettato di non combattere gli USA” ha riferito Trump a Fox News.

La situazione resta però molto in sospeso, considerando che gli Houthi non hanno intenzione di allentare la tensione con l’Arabia Saudita, stretta alleata degli Stati Uniti.

Dall’altro lato, invece, c’è quanto sta ancora accadendo a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, dove l’esercito israeliano continua nella sua offensiva contro Hamas ed Hezbollah. Attacchi e fuoco aperto che quotidianamente stanno provocando vittime, non solo tra i nemici, ma anche tra i civili palestinesi.

Russia-Ucraina

A New York arriverà anche Volodymyr Zelensky, Presidente dell’Ucraina, che ha già annunciato un incontro in settimana con Trump.

Un faccia a faccia che giunge dopo mesi di conversazioni telefoniche, nelle quali, soprattutto nell’ultimo periodo, come riferito da Axios, il Presidente USA ha ribadito a Zelensky di fermare gli attacchi alle raffinerie russe.

Il Presidente ucraino, sul suo profilo X, ha affermato:

“Ho appena parlato con il Presidente Trump. Una conversazione importante, e abbiamo affrontato molti temi. Abbiamo concordato di incontrarci a New York, e questo incontro potrebbe cambiare molte cose. C’è un momento diplomatico favorevole. Ho ringraziato il presidente per la visita di Steve Witkoff e Jared Kushner a Kiev. Abbiamo esaminato a fondo i dettagli chiave, e loro hanno visto di persona la situazione in Ucraina. La via della pace è la nostra priorità assoluta. Ci sono idee per una de-escalation e per affrontare le questioni fondamentali di sicurezza – sicurezza energetica, sicurezza alimentare e la protezione della vita umana. Stiamo lavorando insieme al team americano e siamo pronti a intraprendere passi davvero seri”.

Mentre sul campo proseguono gli attacchi di bombe e missili tra le parti, in Russia questo weekend si sono svolte le elezioni per rinnovare il parlamento della Duma. Un voto che ha visto dominare il partito di Putin, esito dato per scontato fin dall’apertura dei seggi.

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