Un altro grave episodio di violenza contro una donna scuote l’Italia a meno di 24 ore da un femminicidio avvenuto a Piacenza. Nel pomeriggio di sabato 9 maggio 2026, una 44enne è stata aggredita a martellate dall’ex marito mentre si trovava a bordo di un autobus di linea nel Comune di Stroncone, provincia di Terni (Umbria).
La vittima, originaria del Marocco e impiegata come badante nella zona, è stata colpita all’altezza della frazione di Santa Lucia. L’uomo è poi riuscito a fuggire (in copertina: immagine Tgr Umbria).
Aggressione sul bus
Secondo le prime ricostruzioni, i due si erano separati da tempo. Dopo aver lavorato a Trieste, l’ex marito era tornato nel Ternano circa un mese fa, iniziando a perseguitare e aggredire l’ex moglie.
La 44enne aveva denunciato le violenze e nei confronti dell’uomo era stato disposto il braccialetto elettronico dopo un processo per direttissima.
Sabato l’aggressore avrebbe seguito l’ex compagna fino all’autobus e, una volta salito a bordo, l’avrebbe colpita ripetutamente con un martello.
La fuga dell’uomo
Determinante l’intervento dell’autista del mezzo, una giovane donna che ha immediatamente fermato il bus e aperto le porte.
L’aggressore è riuscito così a dileguarsi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. I Carabinieri hanno recuperato il martello utilizzato nell’attacco e avviato una vasta caccia all’uomo su tutto il territorio circostante, coordinata dalla Procura di Terni.
Condizioni della vittima
La donna è stata soccorsa dal personale sanitario e trasferita d’urgenza con l’elisoccorso Nibbio all’ospedale Santa Maria di Terni.
Le sue condizioni sono apparse subito gravi e la 44enne è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico.
Il sindaco di Stroncone, Giuseppe Malvetani, ha definito l’accaduto “un fatto gravissimo che scuote la piccola comunità”, esprimendo vicinanza alla vittima e confidando nel rapido arresto dell’uomo.
Dubbi sul dispositivo
Gli investigatori dovranno ora chiarire perché il braccialetto elettronico applicato all’aggressore non abbia impedito l’ennesimo episodio di violenza.
L’inchiesta punta a ricostruire nel dettaglio gli spostamenti dell’uomo e a verificare eventuali anomalie nel sistema di controllo previsto dalla misura cautelare.
Femminicidio a Piacenza
Nel pomeriggio di venerdì 8 maggio 2026 un’altra tragedia familiare si è consumata a Piacenza (Emilia Romagna), dove Milena Vitanov, 56 anni, è stata trovata morta nella propria abitazione in un quartiere popolare della periferia cittadina.
A lanciare l’allarme al 112 è stato il marito, Hako Vitanov, che avrebbe confessato l’omicidio della consorte prima di fuggire. L’uomo è stato rintracciato poche ore dopo nei pressi del cimitero cittadino mentre tentava un gesto estremo.
I soccorritori del 118, insieme ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri, sono entrati nell’appartamento passando da una finestra dopo aver trovato la porta chiusa dall’interno. Il corpo della donna è stato rinvenuto nella sala dell’abitazione con una ferita alla nuca.
Accanto al cadavere è stato recuperato un coltello, ritenuto la probabile arma del delitto. Gli accertamenti della Scientifica hanno evidenziato anche lesioni agli arti superiori della vittima, compatibili con un tentativo di difesa.
Secondo quanto emerso, prima della fuga il sospettato aveva accompagnato due dei quattro figli della coppia a casa di un parente. La Procura di Piacenza ha disposto l’autopsia e il sequestro dell’abitazione per chiarire il movente e ricostruire con precisione la dinamica dell’omicidio.