Cosa succederà

Il 6 agosto scade il taglio sulle accise del gasolio: la strategia del Governo contro il caro carburanti

I prezzi medi di benzina e diesel ancora sui 2 euro al litro o superiori. Tra le ipotesi per contenerli c'è il ricorso alle accise mobili

Il 6 agosto scade il taglio sulle accise del gasolio: la strategia del Governo contro il caro carburanti

Con il grande esodo di agosto cresce l’attenzione sui prezzi dei carburanti e sulle possibili nuove misure del governo. Il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio, deciso dal Consiglio dei ministri del 27 luglio, resterà in vigore fino al 6 agosto 2026 (in copertina: immagine di repertorio).

Dopo quella data l’esecutivo dovrà stabilire se prorogare lo sconto o adottare altri interventi per contenere i rincari alla pompa (da decidere se prolungare il taglio e se estenderlo anche alla benzina oppure mantenere l’intervento riservato esclusivamente al diesel).

L’ipotesi delle accise mobili

Le valutazioni sono ancora in corso e non è stata presa alcuna decisione definitiva. Tra le ipotesi allo studio ci sono il ricorso alle cosiddette accise mobili e l’approvazione di un nuovo decreto-legge per reperire le risorse necessarie.

Il meccanismo delle “accise mobili” riguarda un sistema che consentirebbe di ridurre il peso fiscale sui carburanti utilizzando le maggiori entrate generate dall’aumento dei prezzi.

Quando il costo del greggio cresce, aumenta anche l’Iva incassata dallo Stato, perché l’imposta viene calcolata in percentuale sul prezzo finale. Il maggior gettito potrebbe quindi essere impiegato per compensare una riduzione delle accise, senza ricorrere a nuove risorse pubbliche.

Se le entrate aggiuntive non dovessero essere sufficienti a finanziare la proroga degli sconti, il governo potrebbe ricorrere a un decreto-legge.

In questo caso sarebbe necessario individuare e stanziare nuove risorse attraverso il bilancio dello Stato, così da garantire la copertura finanziaria dell’intervento.

I prezzi del 3 agosto

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, lunedì 3 agosto il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale nazionale era pari a 1,999 euro al litro per la benzina e a 2,097 euro per il gasolio.

Sulla rete autostradale i prezzi medi risultavano più alti: 2,084 euro al litro per la benzina e 2,174 euro per il diesel.

La stima del Codacons

Secondo il Codacons, nonostante lo sconto sulle accise, la spesa sostenuta dagli italiani per i rifornimenti su strade e autostrade è aumentata di 782 milioni di euro rispetto a luglio 2025.

L’associazione dei consumatori sottolinea inoltre che, grazie agli introiti derivanti da Iva e accise, lo Stato avrebbe incassato circa 2,9 miliardi di euro legati ai rincari registrati nell’ultimo mese.

Il Codacons evidenzia anche che il taglio delle accise ha avuto un’efficacia limitata nel mese di luglio, essendo rimasto in vigore per sette giorni su 31.

I benzinai chiedono interventi

Come riferito da Sky TG24, la Federazione italiana benzinai giudica insufficiente il taglio delle accise e chiede misure più incisive. Il presidente Giuseppe Sperduto ha sostenuto che l’unico strumento in grado di contenere realmente i rincari sarebbe l’introduzione di un prezzo amministrato.

“Solo un prezzo deciso dal governo e uguale per tutti può evitare che i furbetti speculino sui cittadini”.

Secondo Sperduto, lo sconto di 17 centesimi sul gasolio rischia di essere annullato dall’aumento delle quotazioni petrolifere:

“L’aumento del prezzo del petrolio sta fagocitando la riduzione delle accise. È come un cane che si morde la coda, uno schema senza senso”.

Il presidente della Federazione italiana benzinai respinge le accuse rivolte ai gestori degli impianti e sostiene che il prezzo finale non venga deciso dai singoli distributori.

“Il prezzo dei carburanti che finiscono nei serbatoi delle macchine dei cittadini non viene di certo determinato dal benzinaio”.

Per individuare le cause dei mancati ribassi, secondo Sperduto, occorrerebbe risalire lungo la filiera, fino alle compagnie petrolifere e alle quotazioni del greggio.

“I furbetti vanno rintracciati tra le compagnie petrolifere”.