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Azzerata la Commissione di vigilanza Rai: l’opposizione si dimette in massa

Le dimissioni sono state presentate come un atto estremo, dopo mesi di sedute saltate, audizioni bloccate e richiami rimasti senza seguito

Azzerata la Commissione di vigilanza Rai: l’opposizione si dimette in massa

La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai è stata azzerata giovedì 2 luglio 2026. Prima si sono dimessi la presidente Barbara Floridia e tutti i rappresentanti delle opposizioni; poche ore dopo hanno lasciato anche i componenti del centrodestra. Dietro lo strappo ci sono quasi due anni di paralisi dei lavori, il mancato accordo sulla presidenza della Rai e lo scontro sulla candidatura di Simona Agnes.

Le dimissioni dell’opposizione

La prima a lasciare è stata Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione. Con lei si sono dimessi i rappresentanti di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva.

Floridia ha definito la scelta “sofferta ma necessaria e inevitabile”, sostenendo che ogni tentativo di far ripartire l’organismo fosse fallito. Secondo le opposizioni, la maggioranza avrebbe svuotato la Commissione impedendole di esercitare le proprie funzioni di controllo sul servizio pubblico.

Le dimissioni sono state presentate come un atto estremo, dopo mesi di sedute saltate, audizioni bloccate e richiami rimasti senza seguito.

La risposta del centrodestra

Poche ore dopo hanno annunciato le dimissioni anche i commissari di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. La maggioranza ha respinto le accuse e ha attribuito la paralisi alle opposizioni, accusate di avere usato il quorum previsto dalla legge per impedire l’elezione del presidente della Rai.

Il centrodestra ha definito la Commissione “occupata, sequestrata e strumentalizzata” e si è detto favorevole alla nascita di un nuovo organismo, con una nuova presidenza.

Il nodo Simona Agnes

La crisi nasce nell’autunno del 2024, quando Simona Agnes, consigliera indicata dal ministero dell’Economia, viene proposta come presidente del Consiglio di amministrazione della Rai.

Simona Agnes
Simona Agnes

La nomina deve però essere approvata dai due terzi della Commissione di Vigilanza. Il centrodestra, non disponendo da solo dei voti necessari, avrebbe bisogno del sostegno di parte dell’opposizione.

Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva hanno chiesto un nome più condiviso e hanno rifiutato di sostenere Agnes. La maggioranza ha reagito disertando diverse sedute e facendo mancare il numero legale. Il conflitto sulla presidenza ha così finito per bloccare anche audizioni, atti di indirizzo e attività ordinarie di controllo.

Perché la Vigilanza è importante

La Commissione è un organismo bicamerale incaricato di verificare che la Rai rispetti i principi di pluralismo, imparzialità e completezza dell’informazione.

Può convocare i vertici dell’azienda, approvare atti di indirizzo, intervenire sulla comunicazione politica e verificare il rispetto del contratto di servizio.

La sua paralisi non riguarda quindi soltanto la nomina del presidente, ma l’intero sistema di controllo parlamentare sulla televisione pubblica.

I richiami rimasti senza effetto

Il 14 aprile 2026 era intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendo “non accettabile” che la Rai fosse ancora priva di un assetto completo e che la Commissione non riuscisse a svolgere le proprie funzioni.

Nel maggio successivo il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti aveva avviato uno sciopero della fame e della sete e si era ammanettato al proprio banco alla Camera per denunciare il blocco della Vigilanza.

Protesta Giachetti

La protesta aveva consentito una temporanea ripresa dei lavori, ma non aveva risolto il nodo della presidenza Rai.

Cosa succede ora

Le dimissioni non cancellano la Commissione dall’ordinamento e non bloccano il funzionamento della Rai. A essere azzerata è soltanto la sua attuale composizione parlamentare.

Spetterà ai gruppi politici indicare nuovi componenti, rispettando gli equilibri tra maggioranza e opposizione. Ma senza un accordo su Simona Agnes e sulle regole della governance, il rischio è che la nuova Commissione riproduca lo stesso stallo.

Il centrodestra vuole modificare il meccanismo che impone la maggioranza dei due terzi per eleggere il presidente Rai. Le opposizioni sostengono invece che quella soglia sia una garanzia necessaria per evitare che il vertice del servizio pubblico venga scelto esclusivamente dal governo.

Le dimissioni del 2 luglio certificano il fallimento di ogni mediazione. La Commissione potrà essere ricostituita, ma senza un’intesa politica rischia di cambiare soltanto nei nomi, restando ancora incapace di svolgere pienamente il proprio ruolo.