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Nascite ancora in calo, nel 2025 solo 355mila bambini: nuovo minimo storico in Italia

Il saldo naturale è negativo per quasi 300mila persone e anche i primi dati del 2026 confermano la tendenza

Nascite ancora in calo, nel 2025 solo 355mila bambini: nuovo minimo storico in Italia

Inverno demografico senza segnali di ripresa. In Italia nascono sempre meno bambini. Nel 2025 i nuovi nati sono stati circa 355mila, il numero più basso mai registrato dall’Unità d’Italia e il 3,9% in meno rispetto ai 370mila dell’anno precedente.

In dodici mesi sono quindi mancate all’appello circa 15mila nascite. Il tasso di natalità è sceso a sei bambini ogni mille abitanti, contro i 6,3 del 2024 e i 9,5 del 2005. Un nato su otto, circa 48mila, ha cittadinanza straniera, ma anche questo dato è diminuito del 5,6%.

Il fenomeno non sembra destinato a fermarsi rapidamente. Nei primi quattro mesi del 2026 sono nati circa 109mila bambini, l’1,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Fecondità a 1,14 figli per donna

Il numero medio di figli per donna è sceso da 1,18 a 1,14, molto lontano dalla soglia di circa 2,1 necessaria per garantire il ricambio generazionale in assenza di migrazioni.

La diminuzione attraversa tutto il Paese. Il valore più basso si registra al Centro, con 1,07 figli per donna; seguono il Nord con 1,15 e il Mezzogiorno con 1,16. Parallelamente continua a salire l’età media al parto, arrivata a 32,7 anni e a 33,1 nelle regioni centrali.

Neonato
Neonato

Sempre più persone rinviano quindi la decisione di avere un figlio, spesso fino a un’età nella quale le possibilità biologiche si riducono. Ma il problema non dipende soltanto dalle scelte individuali.

Diminuiscono anche i potenziali genitori

Il calo delle nascite è alimentato da due fenomeni che si rafforzano a vicenda: ogni donna ha mediamente meno figli e, nello stesso tempo, diminuisce il numero delle persone in età riproduttiva.

Le generazioni nate negli anni Ottanta e Novanta, oggi nella fase della vita nella quale normalmente si formano le famiglie, sono infatti molto meno numerose rispetto a quelle del baby boom.

L’Istat osserva che persino se l’Italia raggiungesse una fecondità simile a quella francese, il numero dei nati resterebbe inferiore a quello della Francia, perché la popolazione italiana potenzialmente in grado di diventare genitore è ormai più ridotta.

Quasi 300mila morti in più rispetto alle nascite

Nel 2025 sono morte circa 652mila persone, quasi il doppio dei bambini nati. Il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, è risultato negativo per circa 296mila unità, peggiorando rispetto alle 283mila del 2024.

Nonostante questo squilibrio, la popolazione residente è rimasta sostanzialmente stabile, poco sotto i 59 milioni. A compensare quasi interamente il deficit naturale è stato il saldo migratorio positivo: 440mila ingressi dall’estero contro 144mila partenze, per un bilancio di circa 296mila persone in più.

Al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti erano 5,56 milioni, in aumento di 188mila, mentre quelli italiani erano diminuiti di circa 189mila.

Meno figli, famiglie sempre più piccole

Le coppie con figli rappresentano ormai il 28,4% delle famiglie, mentre quelle senza figli sono il 20,2%. Anche i matrimoni sono diminuiti: nel 2025 ne sono stati celebrati circa 165mila, ottomila in meno rispetto all’anno precedente, con una contrazione particolarmente forte delle cerimonie religiose.

La denatalità non è però semplicemente una conseguenza del calo dei matrimoni. Da tempo la nascita di un figlio non è necessariamente legata alle nozze. Pesano piuttosto l’instabilità lavorativa, il costo delle abitazioni, la difficoltà di conciliare occupazione e cura, la carenza di servizi e il progressivo rinvio dell’autonomia economica.

Bonus insufficienti senza servizi e lavoro

Negli ultimi anni sono stati rafforzati l’assegno unico, il bonus nuovi nati, gli aiuti per gli asili nido e alcune agevolazioni contributive per le madri lavoratrici.

Le analisi dell’Inps indicano però che i trasferimenti economici possono produrre soltanto un aumento contenuto delle nascite e, se non accompagnati da servizi, rischiano perfino di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro. Risultano più efficaci strumenti come l’accesso agli asili nido e il lavoro flessibile, che permettono di conciliare meglio genitorialità e occupazione.

La maternità continua inoltre a incidere soprattutto sulle carriere femminili, con forti differenze territoriali nell’accesso ai servizi educativi e nella possibilità di mantenere un impiego dopo la nascita di un figlio.

Le conseguenze sul futuro del Paese

Il calo delle nascite produce effetti che vanno ben oltre la dimensione familiare. Significa meno studenti, meno giovani in ingresso nel mercato del lavoro e una quota crescente di anziani da sostenere attraverso pensioni, sanità e assistenza.

“La crisi non è soltanto demografica, ma sociale, economica e culturale”, ha avvertito Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, parlando del rischio di una generazione “tendente allo zero”: meno giovani, meno lavoro e minori possibilità di crescita.

La popolazione italiana oggi non diminuisce soltanto grazie all’immigrazione. Ma la stabilità numerica non risolve il problema dell’invecchiamento e della riduzione delle generazioni più giovani.