Il 21 maggio 2026, alle 5:50:52 ora italiana, una scossa di terremoto di magnitudo Md 4.4 è stata registrata nell’area dei Campi Flegrei. Secondo l’INGV, l’epicentro è stato localizzato nel Golfo di Pozzuoli, a una profondità di circa 3 chilometri. L’evento è stato avvertito distintamente a Pozzuoli, nell’area flegrea e in diversi quartieri di Napoli.
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Terremoto ai Campi Flegrei
La scossa si inserisce in uno sciame sismico iniziato alle 5:50. Nel primo comunicato diffuso dall’Osservatorio Vesuviano, alle 6:30, l’INGV indicava in via preliminare 4 terremoti rilevati, di cui 2 localizzati, con magnitudo massima Md 4.4 ± 0.3. Le mappe di scuotimento elaborate con i dati delle reti sismiche e accelerometriche di INGV e Dipartimento della Protezione Civile hanno stimato effetti fino al V grado della scala MCS, la Mercalli-Cancani-Sieberg. Anche le segnalazioni arrivate attraverso il portale “Hai Sentito Il Terremoto” risultavano coerenti con risentimenti fino al V grado MCS.
🔴 Sciame sismico in corso ai #CampiFlegrei: evento maggiore in mare alle 05.50 con magnitudo 4.4. La nostra Sala Situazione Italia è in contatto con le strutture di #protezionecivile sul territorio, verifiche in corso [#21maggio Ore 7.00] https://t.co/53juHm2uuh
— Dipartimento Protezione Civile (@DPCgov) May 21, 2026
Campi Flegrei, scuole chiuse e verifiche
Dopo la scossa sono state disposte chiusure scolastiche in diversi comuni dell’area flegrea, tra cui Pozzuoli, Bacoli e Quarto, e nella zona rossa di Bagnoli-Fuorigrotta a Napoli. Non risultano segnalati danni ingenti né feriti.
“Abbiamo appena avvertito una forte scossa sul nostro territorio. Ho disposto la chiusura di tutte le scuole pubbliche e private di Bacoli. E, contestualmente, la verifica di tutte le strutture scolastiche. Siamo in strada per verificare eventuali danni”. E’ quanto fa sapere il sindaco di Bacoli – comune dell’area flegrea – Josi Della Ragione, dopo la forte scossa di terremoto magnitudo 4.4 delle 5.51 con epicentro i Campi Flegrei. “Ho convocato il Centro Operativo Comunale – prosegue – e saremo fin da subito al servizio della popolazione. Sono in contatto con la Prefettura di Napoli, la Protezione Civile della Regione Campania e l’Osservatorio Vesuviano per monitorare quanto sta accadendo. Mi rendo assolutamente conto delle preoccupazioni – conclude il primo cittadino – che ognuno di noi ha vissuto in questi minuti ma invito la comunità alla calma. Noi ci siamo”.
La Protezione Civile colloca l’attuale fase dei Campi Flegrei all’interno della crisi bradisismica iniziata nel 2005, caratterizzata da sollevamento del suolo e incremento dell’attività sismica. Dal 2018, spiega il Dipartimento, il sollevamento è stato accompagnato da un aumento graduale sia del numero di terremoti sia della loro magnitudo. Alla fine di marzo 2026, il sollevamento massimo registrato al Rione Terra di Pozzuoli era di circa 163,5 centimetri, di cui 25,5 centimetri da gennaio 2025.
Nel quadro recente, la Protezione Civile ricorda che nel 2024 l’evento maggiore era stato quello del 20 maggio, di magnitudo 4.4, nell’area della Solfatara di Pozzuoli. Nel 2025, le scosse più forti erano state registrate il 13 maggio, magnitudo 4.4, e il 30 giugno, in mare, magnitudo 4.6.
Il precedente della Pianura Padana
Il giorno prima della scossa ai Campi Flegrei, il 20 maggio 2026, l’INGV aveva pubblicato un approfondimento sul terremoto che colpì la Pianura Padana emiliana il 20 maggio 2012. Quell’evento ebbe magnitudo Mw 5.8 e profondità di circa 10 chilometri. Nei giorni successivi, quasi 14.000 cittadini compilarono il questionario del portale “Hai Sentito Il Terremoto”.
Si tratta di un numero superato, fra i terremoti italiani avvertiti, solo dal sisma del Centro Italia del 30 ottobre 2016, magnitudo Mw 6.5. Dalla sola città di Bologna arrivarono oltre 60 risposte.

L’analisi di quelle segnalazioni permise di attribuire un valore di intensità in scala MCS a più di 2.000 comuni italiani. Secondo l’INGV, l’intensità massima media nell’area epicentrale raggiunse il VII grado MCS, mentre l’area del IV grado MCS risultò molto estesa e arrivò a coprire gran parte della Pianura Padana.
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Il ruolo dei cittadini nei dati sismici
L’approfondimento dell’INGV sottolinea il valore della sismologia partecipata. Le segnalazioni raccolte dai cittadini non sostituiscono i dati strumentali, ma consentono di descrivere in modo più capillare gli effetti percepiti sul territorio.
Nel caso del terremoto emiliano del 2012, i questionari permisero anche di raccogliere informazioni su fenomeni specifici. Furono segnalate 60 testimonianze di effetti luminosi, in prevalenza bagliori osservati a cielo sereno. Inoltre, 8.382 questionari furono utilizzati per studiare l’effetto acustico associato al terremoto. Secondo l’INGV, la percezione del suono fu molto alta, tra il 75% e il 100%, fino a circa 70 chilometri dall’epicentro; oltre i 150 chilometri, invece, fu segnalata solo da una quota ridotta di persone.
Due contesti differenti
Il confronto tra Napoli e la Pianura Padana va letto con cautela. La scossa del 21 maggio 2026 ai Campi Flegrei è legata a un’area vulcanica interessata da bradisismo e da terremoti generalmente superficiali. Il sisma del 20 maggio 2012 in Emilia fu invece un evento tettonico più forte, con magnitudo Mw 5.8, inserito in una sequenza che causò danni rilevanti al territorio.
C’è però un elemento comune: in entrambi i casi, oltre ai sismografi, contano anche i dati raccolti sul campo e le segnalazioni della popolazione. La misurazione strumentale definisce magnitudo, epicentro e profondità; le informazioni macrosismiche aiutano invece a ricostruire come il terremoto è stato percepito e quali effetti ha prodotto nei diversi comuni