Si aggrava il bilancio di vittime e dispersi dopo il terrificante alluvione che, mercoledì 26 agosto 2026, ha colpito il distretto di Rasuwa, tra il Nepal e il Tibet.
La BBC, infatti, citando la polizia himalayana, riferisce che il numero dei morti è salito a 475. Nepal News, invece, aggiunge che sono le persone irreperibili sono 2.381: di queste, 644 sono cittadini stranieri (indiani per la maggioranza), tra cui tre italiani.
Come segnalato dalla Farnesina, si tratta del ligure Marco Ratto e di una coppia italo-svizzera.
Attualmente, in 1.545 sono stati tratti in salvo. Tra loro ci sono 350 lavoratori e residenti che, dopo la piena del fiume Bhotekoshi, sono rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project (a Rasuwa). Le operazioni di soccorso stanno proseguendo per raggiungere altre 100 persone bloccate nel tunnel.
Rischio nuove alluvioni
A proposito degli interventi di salvataggio, la Cctv ha fatto sapere che in Tibet si è dovuta sospendere un’operazione di soccorso a causa dell’elevato rischio di nuove alluvioni. Il lago che si è formato con l’enorme accumulo di detriti ha infatti dato segni di cedimento, iniziando a tracimare verso l’area di intervento delle squadre d’emergenza.
Xinhua ha riferito che Xi Jinping, leader della Cina, ha presieduto una riunione dei vertici del partito comunista proprio per fare il punto su soccorsi e assistenza dopo la frana che ha colpito la contea di Gyirong, regione autonoma del Xizang (sud-ovest dello Stato).
L’origine del disastro
Le prime analisi dell’US Geological Survey hanno affermato che a scatenare il fenomeno idrogeologico sia stato l’impatto di una massa glaciale precipitata a valle. Da lì si è innescata la violenta colata detritica, con effetti distruttivi sui bacini dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli.
Gli scienziati dell’Icimod (International Centre for Integrated Mountain Development) e i glaciologi dell’Università di Dundee hanno invece evidenziato che i versanti montuosi dell’Himalaya si stiano progressivamente destabilizzando a causa della degradazione del permafrost in alta quota dovuta al riscaldamento globale. In tal senso è aumentato il rischio di valanghe di ghiaccio ed esondazioni improvvise.
Giovanni Crosta, geologo dell’università degli studi di Milano–Bicocca e della Società geologica italiana, come riportato da Rainews, ha dichiarato che le prime stime (valutazione preliminare) tratte dalle immagini satellitari dell’origine della tragedia parlano di un distacco di un pezzo di ghiaccio per una massa di circa 10 milioni di metri cubi.
La commozione del Papa
Il Vaticano esorta al sostegno delle operazioni di soccorso per la popolazione colpita e prega per le anime dei defunti.
La misericordia di Dio e le più sentite condoglianze sono state rivolte da Papa Leone XIV alle comunità colpite dalla catastrofe naturale che ha devastato il Nepal. Il messaggio di vicinanza del Pontefice è giunto attraverso un telegramma di Stato firmato dal segretario Parolin.
Un bilancio drammatico indica attualmente la morte di almeno 290 persone e l’assenza di notizie per oltre 1.300 dispersi su tutto il territorio nazionale. La forza dell’acqua ha abbattuto infrastrutture idroelettriche, ponti, strade principali e numerose abitazioni private.
La spirituale vicinanza espressa dal Santo Padre si estende direttamente al personale di emergenza impegnato senza sosta nei soccorsi. La protezione divina è stata invocata per sostenere la popolazione locale e i soccorritori sul campo in queste ore critiche.