Nel nostro resoconto relativo agli incidenti sul lavoro nella nostra Penisola, purtroppo ci troviamo ancora qui a raccontare di tragici episodi che, negli ultimi giorni, sono costati la vita ad alcuni lavoratori.
Tre braccianti morti nel veneziano
Sabato 9 maggio 2026, all’alba, tre braccianti di origini marocchine, Abdelghani Gari, 33 anni, El Arbi Saifi, 36 anni, e Yassin Mazi, 28 anni, hanno perso la vita a seguito di un incidente stradale che ha visto il loro furgoncino minivan ribaltarsi all’interno di un canale. La tragedia si è verificata in località Cà Lino, lungo l’Idrovia Sant’Anna di Chioggia, provincia di Venezia (Veneto).

Insieme alle vittime, si trovavano sul minivan anche altri sei lavoratori, che sono sopravvissuti. Come riferito dai vigili del fuoco di Venezia, la richiesta di soccorso è giunta dai Carabinieri, a seguito della segnalazione di un cittadino che aveva notato il mezzo finito nel canale. Sul posto hanno operato le squadre dei Vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere, con il supporto del nucleo regionale dei sommozzatori e dell’autogrù giunta da Mestre. Dopo il recupero del mezzo con l’autogru dei Vigili del fuoco, sono stati recuperati all’interno del veicolo i corpi senza vita dei tre braccianti.
L’incidente si è verificato in itinere, cioè durante il tragitto verso i campi dove le vittime lavoravano. Come riferito dal Corriere del Veneto, Abdelghani Gari era alla guida del furgone, anche se per lui era la prima volta e non conosceva bene la strada. Al suo posto avrebbe dovuto guidare un altro ragazzo, che però quella mattina non si è sentito bene ed è rimasto a letto.
Il sindaco di Chioggia, Mauro Armelao, proclamerà lutto cittadino nel giorno in cui si svolgeranno le cerimonie funebri dei tre braccianti morti a Ca’ Lino:
“Tre giovani vite spezzate improvvisamente rappresentano una ferita dolorosa per tutta Chioggia. Erano persone che, come ogni giorno, stavano andando a lavorare e costruire il proprio futuro. Oggi il dovere di tutti noi è quello del rispetto, del silenzio e della vicinanza umana verso chi sta vivendo una sofferenza immensa”.
I tre braccianti morti erano arrivati in Italia da pochi mesi, vivevano a Cavanella Po di Adria (Rovigo), all’interno del complesso tra via Dogana e via Pisacane. Avevano il permesso di soggiorno ed un contratto regolare di lavoro.
Altre tre vittime in Calabria
Anche la Calabria piange tre vittime sul lavoro che si sono verificate in poche ore tra venerdì 8 e sabato 9 maggio 2026.
Di Fabio Cananzi, 46enne che ha perso la vita ad Anoia (Reggio Calabria) cadendo dal tetto di un’abitazione in ristrutturazione, vi abbiamo già raccontato.
A lui, purtroppo, si è aggiunto F.N., 53enne di Reggio Calabria, morto a Francavilla Angitola (Vibo Valentia), dove stava lavorando nell’appalto della Regione Calabria per il ripristino e la riattivazione di un depuratore. Il camion con gru che utilizzava si è ribaltato per motivi da appurare, schiacciandolo e poi prendendo fuoco. Il 53enne è morto sul posto. L’inchiesta aperta punta sullo stato del camion e sulle procedure di sicurezza nel cantiere.
Nel lido di Paola (Cosenza), infine, è deceduto un operaio 23enne di origini senegalesi, schiacciato dal cedimento di una colonna in cemento. L’incidente è avvenuto durante le operazioni di traino di una piattaforma per le docce in uno stabilimento balneare. La vittima, è emerso, non era regolarmente assunta dal titolare della struttura per il quale stava effettuando lavori di l’allestimento in vista dell’imminente stagione turistica. Il 23enne si trovava nella città di San Francesco ospite di una struttura di accoglienza per migranti. Gli accertamenti sul decesso sono svolti dal personale del commissariato di Paola della Polizia di Stato, coordinati da Domenico Fiordalisi, a capo della Procura della Repubblica di Paola che indaga per omicidio colposo.
“Non ci rassegniamo alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare. Non possiamo stare in silenzio. E non basta un grido d’allarme. Serve un processo legislativo serio, responsabile e partecipato. Non vogliamo scorciatoie – ha dichiarato Mariaelena Sense, segretaria generale della Uil Calabria – Non possiamo parlare di lavoro dignitoso in una regione dove si continua a morire. Abbiamo un problema drammatico e persistente. Si tratta, spesso, di precarietà, di assenza di controlli, di formazione inadeguata, di filiere degli appalti che diventano catene di responsabilità spezzate, dove a rimetterci è sempre l’anello più debole: il lavoratore”.
Operaio travolto da un blocco di cemento
Anche nella giornata di lunedì 11 maggio 2026, a Spresiano, provincia di Treviso (Veneto), un grave infortunio sul lavoro si è verificato all’interno di uno stabilimento situato in via Senatore Fabbri. Un operaio è rimasto ferito dopo essere stato travolto da un blocco di cemento che, secondo le prime ricostruzioni, si sarebbe sganciato improvvisamente da un sistema di sollevamento durante una fase di movimentazione dei materiali.
La centrale operativa del Suem 118 ha inviato sul posto i sanitari insieme all’elisoccorso. Il personale medico ha prestato le prime cure stabilizzando il lavoratore direttamente all’interno dell’area industriale, prima di procedere al suo trasferimento d’urgenza verso il pronto soccorso dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso per accertamenti diagnostici approfonditi.
Le condizioni dell’operaio sono apparse gravi a causa della dinamica dello schiacciamento, ma i medici hanno successivamente confermato che il paziente non si trova in pericolo di vita. Il lavoratore ha riportato diversi traumi localizzati ma è rimasto cosciente durante tutte le fasi del soccorso. Oltre ai carabinieri della stazione locale, sono intervenuti i tecnici dello spisal dell’azienda sanitaria per eseguire i rilievi necessari a fare piena luce sull’accaduto.
Tre vittime in terreni agricoli
Altre tre vittime, tra Veneto e Campania, sono state registrate sabato 9 maggio 2026.
Leandro Agostinetto, 89enne viticoltore di Valdobbiadene (Treviso), è morto trascinato in un dirupo da un vecchio trattore Fiat andato fuori controllo. La macchina agricola, a quel che sembra non frenata, sarebbe stata sbilanciata dal peso di una benna, impennandosi e scivolando nel burrone sulla strada dei Fagher. Rotolando, il trattore si è schiantato contro un albero e Agostinetto è stato sbalzato fuori e schiacciato, morendo sul colpo.
Giannino La Ragione, 73enne di Montemiletto (Avellino), è morto per il ribaltamento del trattore sul quale stava lavorando in un suo terreno. V.L., 86enne agricoltore di Puglianello (Benevento), è stato trovato analogamente senza vita in un suo terreno.
Caduta da nove metri
Sempre sabato 9 maggio 2026, a Monte San Giovanni Campano, provincia di Frosinone (Lazio), un operaio 50enne è caduto da circa nove metri di altezza mentre stava lavorando su un fabbricato.
A seguito della caduta, sul posto è intervenuta l’eliambulanza che ha trasportato il 50enne all’ospedale San Camillo di Roma. L’operaio ha rimediato un trauma cranico e diverse emorragie. Le sue condizioni sono critiche. I Carabinieri indagano sulla dinamica dell’accaduto.
Contadino ferito dal trattore
A Scena, provincia di Bolzano (Trentino Alto Adige), un agricoltore 46enne si è ferito col trattore nella giornata di domenica 10 maggio 2026. Stava lavorando in un prato, quando, per cause ancora da chiarire, ha perso il controllo del mezzo e ha urtato un muretto.
Il trattore si è ribaltato, finendo nel pendio sottostante. Sul posto sono arrivati subito i vigili del fuoco e le squadre del soccorso medico, che hanno prestato le prime cure: hanno dovuto intubare il 46enne prima di poterlo trasferire in ospedale con il Pelikan 1.
Bimbo di sei anni travolto dal muletto guidato dal papà
Non è un incidente sul lavoro, ma una tragedia avvenuta nel piazzale di un’azienda quella che si è verificata scorso venerdì 8 maggio 2026, a Sedico, provincia di Belluno (Veneto).
Lucas De March, bambino di 6 anni, ha perso la vita travolto da un muletto guidato dal padre Gabriele, titolare della ditta di famiglia.
Come riferito dal Gazzettino, quando il padre si è reso conto dell’accaduto ha subito dato l’allarme. Sul posto sono arrivati in pochi minuti gli operatori del Suem 118, i vigili del fuoco, la polizia e successivamente anche il personale dello Spisal dell’Ulss 1 Dolomiti, ora incaricato degli accertamenti sul mezzo e sul rispetto dei parametri di sicurezza. Era stato allertato anche l’elicottero Falco, ma per Lucas non c’era ormai più nulla da fare. Ora il fascicolo è nelle mani del pubblico ministero Simone Marcon che nelle prossime ore formalizzerà l’apertura di un procedimento per omicidio colposo a carico del padre del bambino, atto dovuto e passaggio tecnico inevitabile per consentire tutti gli approfondimenti necessari a chiarire la dinamica della tragedia. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire con precisione i movimenti del mezzo, la posizione del bambino e le condizioni in cui si stava svolgendo la manovra fatale. Il muletto è stato posto sotto sequestro e saranno effettuate tutte le verifiche del caso sul funzionamento del veicolo.
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