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La mostra anti-aborto “Just EUman” accende lo scontro: inaugurata nel giorno dei funerali di Emma Bonino

Promossa dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini e curata da Pro Vita & Famiglia. Socialisti e Sinistra europea la considerano invece propaganda contro l’autodeterminazione delle donne

La mostra anti-aborto “Just EUman” accende lo scontro: inaugurata nel giorno dei funerali di Emma Bonino

C’è una coincidenza che difficilmente sarebbe passata inosservata. Martedì 15 settembre 2026, mentre nella Protomoteca del Campidoglio a Roma si celebravano i funerali di Stato di Emma Bonino, al Parlamento europeo di Strasburgo veniva inaugurata “Just EUman – Come nasce un cittadino europeo”, una mostra promossa da esponenti conservatori e da Pro Vita & Famiglia sullo sviluppo della vita dal concepimento alla nascita.

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Funerali Bonino

L’ironia della sorte sta tutta lì. Sulla bara di Bonino era stata posata la bandiera dell’Unione europea, il simbolo di quello che per decenni era stato uno dei suoi grandi progetti politici: un’Europa sempre più unita e federale. E proprio all’interno di quell’Europa, nello stesso giorno dell’ultimo saluto, prendeva forma un’iniziativa che tocca frontalmente un altro tema al quale Bonino aveva dedicato gran parte della propria vita pubblica: la libertà delle donne e l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza.

Bonino aveva iniziato la sua militanza radicale proprio negli anni delle battaglie contro l’aborto clandestino ed era stata arrestata negli anni Settanta durante quelle campagne. In seguito sarebbe diventata parlamentare europea, commissaria Ue e una delle più riconoscibili sostenitrici dell’integrazione europea.

Che cos’è “Just EUman”

La mostra è visitabile dal 14 al 17 settembre nello Spazio Emilio Colombo dell’edificio Weiss, sede del Parlamento europeo a Strasburgo. A promuoverla è Paolo Inselvini, eurodeputato eletto con Fratelli d’Italia e appartenente al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR). La cura è affidata a Pro Vita & Famiglia, associazione italiana impegnata contro l’aborto e nella difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

L’allestimento comprende 14 pannelli e la proiezione del video “Baby Oliver”. Secondo gli organizzatori, il percorso vuole mostrare le diverse fasi dello sviluppo umano, dalla fecondazione fino alla nascita. All’inaugurazione erano presenti, fra gli altri, gli eurodeputati Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, Mariateresa Vivaldini, Sergio Berlato, Marion Maréchal, Margarita de la Pisa Carrión ed Elisabeth Dieringer-Granza.

“Come nasce un cittadino europeo”

Già il sottotitolo ha suscitato discussioni: “Come nasce un cittadino europeo”. Dal punto di vista giuridico, infatti, non esiste una cittadinanza europea attribuita al concepimento. L’articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea stabilisce che è cittadino dell’Unione chi possiede la cittadinanza di uno Stato membro; quella europea si aggiunge a quella nazionale e non la sostituisce.

Gli organizzatori: “Mostriamo ciò che dice la scienza”

Pro Vita & Famiglia e Inselvini respingono l’idea che si tratti semplicemente di propaganda politica. La tesi degli organizzatori è che mostrare visivamente lo sviluppo embrionale e fetale serva a riportare il dibattito sull’aborto alla realtà biologica della gravidanza. Pro Vita sostiene che chi è chiamato a legiferare dovrebbe conoscere ciò che avviene dal momento della fecondazione in avanti.

È su questa base che l’associazione contesta anche le politiche europee che puntano ad ampliare l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. La mostra, però, non è una esposizione scientifica istituzionale del Parlamento europeo: è un evento politico organizzato da un singolo eurodeputato con un’associazione esterna. Ed è una distinzione importante.

Perché il Parlamento europeo l’ha autorizzata

La presenza dell’esposizione all’interno dell’edificio Weiss ha fatto nascere l’impressione che il Parlamento europeo l’abbia promossa o condivisa. Invece, non è così.  Le regole dell’Eurocamera consentono ai singoli parlamentari di organizzare fino a due eventi culturali o mostre all’anno negli spazi pubblici del Parlamento, previo rispetto delle regole interne e autorizzazione amministrativa del questore competente.

L’autorizzazione all’utilizzo degli spazi, quindi, non equivale a un’approvazione politica del contenuto da parte dell’istituzione. Proprio questo punto è però diventato parte della polemica: per alcuni eurodeputati il problema non è soltanto che la mostra esista, ma che sia ospitata all’interno di un’istituzione che negli ultimi anni ha assunto posizioni molto diverse sul diritto all’aborto.

Le proteste: “Un’offesa ai diritti delle donne”

La presidente del gruppo della Sinistra europea Manon Aubry ha chiesto che l’esposizione venisse censurata, secondo quanto riferito da Eunews.

La socialista italiana Alessandra Moretti ha contestato duramente sia il contenuto sia la scelta di consentirne l’allestimento all’interno dell’Eurocamera, definendola “un’offesa ai diritti delle donne”. Moretti ha collegato direttamente la polemica alla morte di Bonino. Il giorno precedente, durante l’apertura della plenaria, la presidente del Parlamento Roberta Metsola aveva ricordato la leader radicale e le sue battaglie, comprese quelle per la salute riproduttiva.

Dall’altra parte, Nicola Procaccini, copresidente di ECR, ha difeso il diritto degli organizzatori a esporre le proprie posizioni e ha accusato la Sinistra di voler sopprimere idee con cui non concorda.

È qui che la controversia assume anche una seconda dimensione: non più soltanto aborto sì o aborto no, ma il confine tra libertà di espressione politica degli eurodeputati e utilizzo degli spazi istituzionali del Parlamento.

L’Europa si è mossa nella direzione opposta

Nell’aprile 2024 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con cui chiedeva di inserire nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea il diritto all’accesso a un aborto sicuro e legale. La risoluzione non ha modificato direttamente la legge: per cambiare la Carta servirebbe infatti un accordo tra gli Stati membri secondo le procedure previste dai Trattati.

Il punto politico era molto chiaro: la maggioranza dell’Eurocamera indicava l’accesso all’interruzione di gravidanza come parte dei diritti sessuali e riproduttivi. Nel dicembre 2025 il Parlamento è andato oltre, sostenendo l’iniziativa dei cittadini europei “My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion”.

La risoluzione è stata approvata con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni e invitava a creare un meccanismo volontario di solidarietà che aiutasse le donne impossibilitate ad accedere legalmente e in sicurezza all’aborto nel proprio Paese.

Rispondendo formalmente a “My Voice, My Choice”, la Commissione europea ha stabilito che gli Stati membri possono utilizzare, se lo desiderano, risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) per migliorare l’accesso a servizi di aborto legalmente disponibili, sicuri e accessibili economicamente.

La Commissione ha precisato che l’utilizzo delle risorse è volontario e deve rispettare integralmente il diritto nazionale. La politica sanitaria e le condizioni alle quali l’aborto è consentito restano infatti di competenza degli Stati membri.

Questa precisazione è importante anche rispetto alle critiche di Pro Vita, che ha parlato dei 142,7 miliardi del FSE+ come di fondi pubblici europei “aperti al finanziamento dell’aborto”. Quella cifra rappresenta il valore complessivo del Fondo sociale europeo Plus, non uno stanziamento di 142,7 miliardi destinato alle interruzioni di gravidanza.

Nel giorno dei funerali di Bonino

Nel giorno in cui l’Italia salutava Emma Bonino sotto una bandiera europea, nell’Europa che lei aveva sognato per tutta la vita si apriva una mostra promossa da chi contesta una delle battaglie alle quali aveva legato il proprio nome.

Più che uno scherzo del calendario, un’ironia della sorte che racconta bene quanto il confronto sui diritti delle donne sia tutt’altro che chiuso anche dentro le istituzioni europee.