prezzi alle stelle

Carburanti, il governo prepara un intervento ponte: priorità al gasolio, poi l’accisa mobile con l’extragettito Iva

Il Consiglio dei ministri è convocato alle 17.30 per approvare una prima misura contro i rincari

Carburanti, il governo prepara un intervento ponte: priorità al gasolio, poi l’accisa mobile con l’extragettito Iva

Il governo si prepara a varare un primo intervento contro il caro carburanti, diventato particolarmente urgente alla vigilia delle partenze estive. Il Consiglio dei ministri è convocato nel pomeriggio di oggi, 27 luglio 2026, alle 17.30, per approvare un decreto-legge definito “ponte”, destinato a contenere almeno temporaneamente i prezzi alla pompa.

La misura dovrebbe concentrarsi soprattutto sul gasolio, che nelle ultime settimane è aumentato molto più della benzina e ha raggiunto livelli vicini ai record registrati dopo l’invasione russa dell’Ucraina. I dettagli definitivi, compresi entità dello sconto e durata, saranno noti soltanto dopo il Consiglio dei ministri.

L’obiettivo politico è intervenire prima del primo fine settimana di agosto da bollino rosso, evitando che il pieno diventi un costo ancora più pesante per famiglie, autotrasportatori e imprese.

Gasolio a 2,185 euro, benzina a 1,982

Secondo l’Osservatorio prezzi del Mimit, il 27 luglio il prezzo medio nazionale in modalità self service sulla rete ordinaria è pari a:

  • 1,982 euro al litro per la benzina;
  • 2,185 euro al litro per il gasolio;
  • 0,743 euro al litro per il Gpl;
  • 1,603 euro al chilogrammo per il metano.

In autostrada la benzina self raggiunge 2,071 euro al litro, mentre il diesel sale a 2,255 euro. Con il servizio effettuato dal gestore, la media nazionale arriva a circa 2,118 euro per la benzina e 2,321 euro per il gasolio.

Il diesel si trova così molto vicino al massimo storico di 2,229 euro al litro, registrato il 17 marzo 2022. La benzina ha invece raggiunto il valore più alto dall’ottobre 2023. Negli ultimi giorni le quotazioni internazionali hanno mostrato qualche segnale di rallentamento, favorito dagli spiragli diplomatici in Medio Oriente, ma il calo non si è ancora trasferito pienamente sui listini italiani.

Quanto è aumentato il costo di un pieno

Dal 3 luglio, quando è terminato il precedente taglio delle accise, il prezzo medio del gasolio è cresciuto di circa 30,3 centesimi al litro sulla rete ordinaria, pari a un incremento del 16%. La benzina è aumentata invece di circa 17,9 centesimi.

Secondo i calcoli del Codacons, un pieno da 50 litri di diesel costa oggi 15,15 euro in più rispetto all’inizio del mese. Per un pieno di benzina l’aumento è di circa 8,95 euro.

L’impatto non riguarda soltanto gli automobilisti. Il gasolio è il carburante maggiormente utilizzato dal trasporto merci e un rincaro prolungato rischia di trasferirsi sui prezzi dei prodotti distribuiti nei negozi, alimentando nuovamente l’inflazione.

Come potrebbe funzionare l’intervento ponte

La soluzione allo studio è un taglio temporaneo e probabilmente differenziato delle accise, più consistente sul diesel rispetto alla benzina. Sono circolate ipotesi comprese tra 8 e 24 centesimi al litro, ma al momento non esiste una misura ufficialmente confermata.

Considerando anche l’effetto dell’Iva, il Codacons stima che:

  • uno sconto fiscale di 8 centesimi produrrebbe un risparmio di circa 4,88 euro su 50 litri;
  • con 10 centesimi, il vantaggio salirebbe a 6,10 euro;
  • con 15 centesimi, arriverebbe a 9,15 euro;
  • con 24 centesimi, il risparmio teorico sarebbe di 14,64 euro.

Nell’ultimo scenario, il diesel potrebbe scendere intorno a 1,892 euro al litro, ma soltanto a condizione che il taglio venga trasferito integralmente sul prezzo finale e non venga assorbito, anche parzialmente, lungo la filiera.

Il secondo passaggio: l’accisa mobile

Il decreto ponte dovrebbe essere seguito da una misura più strutturata basata sull’accisa mobile. Il meccanismo utilizza le maggiori entrate Iva incassate dallo Stato quando il prezzo del petrolio e dei carburanti sale per finanziare una riduzione delle accise.

Una parte dell’extragettito fiscale generato dai rincari viene restituita agli automobilisti attraverso uno sconto sul carburante. Il governo potrà definire la dimensione dell’intervento solo dopo che il ministero dell’Economia avrà quantificato le maggiori entrate Iva di luglio. Per questo il secondo provvedimento è atteso ad agosto.

Non si tratterebbe della prima riduzione del 2026. Tra marzo e luglio erano già stati applicati diversi tagli temporanei: inizialmente fino a 20 centesimi al litro sul gasolio, successivamente ridotti a 10 e poi a 5 centesimi. Alla scadenza dell’ultima agevolazione, il 3 luglio, i prezzi hanno ricominciato a salire rapidamente.

Il nodo delle risorse

La difficoltà principale resta la copertura finanziaria. Ogni centesimo di riduzione dell’accisa applicato su scala nazionale comporta un costo rilevante per le casse pubbliche. Un taglio ampio e prolungato richiederebbe quindi miliardi oppure risorse sottratte ad altri capitoli di spesa.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno discusso il dossier nei giorni scorsi, cercando un equilibrio tra la necessità di dare un sollievo immediato e quella di non compromettere i conti pubblici.

Il provvedimento ponte dovrebbe quindi avere durata e risorse limitate, in attesa di conoscere l’extragettito Iva e di calibrare l’accisa mobile.

Le opposizioni chiedono che l’intervento non si limiti a un taglio generalizzato, ma preveda aiuti mirati alle famiglie con redditi più bassi, ai pendolari e ai settori maggiormente esposti, come autotrasporto, agricoltura e pesca.