La sospensione dei controlli al confine con la Spagna e lo scontro politico sull’applicazione delle regole europee sui migranti finiscono al centro di un nuovo confronto tra governo e opposizioni. Il Partito Democratico accusa l’esecutivo di aver trasformato la gestione dei confini in una battaglia ideologica che ora rischia di produrre l’effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati.
“Il polverone alzato con la sospensione di Schengen con la Spagna si rivela controproducente: ora Meloni si ritrova costretta a ricevere migranti da Germania e Svizzera. I sovranismi fanno solo danni, in Ue serve collaborazione”, è la posizione espressa dal Pd.
Il riferimento è ai trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia da parte di altri Paesi europei, una procedura che riguarda una categoria precisa di migranti: i cosiddetti “dublinanti”. Dopo Germania e Svizzera, anche l’Austria ha annunciato l’applicazione delle nuove regole europee, con i primi trasferimenti già effettuati.
Chi sono i “dublinanti”: la regola del primo Paese di ingresso
Il termine “dublinanti” deriva dal Regolamento di Dublino, il sistema europeo che stabilisce quale Stato è responsabile dell’esame di una domanda di protezione internazionale.
Il principio di base è semplice: se un migrante entra irregolarmente nell’Unione europea attraversando la frontiera di un determinato Stato e successivamente presenta domanda di asilo in un altro Paese, la responsabilità può ricadere sul primo Stato di ingresso.

Nel caso italiano, si tratta soprattutto di persone arrivate attraverso la rotta del Mediterraneo e successivamente spostatesi verso Paesi come Germania, Svizzera o Austria, dove hanno chiesto protezione.
In base alle regole europee, questi Stati possono chiedere all’Italia di riprenderli in carico, perché il nostro Paese viene considerato quello competente per la procedura di asilo.
Perché Germania, Svizzera e Austria stanno rimandando persone in Italia
La questione è tornata attuale con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, operativo dal 12 giugno 2026.
Il nuovo quadro europeo ha riattivato il meccanismo dei trasferimenti e ha ridotto gli spazi di deroga utilizzati negli ultimi anni. Berlino ha annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo considerati di competenza italiana, mentre anche la Svizzera — pur non facendo parte dell’Unione europea ma aderendo allo spazio Schengen — ha deciso di applicare le procedure previste.
A questi due Paesi si è aggiunta l’Austria. Vienna ha comunicato di aver già trasferito in Italia alcuni richiedenti asilo arrivati attraverso il nostro Paese: secondo il ministero dell’Interno austriaco, dal 12 giugno sono state effettuate quattro operazioni utilizzando anche mezzi di trasporto pubblico.
Il nodo politico: il governo Meloni tra difesa dei confini e regole europee
La vicenda riapre lo scontro sulla linea migratoria del governo. Negli ultimi anni l’Italia aveva contestato il funzionamento del sistema di Dublino, sostenendo che il peso dell’accoglienza fosse concentrato sui Paesi di primo approdo, come quelli mediterranei. Roma aveva inoltre ridotto la disponibilità ad accettare trasferimenti in arrivo dagli altri Stati europei.
Ora, con il nuovo assetto europeo, Germania, Svizzera e Austria sostengono di poter nuovamente applicare le procedure previste. Il governo italiano, però, ha sollevato una questione temporale: secondo la linea del Viminale, il nuovo sistema dovrebbe riguardare soprattutto gli ingressi successivi al 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del Patto europeo.
La polemica del Pd: “I sovranismi fanno danni”
Su questo punto si concentra l’attacco dell’opposizione. Secondo il Pd, la strategia del governo avrebbe finito per isolare l’Italia invece di rafforzarne la posizione in Europa. La sospensione dei controlli nell’area Schengen con la Spagna viene letta dai dem come un esempio di una politica basata più sullo scontro che sulla cooperazione europea.
La critica è che, mentre il governo rivendica una maggiore autonomia nazionale nella gestione dei flussi migratori, gli accordi europei continuano comunque a imporre meccanismi di collaborazione tra Stati.
Schengen e Dublino: due sistemi diversi ma collegati
Schengen riguarda principalmente la libera circolazione delle persone e l’assenza di controlli sistematici alle frontiere interne tra gli Stati aderenti.
Il Regolamento di Dublino, invece, riguarda il diritto d’asilo e stabilisce quale Paese deve occuparsi della domanda di protezione internazionale.
La sospensione temporanea dei controlli alle frontiere interne non modifica automaticamente le regole sull’asilo: il punto centrale resta chi è considerato responsabile della procedura.
La partita ora si sposta in Europa
La questione dei “dublinanti” rischia quindi di diventare uno dei nuovi terreni di scontro sulla politica migratoria italiana.
Da una parte il governo rivendica il diritto di difendere i confini e chiede una maggiore solidarietà europea sui Paesi di primo arrivo. Dall’altra le opposizioni sostengono che senza collaborazione tra Stati le regole comuni finiscano per ritorcersi contro gli stessi Paesi che chiedono più autonomia.
Il caso dei trasferimenti da Germania, Svizzera e Austria riporta così al centro una vecchia domanda europea: chi deve farsi carico dei migranti quando il primo ingresso avviene in un Paese, ma il percorso prosegue altrove?