lo scontro

Che differenza c’è fra il salario “giusto” (voluto dal Governo) e quello minimo

Meloni punta sui contratti collettivi più rappresentativi, le opposizioni chiedono invece una soglia legale, uguale per tutti

Che differenza c’è fra il salario “giusto” (voluto dal Governo) e quello minimo

La domanda sembra tecnica, ma è diventata uno dei nodi politici più delicati del confronto tra governo e opposizioni: che differenza c’è tra il salario “giusto”, voluto dall’esecutivo Meloni, e il salario minimo, sostenuto da larga parte delle minoranze?

La risposta breve è questa: il salario “giusto” non introduce una cifra oraria uguale per tutti, ma prende come riferimento i Contratti collettivi nazionali di lavoro più rappresentativi. Il salario minimo, invece, fisserebbe per legge una soglia economica sotto la quale nessun datore di lavoro potrebbe scendere, indipendentemente dal contratto applicato.

Il tema al Premier Time

Il tema è tornato al centro del confronto politico durante il Premier Time al Senato del 13 maggio 2026, quando Giorgia Meloni ha risposto a un’interrogazione del presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia.

“I salari hanno perso l’8 per cento del potere d’acquisto. Quando vi chiediamo il salario minimo lo facciamo per quelle persone che non hanno voce e che non arrivano a 9 euro l’ora. Produzione industriale negativa da 37 mesi, le casse integrazioni esplose. Presidente, la riforma fiscale è un disastro e rispetto all’Unione Europea chiediamo se ha intenzione Palazzo Chigi per lei è diventato una bolla che la protegge dalla realtà: governare no significa evocare il popolo, ma ascoltare e stare in mezzo al popolo. Da quanto tempo non prende un treno regionale nell’ora di punta, da quanto tempo non fa la spesa in un supermercato. Qualche anno fa qualcuno poteva anche credere che lei volesse cambiare i palazzi del potere. Sono stati i palazzi a cambiare lei”, ha concluso Boccia.

La premier ha confermato la linea del governo: no a una soglia legale unica, sì al rafforzamento della contrattazione collettiva.

“I salari crediamo vadano aumentati rafforzando la contrattazione, è lì che si difendono i diritti dei lavoratori”, ha detto Meloni in Aula. La presidente del Consiglio ha poi spiegato che il salario minimo legale, secondo il governo, rischia di produrre un effetto opposto a quello dichiarato: “Molte volte il salario minimo orario può rischiare di essere un parametro sostitutivo e non aggiuntivo”.

Il riferimento politico è al timore che una soglia fissata per legge diventi, per alcune imprese, non un punto di partenza ma un livello standard verso cui comprimere trattamenti oggi più articolati. Le opposizioni contestano questa impostazione e sostengono che senza un pavimento legale valido per tutti restino scoperti proprio i lavoratori più fragili, impiegati nei settori dove la contrattazione è debole, frammentata o aggirata.

Sul salario minimo “pensavo vi avesse convinto quello che è accaduto in Puglia dove la Regione ha deciso di applicare il salario minimo e si è ritrovata con le proteste perché le condizioni dei lavoratori sono peggiorate. Molte volte il salario minimo orario può rischiare di essere un parametro sostitutivo e non aggiuntivo”, ha aggiunto Meloni.

Il salario “giusto” del governo

Il decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile, ha introdotto il concetto di salario “giusto” all’interno di un pacchetto da circa un miliardo di euro per il triennio 2026-2028. La misura lega l’accesso agli incentivi pubblici alla corresponsione di un salario almeno pari al trattamento economico complessivo previsto dai Ccnl firmati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

In concreto, significa che un’impresa potrà accedere a determinati incentivi solo se applica ai lavoratori una retribuzione non inferiore a quella prevista dai contratti collettivi leader del proprio settore. Non c’è quindi una soglia unica, come i 9 euro lordi l’ora proposti dalle opposizioni, ma un rinvio ai contratti nazionali più rappresentativi.

Lo ha ricordato la stessa Meloni al Premier Time:

“Con l’ultimo decreto lavoro abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto, dove per salario giusto si intende il trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali che vengono stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative”.

Cosa cambia rispetto al salario minimo

Il salario minimo legale funziona in modo diverso. È una soglia fissata direttamente dalla legge: sotto quel livello, nessun datore di lavoro può pagare. La proposta sostenuta da Pd, M5S, Avs e altre forze di opposizione ruota da tempo attorno a un minimo di 9 euro lordi l’ora, pensato per tutelare chi lavora in settori poveri, discontinui o coperti da contratti deboli.

La differenza è quindi strutturale. Il salario minimo parte da un numero stabilito dal legislatore e valido per tutti. Il salario “giusto” parte invece dalla contrattazione collettiva, settore per settore, e punta a rafforzare i contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative.

Caratteristica Salario “Giusto” (Modello Governo)
Salario Minimo (Proposta Opposizioni)
Definizione Basato sul Trattamento Economico Complessivo (TEC) dei contratti leader.
Soglia economica fissa stabilita per legge (es. 9€/ora).
Meccanismo di calcolo Variabile in base al settore e alla categoria (rinvio ai CCNL).
Universale e fisso per tutti i lavoratori dipendenti.
Applicazione Indiretta: necessaria per accedere a incentivi e benefici pubblici.
Diretta: obbligatoria per tutti i datori di lavoro, pena sanzioni.
Obiettivo principale Contrastare i “contratti pirata” e rafforzare i sindacati maggioritari.
Garantire una base dignitosa ai settori non coperti o con paghe povere.
Riferimento Normativo Decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026.
Proposte di legge parlamentari (Pd, M5S, AVS).
Rischio paventato Possibile esclusione di chi lavora in aziende che non chiedono incentivi.
Rischio che la soglia minima diventi il “tetto” massimo (livellamento verso il basso).

Il problema dei contratti pirata

Il salario “giusto” nasce anche per rispondere a una distorsione del mercato del lavoro italiano: la proliferazione dei cosiddetti contratti pirata, cioè accordi firmati da sigle poco rappresentative e spesso caratterizzati da trattamenti economici più bassi.

Il governo prova a contrastare questo fenomeno usando la leva degli incentivi. In sostanza, lo Stato non dice direttamente quale deve essere la paga minima per tutti, ma stabilisce che chi vuole ottenere benefici pubblici deve rispettare almeno il trattamento economico previsto dai contratti collettivi più rappresentativi.

È una forma di regolazione indiretta: non si impone una soglia universale, ma si premiano le imprese che restano dentro il perimetro della contrattazione riconosciuta e si escludono dagli incentivi quelle che applicano condizioni inferiori.

Due modelli, una stessa emergenza

Il confronto tra salario “giusto” e salario minimo è uno scontro tra due modelli. Il governo sceglie la via italiana della contrattazione collettiva, rafforzando i Ccnl più rappresentativi e legando gli incentivi al loro rispetto. Le opposizioni chiedono invece una soglia legale universale, perché ritengono che la sola contrattazione non basti più a proteggere tutti.