L'ENNESIMO

Femminicidio a Piacenza: il marito dà l’allarme e poi fugge, ma viene arrestato

Fermato un cittadino macedone nei pressi del cimitero cittadino dopo il ritrovamento del corpo della consorte

Femminicidio a Piacenza: il marito dà l’allarme e poi fugge, ma viene arrestato

L’allarme è scattato nel pomeriggio di venerdì 8 maggio 2026, quando una telefonata al 112 ha segnalato il decesso di una persona di 56 anni all’interno di un’abitazione in un quartiere popolare alla periferia di Piacenza. L’autore della chiamata, Hako Vitanov, ha confessato l’assassinio della consorte, Milena Vitanov, prima di allontanarsi dal luogo del delitto. La fuga del sospettato è terminata dopo poche ore nei pressi del cimitero cittadino, dove i militari lo hanno rintracciato mentre tentava un gesto estremo.

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La dinamica del delitto e l’intervento delle autorità

L’aggressione si è consumata al sesto piano di un condominio di edilizia popolare. Intorno alle 15:30, i soccorsi del 118 sono giunti sul posto unitamente ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri del Comando provinciale. Poiché la porta d’ingresso risultava serrata, le forze dell’ordine sono penetrate nell’appartamento attraverso una finestra. All’interno della sala è stato rinvenuto il corpo esanime della vittima, riverso a terra con una ferita dietro la nuca. Accanto al cadavere è stato recuperato un coltello, probabile arma del delitto.

Il tentativo di fuga e il fermo del sospettato

Prima di far perdere le proprie tracce, il cittadino macedone aveva accompagnato due dei quattro figli della coppia presso la residenza di un parente nelle vicinanze. Le ricerche, coordinate dalla Procura di Piacenza, si sono concentrate sulle aree limitrofe, portando al rintracciamento del fuggiasco dopo circa due ore. L’indagato presentava ferite compatibili con un tentato suicidio ed è stato immediatamente bloccato e medicato prima del trasferimento in caserma per l’interrogatorio formale.

Le indagini e l’esame autoptico

I rilievi della Scientifica proseguiti per l’intera serata hanno evidenziato la presenza di lesioni sugli arti superiori della defunta, segni che suggeriscono un disperato tentativo di difesa durante l’aggressione. Il magistrato di turno ha già disposto l’autopsia per stabilire con precisione l’orario del decesso e la natura letale dei fendenti ricevuti. Attualmente l’immobile è stato posto sotto sequestro giudiziario per consentire ulteriori accertamenti tecnici volti a chiarire il movente dell’atto violento.

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