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Studio italiano

Per i guariti dal Covid-19 una sola dose di vaccino potrebbe bastare

La risposta anticorpale dopo una sola dose è significativamente più alta rispetto a quella ottenuta dopo due dosi nei soggetti mai colpiti dal virus. Anche dopo dieci mesi dal contagio.

Top News 29 Giugno 2021 ore 11:03

Lo studio tutto italiano che - come racconta Prima Verona è stato condotto dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar ed è in corso di revisione sulla rivista Clinical Microbiology and Infection - ha dimostrato che negli operatori sanitari con precedente infezione da Covid-19, la risposta anticorpale dopo una sola dose di vaccino è significativamente più alta rispetto a quella ottenuta dopo due dosi negli operatori mai colpiti dal virus. Anche dopo dieci mesi dal contagio, ovvero il tempo intercorso dai primi operatori contagiati alla conclusione dello studio.

Covid-19, ai guariti può bastare una sola dose di vaccino

Per non sprecare preziose dosi di vaccino, i ricercatori del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia, coordinati dal professor Zeno Bisoffi, invitano perciò a vaccinare con una sola dose chiunque abbia avuto il Covid-19, sebbene l’infezione sia avvenuta oltre i 6 mesi prima, limite finora raccomandato dal Ministero della Salute, oltre il quale è indicato il richiamo. Lo studio è stato condotto fra gennaio e marzo 2021, quando circa 2000 operatori sanitari dell’ospedale veronese sono stati sottoposti alla vaccinazione anti-Covid con Pfizer-BioNTech.

I dati raccolti

Agli aderenti sono stati dosati gli anticorpi contro SARS-CoV-2 al momento della prima e della seconda dose e poi una terza volta dopo 2/3 settimane dall’ultima inoculazione. Bisoffi, che è anche professore associato all’Università di Verona ha spiegato:

“Abbiamo dosato varie classi di anticorpi e in special modo gli anticorpi IgG quantitativi che comprendono quelli neutralizzanti ovvero gli anticorpi che con una certa approssimazione misurano la risposta al vaccino. Dei 1935 partecipanti, 232 avevano una storia di infezione documentata: proprio in quest’ultimi il titolo anticorpale medio dopo una sola somministrazione di vaccino era significativamente più alto rispetto a quello rilevato in chi non aveva mai contratto il virus e aveva ricevuto due dosi di vaccino. Questo conferma le osservazioni di altri ricercatori ma su numeri inferiori e corrobora la decisione di procedere con un’unica somministrazione in chi ha già avuto il Covid-19”.

A oggi però questa scelta è stata limitata ai 6 mesi dopo l’infezione: nei casi in cui sia trascorso più tempo viene prevista una seconda dose di vaccino, come accade per chi non ha mai incontrato il virus. I dati raccolti dai ricercatori veronesi dimostrano che la seconda dose non è necessaria, anzi a tal proposito Bisoffi ha puntualizzato:

“Con sorpresa abbiamo osservato che la risposta anticorpale era tanto più forte quanto più tempo era trascorso dall’infezione; la risposta è più consistente anche in chi è più giovane, nelle donne e in chi ha avuto un Covid-19 con sintomi. Tutto ciò indica che una singola dose di vaccino a mRNA è comunque sufficiente in chi ha contratto il nuovo Coronavirus indipendentemente dal tempo trascorso dall’infezione. Considerando che non possiamo permetterci di sprecare preziose dosi di vaccino – conclude l’infettivologo - il criterio della vaccinazione monodose soltanto entro i 6 mesi dal contagio potrebbe essere rivisto per far sì che chi ha avuto Covid-19 riceva un’unica dose, sempre. L’obiettivo adesso è verificare questi dati in una popolazione che sia stata vaccinata dopo tempi ancora più lunghi dall’infezione, per corroborare ulteriormente l’indicazione”.

Attenendosi a questo studio, quindi, le raccomandazioni del Ministero della Salute di eseguire una sola dose di vaccino in chi ha avuto Covid-19 non oltre i 6 mesi dall'infezione, trascorsi i quali è prevista una seconda dose, potrebbero essere riconsiderate. E' sempre bene tenere a mente, però, che per orientare decisioni di questa portata ha un peso anche il campione statistico delle persone analizzate, che deve essere significativo. Ad ogni modo i dati veronesi offrono un importante spunto di riflessione, anche in considerazione del fatto che la risposta anticorpale si è mostrata tanto più forte quanto più tempo era trascorso dall'infezione, fino a oltre dieci mesi. L'obiettivo adesso è verificare questi dati in una popolazione che sia stata vaccinata dopo tempi ancora più lunghi dall'infezione.