Doveva essere la giornata dell’unità nazionale, nell’anno simbolico degli 80 anni della Repubblica. È diventato anche il giorno delle assenze, delle accuse incrociate e della polemica sulla parata militare ai Fori Imperiali.

La cerimonia per la Festa della Repubblica si è aperta come da tradizione con l’omaggio del presidente Sergio Mattarella all’Altare della Patria, la deposizione della corona al Milite Ignoto, il sorvolo delle Frecce Tricolori e poi la sfilata militare e civile lungo via dei Fori Imperiali.

Ma, accanto al rito istituzionale, si è subito acceso il caso politico: Matteo Salvini non era presente alla parata; assenti anche Giuseppe Conte ed Elly Schlein, almeno secondo quanto segnalato pubblicamente dal vicepremier Antonio Tajani.
Il caso delle assenze
La frase di Tajani ha dato il via alla polemica:
“Non ho visto neanche Conte e Schlein, peccato“.
Un commento apparentemente semplice, ma sufficiente a trasformare una celebrazione istituzionale in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.
🇮🇹 #2giugno, #FestadellaRepubblica 🇮🇹 il Presidente Mattarella ai Fori Imperiali per la parata in occasione degli 80 anni della Repubblica pic.twitter.com/BmbI4omhKl
— Quirinale (@Quirinale) June 2, 2026
Secondo il Corriere della Sera, Schlein non risultava nella lista degli invitati perché il cerimoniale prevede posti in tribuna per cariche istituzionali, capigruppo, presidenti di commissione e componenti della commissione Difesa, non per i leader di partito in quanto tali. Diverso il caso di Conte: da ex presidente del Consiglio era invitato, ma avrebbe declinato. Quanto a Salvini, l’assenza ha pesato politicamente anche perché si tratta di un vicepremier e ministro in carica.
Il risultato è stato un cortocircuito politico: da una parte l’accusa, più o meno esplicita, di mancato rispetto verso una ricorrenza nazionale; dall’altra la necessità di distinguere tra assenze reali, mancati inviti e scelte personali.
Salis: “Abolire la parata militare”
La polemica più dura è arrivata però dalle parole di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. In un post pubblicato su X il 2 giugno, Salis ha scritto che, “in un’epoca pericolosamente segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine”, servirebbe “abolire la parata militare del 2 giugno” e restituire alla Festa della Repubblica il suo carattere “civile, popolare e democratico”.
In un’epoca pericolosamente segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine, servirebbe il coraggio di compiere una scelta forte e controcorrente:
abolire la parata militare del #2giugno e restituire alla Festa della #Repubblica il suo originario carattere civile,…— Ilaria Salis (@SalisIlaria) June 2, 2026
Una posizione netta, destinata a far discutere. La critica di Salis non riguarda la Repubblica in sé, ma il modo in cui viene celebrata: secondo l’eurodeputata, in un momento storico segnato da conflitti e riarmo, la centralità simbolica delle Forze Armate rischia di oscurare la dimensione civile e democratica del 2 giugno.
La replica di Meloni
La risposta della premier Giorgia Meloni è arrivata in serata ed è stata molto dura.
“Reputo queste dichiarazioni non solo vergognose, ma anche indegne verso i tanti uomini e donne in divisa che ogni giorno servono l’Italia con disciplina, onore e spirito di sacrificio”, ha scritto la presidente del Consiglio. Meloni ha poi aggiunto che la Festa della Repubblica e la parata non celebrano soltanto una ricorrenza istituzionale, ma “l’identità della Nazione, il senso dello Stato e il valore di chi quello Stato lo difende, lo rappresenta e lo onora”.
Leggo che rappresentanti italiani delle istituzioni arrivano ad affermare che la parata del 2 giugno andrebbe abolita. Reputo queste dichiarazioni non solo vergognose, ma anche indegne verso i tanti uomini e donne in divisa che ogni giorno servono l’Italia con disciplina, onore e… pic.twitter.com/kEwtYh8pZx
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 2, 2026
Anche Fratelli d’Italia ha attaccato Salis. Giovanni Donzelli ha parlato di “allergia alle divise”, mentre Galeazzo Bignami ha ironizzato sulla proposta di abolire la parata. La maggioranza ha così scelto di trasformare il caso in una questione di rispetto per le istituzioni e per le Forze Armate.
Una festa che divide proprio mentre dovrebbe unire
La polemica racconta una frattura più profonda. Il 2 giugno nasce come festa civile: ricorda il referendum istituzionale del 1946, quando gli italiani scelsero la Repubblica e, per la prima volta, votarono anche le donne. Ma nel tempo la celebrazione si è consolidata attorno a un forte rito militare, diventato per alcuni simbolo di unità nazionale e per altri rappresentazione eccessiva della forza armata.
Il messaggio di Mattarella, nello stesso giorno, ha provato a ricondurre la ricorrenza al suo significato originario: la Costituzione come “casa comune”, il suffragio universale come passaggio fondativo, le Forze Armate come presidio della Repubblica e della pacifica convivenza tra i popoli.
80 anni, buona #FestadellaRepubblica! 🇮🇹 pic.twitter.com/W7O7PiLvYG
— Quirinale (@Quirinale) June 2, 2026
Proprio nell’anno degli 80 anni, il rito nazionale ha mostrato tutta la difficoltà italiana nel trasformare la memoria comune in una vera grammatica condivisa.