rientro a casa

Flottilla, i primi due attivisti già in Italia: “Massacrati in una panic room. Alcuni con lesioni interne”

Tajani convoca l'ambasciatore israeliano

Flottilla, i primi due attivisti già in Italia: “Massacrati in una panic room. Alcuni con lesioni interne”

I primi due attivisti italiani fermati dopo l’intervento israeliano contro la Flotilla sono già arrivati in Italia. Si tratta del deputato M5S Dario Carotenuto e del giornalista de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, imbarcati sulla Karsi-i Sabadab insieme all’attivista Ruggero Zeni.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, anche gli altri connazionali dovrebbero essere rimpatriati nelle prossime ore, mentre la Farnesina continua a seguire la vicenda attraverso l’ambasciata italiana a Tel Aviv e i canali diplomatici con Israele.

Flottilla: i primi due attivisti già in Italia

Sono sbarcati stamane, 21 maggio 2026, all’aeroporto di Fiumicino, da un volo di linea da Atene, accolti, tra gli altri, con abbracci, dai deputati Arturo Scotto (Pd) e del M5S, 
Arnaldo Lomuti, Francesco Silvestri, Andrea Quartini, Alessandra Maiorino e Valentina Dorso. Presenti anche la mamma di Mantovani, Maria Gabriella, la vice Direttrice del Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, e l’attivista Tony La Piccirella.

‘Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato”.

E’ la testimonianza del giornalista del Fatto Alessandro Mantovani in un audio pubblicato sul sito del quotidiano. Mantovani racconta che anche a lui e Carotenuto sono state messe manette e catene alle caviglie dopo essere stati in cella e prima di essere portati all’aeroporto di Ben Gurion.

E ancora:

“Durante la deposizione – ha detto Mantovani al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino – mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. E poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite. Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro” aggiunge Mantovani.

Drammatico anche il racconto del deputato M5s, Dario Carotenuto:

“Siamo stati sequestrati in acque internazionali, a 200 miglia nautiche da Gaza, mentre andavamo a Port Said per una tempesta in arrivo. Mi trovavo su una nave turca, sono stato sequestrato, bendato, costretto a una posizione orribile. Poi mi hanno trasferito in una nave prigione, mi hanno malmenato, spogliato e bagnato, ci hanno tolto le scarpe per farci passare la notte al freddo. Prima di portarci sul ponte, ci hanno fatto attraversare una ‘panic room’ dove siamo stati malmenati. Alcuni sono stati prima bagnati e poi colpiti con il teaser. C’era un ragazzo tedesco che aveva decine di segni sulla schiena fatti con la punta del mitra e poi addirittura gli hanno anche sparato con proiettile di gomma”.

E ancora:

“Ci picchiavano selvaggiamente. Mi sono identificato con il passaporto di servizio ma mi hanno strappato una collanina, ammanettato. A me è andata bene e ne sono uscito in piedi. Ad uno lo hanno portato in infermeria con lesioni interne. Persone erano bendate. La sorella della Presidente irlandese coordinava il pronto soccorso ed hanno curato persone messe malissimo, anche anziani, ragazze; per venti, trenta con fratture ed alcuni con abusi sessuali”.

Il caso diplomatico

La vicenda è diventata rapidamente un caso politico e diplomatico. Il Ministero degli Esteri ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, su istruzione del vicepremier e ministro Antonio Tajani. Nel colloquio, il Segretario generale Riccardo Guariglia ha espresso la “ferma protesta” del governo italiano e ha chiesto la liberazione immediata e il rapido rientro di tutti gli italiani ancora trattenuti. La Farnesina ha sottolineato anche la gravità dell’intervento avvenuto in acque internazionali, ricordando che i cittadini coinvolti “non erano armati né avevano intenzioni violente”.

Flottilla: i primi due attivisti già ad Atene, gli altri oggi in Italia
Vessazioni da parte di Israele

A far salire ulteriormente la tensione sono state le immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui alcuni attivisti appaiono inginocchiati, con le mani legate, nel porto di Ashdod. Tajani le ha definite “assolutamente inaccettabili e contro ogni elementare tutela della dignità umana”, annunciando la convocazione immediata dell’ambasciatore israeliano. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una “violazione della dignità della persona”.

La linea del governo italiano

Tajani ha usato parole dure: “Superata la linea rossa”, ha detto commentando il trattamento riservato agli attivisti. Il ministro ha ribadito che l’Italia aveva già espresso più volte la propria contrarietà all’iniziativa della Flotilla, ma ha aggiunto che questo non può giustificare modalità di fermo e trattamento considerate lesive della dignità personale.

“La sicurezza dei nostri connazionali è una priorità costante”, ha spiegato, chiedendo che siano trattati con rispetto e liberati al più presto.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto con parole molto nette, definendo il trattamento riservato agli attivisti “incivile” e parlando di un episodio che tocca “un livello infimo”. Una presa di posizione che conferma come la questione sia ormai uscita dal solo perimetro consolare per diventare un tema politico più ampio nei rapporti tra Roma e Tel Aviv.

Le accuse degli attivisti e la versione israeliana

Secondo la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, tutte le imbarcazioni dirette verso Gaza sarebbero state intercettate dalle forze israeliane. I cittadini italiani trattenuti sarebbero 29, oltre a tre persone non italiane ma residenti in Italia. Gli attivisti hanno denunciato l’uso della forza e, in particolare, il possibile impiego di proiettili di gomma contro alcune imbarcazioni. La Farnesina ha chiesto a Israele una verifica urgente su questo punto.

Israele respinge però le accuse più gravi. Un portavoce del ministero israeliano ha dichiarato che “in nessun momento sono stati sparati colpi di arma da fuoco” e che sarebbero stati utilizzati soltanto “mezzi non letali” contro l’imbarcazione, non contro i manifestanti, “a scopo di avvertimento“. Secondo la stessa versione, nessun contestatore sarebbe rimasto ferito.

Una crisi che pesa sull’Europa

La Flotilla, partita con l’obiettivo dichiarato di raggiungere Gaza, si inserisce in un contesto già incandescente: la guerra, la crisi umanitaria nella Striscia, le tensioni tra Israele e diversi Paesi europei, e il dibattito sul rispetto del diritto internazionale in mare. Il Governo Meloni, pur non condividendo l’iniziativa degli attivisti, ha scelto di alzare il livello dello scontro diplomatico, chiedendo chiarimenti formali, il rientro dei connazionali e valutando possibili iniziative anche in sede europea.