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La pace regge: passate le prime tre petroliere nello Stretto di Hormuz

È il primo segnale concreto dopo l’intesa tra Stati Uniti e Iran. Ma il traffico resta lontano dai livelli normali: occhi puntati sulla firma di venerdì

La pace regge: passate le prime tre petroliere nello Stretto di Hormuz

La pace, per ora, regge. Nello Stretto di Hormuz sono passate le prime petroliere iraniane dopo l’annuncio dell’intesa tra Stati Uniti e Iran e la revoca del blocco navale americano. È un segnale concreto, forse il più importante dall’inizio della tregua: non più solo dichiarazioni politiche, ma navi cariche di greggio che tornano a muoversi nella rotta energetica più delicata del mondo.

La pace regge: passate le prime tre petroliere nello Stretto di Hormuz

Secondo le prime ricostruzioni basate sul monitoraggio marittimo, almeno due superpetroliere della National Iranian Tanker Company, Diona e Hero 2, avrebbero superato il perimetro del blocco con un carico complessivo di circa 3,8 milioni di barili di greggio iraniano. A queste si sarebbe aggiunta una terza petroliera con un altro milione di barili. In tutto, dunque, quasi 5 milioni di barili tornati in movimento attraverso un passaggio rimasto per settimane al centro della crisi.

La pace regge: passate le prime tre petroliere nello Stretto di Hormuz
Stretto di Hormuz

Hormuz, come è ormai evidente al mondo, non è una rotta qualsiasi: da lì passa una quota decisiva del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Quando lo Stretto si blocca, il problema non riguarda solo Iran, Stati Uniti o Paesi del Golfo. Riguarda l’intero mercato energetico globale, le raffinerie asiatiche, i prezzi alla pompa, l’inflazione e i costi di trasporto.

Il passaggio delle tre petroliere conferma che la tregua non è rimasta sulla carta. Dopo l’annuncio dell’accordo, Donald Trump aveva promesso che Hormuz sarebbe tornato “completamente aperto” entro venerdì, giorno previsto per la firma formale dell’intesa in Svizzera. Teheran, da parte sua, ha confermato la revoca del blocco e ha lasciato filtrare l’immagine di una ripresa graduale della navigazione, presentandola come una vittoria politica dopo mesi di pressione militare ed economica.

Ma parlare di normalità sarebbe ancora prematuro. Le principali rilevazioni sul traffico marittimo indicano che il flusso resta molto inferiore ai livelli precedenti alla guerra. Molti armatori continuano a muoversi con cautela, in attesa di garanzie più solide sulla sicurezza della navigazione, sui costi assicurativi, sulle procedure di controllo e sugli eventuali pedaggi o restrizioni che potrebbero restare in vigore.

I mercati

È anche per questo che il mercato del petrolio ha reagito con sollievo, ma non con euforia definitiva. Il Brent è sceso sotto quota 80 dollari al barile e il WTI americano si è mantenuto poco sopra i 75 dollari, segnale che gli operatori stanno riducendo il premio di rischio geopolitico accumulato nei mesi della crisi. Tuttavia i prezzi non stanno ancora scontando una riapertura piena e stabile: stanno scontando una possibilità.

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Se nei prossimi giorni altre navi attraverseranno Hormuz senza incidenti, se le compagnie assicurative ridurranno i sovrapprezzi di rischio e se la firma di venerdì confermerà i termini dell’accordo, allora il mercato potrà iniziare a parlare di vera riapertura. Se invece dovessero emergere nuovi ostacoli sul dossier nucleare, sul ruolo di Israele o sulla gestione iraniana dello Stretto, la tensione potrebbe tornare rapidamente.

Il passaggio delle tre petroliere non chiude la partita, ma è il primo segnale che l’intesa può funzionare.