La questione migratoria torna al centro dello scontro politico europeo. Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche Finlandia e Svezia hanno annunciato l’intenzione di riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, cioè i richiedenti asilo che, secondo le regole europee, devono essere presi in carico dal primo Paese di ingresso o identificazione.
La decisione apre un nuovo fronte per il governo italiano, che ora rischia di dover gestire il ritorno di persone che avevano lasciato il nostro Paese per presentare domanda di protezione in altri Stati europei.
Per le opposizioni si tratta dell’effetto contrario rispetto agli obiettivi dichiarati dall’esecutivo. Il Partito democratico parla di un “polverone controproducente” sulla sospensione di Schengen con la Spagna e sostiene che la scelta di puntare sul confronto anziché sulla cooperazione europea abbia prodotto un risultato opposto: più Paesi pronti a rimandare richiedenti asilo verso l’Italia.
Chi sono i “dublinanti” e perché tornano in Italia
Il termine deriva dal Regolamento di Dublino, il sistema europeo che stabilisce quale Stato è responsabile dell’esame di una domanda di protezione internazionale. La regola principale è semplice: il Paese europeo dove il migrante entra per primo o viene identificato è generalmente quello che deve occuparsi della richiesta di asilo.
Esempio pratico: una persona arriva sulle coste italiane, viene identificata e presenta domanda di asilo in Italia. Successivamente si sposta in Germania, Svezia o Finlandia e presenta una seconda richiesta. Secondo le norme europee, lo Stato dove è stata presentata la seconda domanda può chiedere all’Italia di riprendere quella persona perché è considerata il Paese competente. Sono questi i cosiddetti dublinanti.
Il sistema è stato pensato per evitare che un richiedente possa scegliere liberamente il Paese europeo dove presentare domanda, creando una sorta di “turismo delle richieste d’asilo”. Ma nel tempo è stato criticato perché scarica una parte importante della responsabilità sui Paesi di frontiera esterna dell’Unione, come Italia, Grecia e Spagna.
Perché Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia li rimandano ora
La nuova fase nasce dall’applicazione del Patto europeo su migrazione e asilo, che prevede procedure più coordinate tra gli Stati membri e mantiene il principio della responsabilità del primo ingresso, introducendo però anche nuovi meccanismi di solidarietà. Germania, Svizzera e Austria hanno già annunciato o avviato trasferimenti verso l’Italia. Ora si aggiungono Finlandia e Svezia.

Helsinki ha comunicato che i trasferimenti sono in preparazione nell’ambito delle nuove regole europee, mentre Stoccolma ha fatto sapere di avere già effettuato alcuni trasferimenti e di voler proseguire su questa linea.
La posizione di questi Paesi è che il nuovo quadro europeo consenta di applicare nuovamente il principio secondo cui il primo Stato di ingresso deve occuparsi delle procedure di asilo.
Pd: “La linea del governo si è trasformata in un boomerang”
Il Partito democratico attacca la strategia del governo Meloni sulla gestione dei flussi migratori.
“È clamoroso il boomerang della trovata propagandistica di Giorgia Meloni di sospendere Schengen contro la Spagna – esordisce Elly Schlein – . E così appena dopo la Germania, l’Austria e la Svizzera, anche la Finlandia e la Svezia dichiarano che ricominciano a rimandare in Italia i migranti entrati in Europa dal nostro Paese. Quando dicevo che su Ceuta Meloni ha creato un precedente pericoloso per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, intendevo esattamente questo”, commenta la segretaria del Pd, che accusa la premier di “cieca ideologia” che ha impedito alla premier di dare una “più rilevante battaglia” sulla “solidarietà europea, anche sull’accoglienza”, visto che si parla “di persone e non di pacchi”.
Anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di un risultato negativo per il governo, definendo la situazione un “boomerang” politico: secondo Conte, dopo la linea dura sui confini, altri Paesi europei avrebbero scelto di applicare le regole che consentono il ritorno dei richiedenti asilo in Italia.
Il governo: “È il normale funzionamento delle regole europee”
Da parte dell’esecutivo la lettura è diversa. La maggioranza sostiene che i trasferimenti non siano una conseguenza di scelte politiche italiane, ma l’applicazione di norme europee che erano state sospese o applicate in modo limitato negli anni precedenti.
Secondo questa impostazione, il problema nasce dal meccanismo europeo che assegna un peso maggiore ai Paesi di primo ingresso, mentre l’Italia chiede da tempo una distribuzione più equa delle responsabilità. Il tema centrale resta quindi quello della solidarietà europea: chi deve gestire una persona arrivata alle frontiere dell’Unione? Il Paese che rappresenta la porta d’ingresso oppure tutti gli Stati membri attraverso un sistema condiviso?
Francia e Spagna scelgono una strada diversa
Non tutti i Paesi europei stanno seguendo la stessa linea. Francia e Spagna, secondo quanto emerso, non avrebbero per ora aderito al gruppo degli Stati che trasferiscono i richiedenti asilo verso l’Italia, preferendo puntare su meccanismi di collaborazione e solidarietà previsti dal nuovo Patto europeo.
La posizione spagnola è particolarmente rilevante perché proprio con Madrid si era aperto lo scontro politico che ha portato alla sospensione temporanea di Schengen e che ora è diventato uno degli elementi della polemica interna italiana.
La partita europea
La vicenda dei “dublinanti” mostra ancora una volta una delle principali fragilità della politica migratoria europea: l’Unione ha introdotto nuove regole, ma resta aperto il nodo della distribuzione delle responsabilità. Per i Paesi del Nord Europa, il principio del primo ingresso garantisce ordine e controllo del sistema. Per i Paesi mediterranei, invece, quel meccanismo rischia di trasformare le nazioni di frontiera nei principali gestori dell’intero fenomeno migratorio.