Il termine coniato, già di per sé, fa ridere… le “trumpate”, per indicare le azioni o le idee più o meno strampalate o suggestive che il vulcanico presidente degli Stati Uniti Donald Trump “partorisce” quotidianamente specie in questo suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Ecco perché proprio per l’imprevedibilità del personaggio, ancor più accentuata in questa sua nuova presidenza, prevedere le “trumpate” si presenta sempre come un “esercizio” rischioso: un po’ come cercare di anticipare il finale di una serie che cambia sceneggiatura a metà episodio.
Prevedere le “trumpate”, ci provano perfino gli analisti delle banche
Eppure, specie in un delicato contesto geopolitico come quello attuale, qualcuno ci sta provando sul serio.
Secondo un’analisi della Deutsche Bank, esisterebbe un modo per intuire quando Donald Trump sta per fare marcia indietro — o, per dirla con l’ironia dei mercati, quando arriva il momento dell’ormai famigerato “Taco” (“Trump always chickens out”, “Trump fa sempre marcia indietro”).
Fatto sta che, dopo che il Financial Times ha reso popolare questo acronimo, ora entra in scena un nuovo strumento: il “Pressure Index”.
L’idea è semplice quanto ambiziosa — mettere insieme una serie di indicatori per capire quando la pressione politica ed economica diventa tale da spingere la Casa Bianca a cambiare linea.
Le contromisure per “capire” Trump: il pressure index
Gli ingredienti dell’indice sono a dir la verità anche piuttosto concreti.
Pensiamo ad esempio al livello di consenso del presidente nel breve periodo, le aspettative di inflazione dei consumatori, l’andamento della borsa americana (in particolare lo S&P 500) e i rendimenti dei titoli di Stato Usa, i cosiddetti Treasury.
Quando questi fattori iniziano a muoversi tutti nella direzione sbagliata, il messaggio è chiaro: la pressione sale, e con essa la probabilità di una correzione di rotta.
Lo strumento di analisi: le esperienze pregresse di come si è mosso il presidente
E per calibrare al meglio potenziali scenari, analisti e osservatori economico finanziari, si rifanno all’esperienza di questi ultimi mesi.
In fondo, il copione è ormai familiare. Prima arriva l’annuncio muscolare — spesso via social, magari nel fine settimana quando i mercati sono chiusi — poi la reazione degli investitori, e infine una posizione più morbida non appena le tensioni iniziano a farsi sentire davvero.
Una dinamica già vista più volte, soprattutto sul terreno dei dazi.
Il mondo sotto scacco sui temi più attuali, le contromisure
Non è solo una questione di stile comunicativo, ma anche di calcolo politico.
Il tema dei prezzi dell’energia, ad esempio, resta centrale: quando benzina e diesel salgono troppo, il rischio di contraccolpi elettorali diventa concreto.
Non a caso, tra minacce e aperture improvvise, il messaggio oscilla spesso insieme al prezzo del petrolio.
Ecco allora che il “Pressure Index”, sviluppato dallo strategist Maximilian Uleer, prova dunque a trasformare questa imprevedibilità in qualcosa di leggibile.

Più l’indice sale, più cresce la probabilità di un aggiustamento — o di una “giravolta”, per dirla senza tecnicismi con il paradosso che gli analisti contano di affidarsi a un indicatore, un grafico, per prevedere l’imprevedibile.