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Nave Hantavirus: crescono i positivi fra i passeggeri sbarcati a Tenerife

Cosa ha detto il ministro Schillaci al Tg1

Nave Hantavirus: crescono i positivi fra i passeggeri sbarcati a Tenerife

Crescono i casi di hantavirus Andes legati alla nave da crociera MV Hondius, arrivata a Tenerife dopo giorni di emergenza sanitaria a bordo. I nuovi test effettuati sui passeggeri evacuati e rimpatriati nei rispettivi Paesi hanno confermato altre positività, riaccendendo l’attenzione internazionale su un focolaio raro, ma potenzialmente grave.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto al Tg1 lunedì 11 maggio, ha voluto rassicurare sull’impatto per il nostro Paese: “Oggi in Italia non c’è nessun pericolo”. Allo stesso tempo, però, il ministero ha adottato un approccio prudenziale, con una circolare rivolta alle Regioni e misure di sorveglianza per i contatti considerati a rischio.

I nuovi casi dopo lo sbarco

La preoccupazione è aumentata dopo l’arrivo della Hondius alle Canarie. Fra i passeggeri sbarcati sono risultati positivi una donna francese, ricoverata in condizioni gravi, un cittadino americano, indicato come asintomatico o con positività lieve, e un passeggero spagnolo, inizialmente segnalato come positivo provvisorio in attesa di ulteriori verifiche.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i casi confermati collegati alla nave sono saliti a sette, mentre il totale dei casi segnalati è arrivato a nove, includendo anche due casi sospetti. I morti restano tre. Il punto più delicato è che i nuovi positivi sono emersi dopo l’evacuazione, quando i passeggeri erano già stati trasferiti o presi in carico dai sistemi sanitari nazionali.

La cronologia della Hondius

La MV Hondius era partita da Ushuaia, in Argentina, il 1° aprile 2026, per una spedizione nell’Atlantico meridionale. A bordo c’erano 147 persone tra passeggeri ed equipaggio, provenienti da 23 Paesi. Il focolaio è stato segnalato all’Oms il 2 maggio, dopo la comparsa di gravi sintomi respiratori tra alcuni passeggeri.

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MV Hondius

Il 4 maggio, l’Organizzazione mondiale della sanità indicava già sette casi tra confermati e sospetti, con tre decessi. La nave è arrivata a Tenerife domenica 10 maggio. L’evacuazione si è conclusa lunedì 11 maggio, con il trasferimento degli ultimi passeggeri e di parte dell’equipaggio. Proprio in quelle ore sono emersi nuovi riscontri positivi tra le persone sbarcate e rimpatriate.

Perché il virus fa paura

L’hantavirus è un virus che, nella maggior parte dei casi, si trasmette attraverso il contatto con roditori infetti o con materiali contaminati da urine, feci o saliva. Il ceppo Andes, però, ha una caratteristica particolare: può trasmettersi, anche se raramente, da persona a persona, soprattutto in caso di contatti stretti e prolungati.

È questo elemento a rendere il caso della Hondius particolarmente sensibile. Non siamo davanti a un virus con la facilità di diffusione del Covid o dell’influenza, ma il quadro clinico può peggiorare rapidamente, fino a provocare gravi complicazioni respiratorie. Per questo le autorità sanitarie hanno scelto una linea prudente: rischio basso per la popolazione generale, ma attenzione alta sui contatti stretti.

Cosa ha detto Schillaci al Tg1

In Italia il ministro Schillaci ha cercato di evitare allarmismi. Al Tg1 dell’11 maggio 2026 ha spiegato:

“Stiamo lavorando a una circolare per fare il punto e dare informazioni alle Regioni, nel rispetto della massima sicurezza, ma tranquillizzo che oggi in Italia non c’è nessun pericolo”. Il ministro ha poi aggiunto che l’hantavirus “è un virus che ha bassa contagiosità” e che le autorità italiane si sono “attivate subito. Siamo pronti, ma vogliamo tranquillizzare tutti”.

Nessun allarme per la popolazione italiana, ma applicazione rigorosa dei protocolli di sanità pubblica per evitare qualunque rischio di diffusione.

La circolare del ministero

Dopo l’intervento del ministro, il Ministero della Salute ha formalizzato le misure di prevenzione. Per i contatti ad alto rischio è prevista una quarantena fino a 42 giorni, cioè sei settimane, con sorveglianza quotidiana dei sintomi. Le indicazioni riguardano in particolare chi è stato a bordo della nave o chi è entrato in contatto stretto con casi confermati o probabili.

La circolare prevede anche il rafforzamento del contact tracing, il coinvolgimento degli uffici sanitari di frontiera e l’attivazione di una rete di laboratori per eseguire test molecolari in caso di sintomi compatibili. Ai contatti a rischio viene raccomandato l’isolamento, l’uso di una stanza separata, il distanziamento dai familiari e il monitoraggio costante da parte delle autorità sanitarie.

L’Italia osserva quattro persone

Nel nostro Paese l’attenzione si concentra su alcune persone già individuate dalle autorità sanitarie perché collegate indirettamente al focolaio. Si tratta di 4 soggetti che avrebbero viaggiato su un volo su cui era presente una passeggera poi deceduta per hantavirus. Al momento, secondo quanto riferito dal ministro, stanno bene, sono asintomatici e vengono seguiti dalle autorità sanitarie territoriali.

Anche in questo caso il principio è quello della prevenzione. Non si parla di casi confermati in Italia, ma di persone sottoposte a isolamento e sorveglianza per escludere ogni possibile sviluppo dell’infezione durante il periodo di incubazione.

Rischio basso, ma controlli stretti

La vicenda della Hondius conferma quanto sia complessa la gestione sanitaria dei viaggi internazionali. Una nave con passeggeri di decine di nazionalità diverse può trasformare un focolaio limitato in un problema multilaterale, con rimpatri, quarantene, tracciamenti e protocolli diversi da Paese a Paese.